Roma, 29 novembre 2025; a cura di Giuseppe Morabito, generale dell’Esericto italiano a riposo e membro del Direttorio della NATO Defense College Foundation – L’autore dell’attentato terroristico di mercoledì a Washington DC, a seguito del quale sono rimasti gravemente feriti due membri della Guardia Nazionale, aveva lavorato con le unità militari sostenute dalla Central Intelligence Agency (CIA) nel corso dell’operazione NATO autorizzata dall’Onu in Afghanistan.
IN AFGHANISTAN LAVORAVA PER LA CIA
Il terrorista, identificato nel ventinovenne Rahmanullah Lakanwal, era giunto negli Stati Uniti nel settembre 2021 nel quadro del programma Operation Allies Welcome, attraverso il quale erano stati concessi visti d’ingresso in America ai cittadini afghani che in precedenza avevano lavorato per le forze armate statunitensi. La missione ISAF (International Security Assistance Force) della NATO in Afghanistan svolgeva attività di supporto al governo di Kabul nel mantenimento della sicurezza, sia attraverso la conduzione di operazioni militari sulla base del mandato allo scopo conferitogli, che con il contributo ad azioni umanitarie e di ricostruzione. Al riguardo non va infatti dimenticato che anche l’Italia ha ritirato il proprio contingente militare dal Paese dell’Asia centrale dopo quasi venti anni di presenza (a partire dal 30 ottobre del 2001) e un doloroso bilancio di caduti (53) oltre a più di settecento feriti.
LAKANWAL E LA CIA
I legami di Lakanwal con la CIA sono stati confermati mercoledì sera dal direttore dell’agenzia di intelligence americana, John Ratcliffe, mentre il quotidiano “New York Times” ha pubblicato la notizia relativa alla collaborazione dell’uomo accusato dell’attentato per diverse agenzie governative statunitensi nel suo paese di origine, tra le quali una riconducibile alla CIA, che era attiva nella provincia meridionale di Kandahar, al tempo roccaforte dei talebani. «L’amministrazione Biden ha giustificato l’arrivo del presunto attentatore negli Stati Uniti nel settembre 2021 sulla base del suo precedente lavoro con il governo statunitense, inclusa la CIA», ha dichiarato Ratcliffe al riguardo, aggiungendo che il coinvolgimento di Lakanwal con l’agenzia era «in qualità di membro di una forza partner a Kandahar e si è conclusa poco dopo la caotica evacuazione».
L’ATTENTATO A WASHINGTON
Dopo la sparatoria di Washington, i Servizi per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti hanno reso noto di aver interrotto l’esame delle domande di residenza dei cittadini afghani con effetto immediato e l’elaborazione di tutte le richieste di immigrazione relative ai cittadini afghani è stata sospesa a tempo indeterminato, in attesa di un’ulteriore revisione dei protocolli di sicurezza e di controllo. A seguito dell’attacco armato il presidente Donald Trump ha disposto l’invio di ulteriori cinquecento militari della Guardia Nazionale nella capitale federale. Egli ha inoltre descritto la sparatoria come un «atto di terrore», definendo l’immigrazione come «la più grande minaccia alla sicurezza nazionale che la nazione si trova ad affrontare».
CONSEGUENZE DELL’AZIONE DI RAHMANULLAH LAKANWAL
Il 15 agosto 2021 Kabul è caduta nelle mani dei talebani, un giorno drammatico per l’Afghanistan che ha segnato l’inizio di una nuova e difficile fase per il paese e per la sua popolazione. La fine delle operazioni militari e civili della NATO ha significato la perdita della libertà per milioni di persone, molti delle quali costrette a fuggire in cerca di sicurezza e speranza. Oggi, a più di quattro anni da allora, centinaia di rifugiati afghani si trovano in Italia, si tratta di poco più di 17.600 persone (dati 2024), le cui comunità più numerose si trovano nel Lazio, in Lombardia, in Puglia e in Piemonte. Sulla base dei dati raccolti lo scorso anno i titolari di protezione internazionale risultavano essere 16.825 e, almeno per ora, la diaspora afghana in Italia non ha creato problemi di rilievo per l’ordine e sicurezza pubblica. L’Afghanistan è afflitto da una grave crisi umanitaria e gli aiuti dall’estero sono in diminuzione e ventitré milioni di persone sul totale dei quaranta milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà. Adesso l’atto criminale compiuto da un terrorista afghano, seppure isolato, non potrà che peggiorare la situazione.



