Damasco, 22 dicembre 2025 – In giornata formazioni delle Forze democratiche siriane (SDF), alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache sostenute dagli Stati Uniti d’America, hanno ingaggiato combattimenti contro unità dell’esercito siriano nei quartieri a maggioranza curda della città di Aleppo. Nel corso dei bombardamenti, che sarebbero stati effettuati con mortai e lanciarazzi, ha perso la vita un civile.
COMBATTIMENTI AD ALEPPO
Da Damasco il ministero degli Interni ha al riguardo reso noto che le formazioni armate curde avrebbero attaccato il personale governativo di guardia presso i posti di blocco congiunti allestitit nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh, la medesima fonte aveva in precedenza riferito che due militi delle forze governative, tre appartenenti alla protezione civile e diversi civili erano rimasti feriti a seguito dei combattimenti. Dal canto loro, le SDF hanno invece accusato dell’attacco alcune «fazioni affiliate al governo ad interim». Nel corso della giornata in supporto alle formazioni governative sono intervenuti anche mezzi corazzati. Il cessate il fuoco ad Aleppo, città teatro di un lungo e sanguinoso assedio durante la guerra civile, era in vigore dallo scorso mese di ottobre. Attualmente la città è amministrata dalle nuove autorità siriane che hanno assunto il potere nel Paese a seguito della caduta del regime baathista degli Assad nel dicembre del 2024.
LE ROCCAFORTI CURDE DI SHEIKH MAQSOUD E ASHRAFIYEH
Tuttavia, i quartieri Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh sono rimasti sotto il controllo delle milizie curde delle SDF e alle forze di sicurezza interne curde Asayish, questo malgrado le SDF si siano formalmente ritirate da quei luoghi in aprile sulla base dell’accordo di disimpegno raggiunto con il governo di Damasco. Intanto, dalla capitale siriana la Turchia fa sentire la sua voce intervenendo pubblicamente sulla questione curda attraverso il proprio ministro degli esteri Hakan Fidan, che, a margine del suo incontro con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, ha dichiarato che «le SDF guidate dai curdi non intendono integrarsi nello stato siriano», poiché esse «non hanno alcuna intenzione di onorare l’impegno di integrarsi nelle forze armate dello Stato siriano entro la scadenza concordata per fine anno». Ankara considera le SDF, che controllano ampie zone della Siria nordorientale, un’organizzazione terroristica e minaccia di intraprendere azioni militari qualora non rispetteranno i termini dell’accordo.
«AUT AUT DI ANKARA»
Al riguardo Fidan è stato chiaro: «La Turchia spera di evitare il ricorso ad azioni militari contro le SDF, ma la pazienza sta per esaurirsi. Le SDF stanno conducendo alcune delle loro operazioni in coordinamento con Israele e questo è un ostacolo ai negoziati in atto». Ankara accusa le SDF di «temporeggiare» in vista della scadenza di fine anno, mentre ad avviso dei turchi Israele starebbe facendo ricorso «a politiche destabilizzanti in Siria, ingenerando rischi per la sicurezza nel Paese». Nella sua visita a Damasco, il ministro degli esteri turco era accompagnato dal ministro della Difesa e dal direttore dell’intelligence. Ankara ritiene una minaccia alla propria sicurezza la presenza delle SDF lungo i suoi confini meridionali e conseguentemente esercita forti pressioni sul governo siriano affinché garantisca lo scioglimento delle SDF e l’interruzione della sua catena di comando. Damasco si dice disposta ad assorbirne la forza combattente riorganizzando i cinquantamila miliziani del gruppo in tre divisioni articolate in diverse brigate, decapitando però la catena di comando e immettendo nel territorio controllato dalle SDF altre unità dell’esercito siriano.



