CINEMA, eventi e testimonianze. Scorsese, Pasolini e il senso del sacro

Il noto regista americano ha conosciuto i film di Pasolini attraverso le proiezioni nei cineforum di New York negli anni negli anni Sessanta. Da studente di cinema era infatti solito mantenersi aggiornato su quella che ha definito la «New wave europea», in particolare le opere del grande schermo francesi e italiane. In un incontro che ha avuto luogo a Roma egli ha inoltre affrontato i temi degli «ultimi» e del rapporto dell’essere umano con violenza, sovente rappresentato sia nelle sue opere che in quelle dell’intellettuale italiano

Roma, 28 dicembre 2025; a cura di di Gianfranco Tomei, docente e ricercatore in Psicologia, oltreché Mental Coach – L’incontro sul tema Scorsese, Pasolini e il senso del sacro nel Vangelo secondo Matteo ha avuto luogo nella Sala Borgna dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone a Roma, il 5 dicembre scorso e a esso vi hanno preso parte, oltre al noto regista americano anche padre Antonio Spadafora, suo amico e consigliere spirituale.

MARTIN SCORSESE E LA «NEW VAWE EUROPEA»

Martin Scorsese, che è intervenuto in video collegamento dalla sua casa negli Stati Uniti, ha espresso la propria ammirazione nei confronti di Pier Paolo Pasolini. Egli ha affermato di aver conosciuto i film del regista italiano attraverso le proiezioni nei cineforum di New York negli anni negli anni Sessanta. Da studente di cinema era infatti solito mantenersi aggiornato su quella che ha definito la «New vawe europea», in particolare le opere del grande schermo francesi e italiane. Ha inoltre raccontato che da bambino soffriva di asma e vedeva i suoi amici andare a giocare nel quartiere mentre lui era costretto a letto a osservarli dalla finestra: ebbe quindi presto conoscenza della sofferenza. Per questa ragione, una volta giovane studente gli venne l’idea di girare un film sulla vita di Gesù, che però fosse ambientato in quei luoghi del Bronx e dei Queens, quartieri della Grande Mela che lui bene conosceva, fra drogati, barboni e prostitute.

IL VANGELO SECONDO MATTEO

Poi, però, quando in un cineclub vide “Il Vangelo secondo Matteo” comprese che quel film era già stato fatto. L’opera cinematografica di Pasolini venne ambientata in un’ipotetica Giudea (seppure la maggior parte delle scene furono girate a Matera, in Basilicata), ma quel modo di muovere la cinepresa, quel cinema verité fatto con la macchina a mano, quei volti scavati, furono per lui l’esatto opposto dei film religiosi magniloquenti prodotti a Hollywood, dunque, proprio il modo in cui egli avrebbe voluto girare il suo film. Ne restò estasiato e abbandonò l’idea del lungometraggio sul Messia, salvo poi riprenderla alcuni anni dopo, nel 1988, quale base per la realizzazione de “L’ultima tentazione di Cristo”. Scorsese ha quindi citato un altro film di Pasolini dal quale rimase colpito, si tratta di “Accattone”. Nel corso dell’incontro del 5 dicembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma ha sottolineato che, malgrado avesse come protagonista un magnaccia (pimp in americano), si è comunque rivelato un personaggio con una propria dignità e una sua personalità, quasi la vita di un moderno santo anacoreta.

ULTIMI DELLE TERRA: MEMORIE DAL SOTTOSUOLO E DOSTOEVSKIJ

Il suo “Taxi driver”, sceneggiato da Paul Schraeder, si pone come una versione moderna di “Accattone”, poiché in buona parte entrambi i soggetti fanno riferimento al romanzo “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij. Dal canto suo, padre Spadafora ha parlato di un suo incontro avuto con Leone XIV, durante il quale il Pontefice gli ha illustrato il concetto di pietà per gli ultimi della Terra, che a suo avviso «deve prevalere su tutto». Scorsese ha poi raccontato di come molti dei suoi film siano pieni di peccatori, di personaggi cattivi, mafiosi, uomini assetati di soldi e di potere, però anche di uomini in crisi che sono desiderosi di assoluto e in cerca di religiosità. Al riguardo, padre Spadafora ha citato “Silence”, pellicola tra le meno conosciute di quelle del maestro americano, che affronta il tema dei missionari cristiani in Cina e Giappone. E qui, il regista fa di nuovo riferimento a Dostoevskji, a “I Demoni” e ai “Fratelli Karamazov”, riconducendo a quel senso di assoluto che pervade queste opere letterarie, affermando che per molto tempo nella sua famiglia di italoamericani trapiantati si è un po’ sentito come il principe Myskin, ovvero l’Idiota, richiamando quindi l’altro celebre romanzo dello scrittore russo.

LA VIOLENZA CONNATURATA ALL’ESSERE UMANO

Per molto tempo durante l’adolescenza, Scorsese a causa dell’ambiente ambiguo nel quale si è formato, si è trovato di fronte a un bivio: prendere i voti e fare il sacerdote oppure il gangster. Alla fine la sua salvezza è stata quella di fare l’artista, il regista. In conclusione dell’evento padre Spadafora gli ha poi chiesto del rapporto fra religiosità, violenza e potere nell’America di oggi. Il regista ha risposto che «oggi i politici parlano di cristianesimo per ottenere voti, come puro argomento di facciata», sottolineando come la violenza che lui ha raccontato attraverso i personaggi dei suoi film sia qualcosa di «connaturato all’uomo», dunque «non è possibile fare finta che non sia così» e che «anche Pasolini ha raccontato di uomini che non erano soltanto o buio o luce», concludendo che «in tempi dove la guerra ritorna a fare capolino, solo l’amore per Cristo, il costante ritorno al suo esempio può far sì che il genere umano sopravviva».

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