SPETTACOLO, teatro. Roma, Fortezza Est: La singolarità, ovvero individui apparentemente normali

Venerdì 23 e sabato 24 gennaio 2026 alle ore 20:30 in scena nel teatro al quartiere romano di Tor Pignattara lo spettacolo del giovane collettivo Algo Ceiba, scritto da Riccardo Tabilio, messo in scena da Dario Aita ed Elena Gigliotti e interpretato da Nadia Fin, Gabriele Ratano e Francesco Savino, per le musiche di Tommaso Grieco. La storia narrata affonda le radici nel teatro documentario e intende dare voce a un tema diffuso ma ancora sommerso, quello del disturbo da accumulo clinicamente noto come disposofobia

Roma 22 gennaio 2026 – Sul palcoscenico di Fortezza Est, in Via Francesco Laparelli 62 nel quartiere romano di Tor Pignattara, è andata in scena in prima assoluta ieri sera alle otto e mezza e sarà in replica oggi e domani (venerdì 23 e sabato 24 gennaio 2026) “La singolarità”, spettacolo del collettivo Algo Ceiba per la drammaturgia di Riccardo Tabilio.

LA SINGOLARITÀ

Si tratta di una rappresentazione concepita nell’ambito del Labor Work Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini grazie al sostegno fornito da DiSCo Lazio e dalla Regione Lazio, lavoro già insignito di una menzione speciale al Premio di drammaturgia Omissis 2025, e messo in scena per la prima volta nella sua forma compiuta a Fortezza Est dopo aver vinto Pillole 2025, bando di Fortezza Est in collaborazione con la Fondazione Yana Cini. Attraverso di esso viene posto un interrogativo: gli oggetti sono in grado di riempire un vuoto? Da tale domanda ha origine La Singolarità, progetto teatrale che affonda le sue radici nel teatro documentario che intende dare voce a un tema urgente, diffuso e ancora sommerso, quello del disturbo da accumulo, clinicamente noto come disposofobia. Attraverso un’indagine profonda, che intreccia esperienze individuali e analisi sociale, lo spettacolo evidenzia la fragilità umana celata dietro montagne di oggetti, rifiuti, vestiti abbandonati e pile di giornali ingialliti.

DISPOSOFOBIA: IL DISTURBO DA ACCUMULO

Non è soltanto la storia delle persone che accumulano, ma anche di una società intera che di fronte alla vertigine del vuoto e della perdita cerca rifugio circondandosi di oggetti. Ispirato da testimonianze reali, “La Singolarità” narra di individui che conducono una esistenza apparentemente normale, muovendosi nel mondo alpari di chiunque altro, tuttavia, una volta rientrati nelle loro case, si immergono in ambienti saturi di cose, oggetti inutili, cibo avariato, residui di vite precedenti. Tutto ciò che conservano costituisce una memoria, dunque nulla può venire gettato via, poiché ognuno di quegli elementi è carico di un valore simbolico che sfugge al giudizio logico. La perdita di un oggetto è la perdita di una parte di sé stessi. Il trauma, la solitudine, l’abbandono, la morte, ogni angoscia viene anestetizzata in una strategia profondamente umana. Gli autori de “La Singolarità” non intendono raccontare la patologia in modo né clinico e neppure pietistico, semmai renderla specchio della condizione contemporanea, quella di una società che rimuove la fine, che teme la mancanza e che si definisce attraverso il possesso.

INDIVIDUI APPARENTEMENTE NORMALI

L’accumulo diviene così un sintomo collettivo, il bisogno di avere (cose, storie, ricordi, immagini, dati), il modo attraverso cui si manifesta la paura di non esistere. Essi sono quindi ciò che possedono e, finché accumuleranno esisteranno. Da qui il titolo: appunto “La Singolarità”, punto limite, non solo fisico bensì esistenziale, oltre il quale ogni cosa collassa, si deforma e cambia natura. «La costruzione del progetto – illustrano dal collettivo Algo Ceiba – si fonda su una ricerca di tipo antropologico e performativo condotta in diverse città tra il gennaio e il maggio del 2025 attraverso interviste a psicologi, figli di soggetti affetti da disposofobia, imprese di pulizie specializzate, e racconti di vita quotidiana. Da questo complesso di materiali è nato un dispositivo teatrale che non vuole mimetizzare la realtà, ma testimoniarla».

INFO

Aiuto regia Gianluca Fischetto, coreografia di Luca Piomponi, musiche originali di Tommaso Grieco, luci di Chiara Saiella; uno spettacolo del collettivo Algo Ceiba per la drammaturgia di Riccardo Tabilio; messa in scena di Dario Aita ed Elena Gigliotti; con Nadia Fin, Gabriele Ratano e Francesco Savino; realizzato nell’ambito del Labor Work Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio; progetto vincitore bando Pillole #tuttoin12minuti 2025 realizzato da Fortezza Est in collaborazione con la Fondazione Yana Cini; menzione speciale Premio Omissis 2025.

Fortezza Est: via Francesco Laparelli 62, Roma (quartiere Torpignattara);

orario inizio spettacoli: 20:30;

info e prenotazioni: prenotazionifortezzaest@gmail.com,

+393298027943 (Whatsapp),

+393494356219(Whatsapp),

www.fortezzaest.com

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