Pescara, 5 dicembre 2025; a cura di Dante Marianacci – È di molta attualità, con l’imperversare sui giornali della storia dei bambini del bosco di Palmoli, e dell’inevitabile tema dei rapporti dell’uomo con la natura e con l’ambiente, la piacevole e intrigante mostra “Semi di pace: coltivare il giardino interiore” del sulmonese Claudio Del Signore, allestita nella Maison des Arts della Fondazione Pescarabruzzo, esposizione conclusasi domenica, 30 novembre.
SEMI DI PACE
Opere ricche di colori forti e vivaci che ci conducono attraverso le immagini a seguire un viaggio tutto interiore, di soggettivo isolamento nelle pieghe dell’animo umano, che vuole rappresentare «un invito – come scrive l’artista nel catalogo bilingue che l’accompagna – a riscoprire il potere che risiede dentro di noi. A creare un luogo di pace dove poter sempre tornare, indipendentemente da ciò che accade fuori». Bella utopia, almeno all’apparenza. Ma come si realizza? Lui, Del Signore, noto regista televisivo e documentarista oltreché eccellente artista, lo fa proponendoci una apprezzabile serie di dipinti di vario formato, splendente di colori e di inquiete suggestioni.
INQUIETE SUGGESTIONI
Sono poi i critici a spiegarci meglio, attraverso gli scritti pubblicati nel catalogo, il significato della mostra. Per Nicola Mattoscio, presidente della Fondazione Pescarabruzzo, si tratta di «un invito al rinnovamento, inteso come ricostruzione di sé in armonia con il mondo circostante». Ivan D’Alberto, ci informa che «l’autore si racconta attraverso un percorso espositivo molto articolato, che si muove su livelli diversi: uno più intimo e personale, dove la connessione con la cultura psicoanalitica è molto profonda, l’altro più manifesto, con forti rimandi alla situazione internazionale del conflitto israelo-palestinese». Il giardino, nella sua ricerca artistica «è, sì uno spazio da ritagliare dentro ognuno di noi, ma anche un luogo fisico al di fuori di ognuno di noi: è l’ambiente in cui viviamo, sono le città in cui lavoriamo, i contesti sociali con cui ci confrontiamo quotidianamente; sono i piccoli “giardini” o, meglio, i piccoli “orti” che dovrebbero espandersi per offrire spazio anche ad altri per vivere la propria esistenza in un luogo sereno e di pace».
GIARDINI INTERIORI
Per Giuseppe Di Natale, che ha firmato il terzo contributo, il giardino interiore serve «non solo a creare uno spazio dove ognuno di noi può trovare quella pace che il mondo ormai sembra non offrire più, ma soprattutto a renderci consapevoli degli orrori delle guerre e di conseguenza a prendere una posizione decisa, politica, senza esitazione alcuna». Infine Gianni Giovannetti, che vede in Del Signore «un esteta interprete di ciò che vede, che riesce quasi sempre a richiamare attenzione, complicità e raccoglimento». Un raccoglimento che si accompagna, nel coltivare il nostro giardino interiore, con i cicli della natura: l’autoconsapevolezza, innanzitutto, la potatura (eliminare il superfluo), la semina (nutrire il positivo), l’irrigazione (prendersi cura delle emozioni), la protezione (stabilire i confini), infine la pazienza e la fiducia. Tutto questo per aiutare a districarci nel contraddittorio groviglio di emozioni, che coinvolgono profondamente anche l’aspetto agreste della nostra memoria. Tra la luce e il nero, o il giallo, che è anche amore, con un mare e un cielo che sembrano infiniti e ci portano oltre il giardino, nel colorato ignoto che si agita dentro tutti noi.


