RUSSIA, economia e alleanze. A Mosca senza soldi non si canta messa e senza amici non si fa festa

L’anemizzazione del commercio con i paesi vicini, fenomeno evidenziato dalle recenti vicende al confine kazako, per il Cremlino sono indice del fallimento delle politiche intraprese al fine di impedire alcune essenziali dinamiche. Questo accade in un contesto caratterizzato dallo sforzi per il reperimento di risorse economiche con le quali sostenere l’impegno bellico perdurante in Ucraina, qualcosa che sul lungo periodo viene ritenuto insostenibile

27 novembre 2025; a cura di Ciro Maddaloni, esperto di e-government internazionale, pubblicato da “Giornale Diplomatico”, https://www.giornalediplomatico.it/russia-senza-soldi-non-si-canta-messa-e-senza-amici-non-si-fa-festa.htm Malgrado i resoconti ottimistici di non pochi opinionisti ed esperti, i numerosi segnali percepiti dalla Federazione Russa sono indice del fatto che l’economia versi in cattive condizioni. Infatti, i dati resi pubblici dalla Banca centrale russa, in seguito ripresi dal “Moscow Times”, evidenziano un buco finanziario delle dimensioni di 10,4 trilioni di rubli (all’incirca 131 miliardi di dollari), ammontare di risorse che mancherebbe nei bilanci degli istituti di credito del Paese.

«BUCO» FINANZIARIO E INDUSTRIE INDEBITATE

Questo dato che, però, viene riportato come se fosse emerso dal nulla, quando, in realtà, non c’è alcuna sorpresa e né alcun dato «inaspettato» in esso. Da molti mesi l’agenzia di stampa Bloomberg ammonisce gli investitori riguardo alla crisi sistemica nel settore bancario di Mosca, mentre l’industria russa è in affanno e si regge in piedi grazie ai prestiti concessi a pioggia allo scopo di evitarne il fallimento, che trascinerebbe giù l’intero settore secondario dell’economia. Ma le industrie beneficiarie delle erogazioni di questi prestiti non sono più in grado di onorare i debiti contratti e si tratta di buona parte del tessuto industriale.Inoltre è in crisi anche l’edilizia, poiché a causa degli alti tassi di interesse non risulta possibile accendere mutui per l’acquisto di una casa, mentre la produzione del legno a causa delle sanzioni commerciali che impediscono le esportazioni è ferma ormai da anni.

DOVE REPERIRE RISORSE PER PAGARE LA GUERRA?

Ferme poi le industrie dei macchinari ed è azzerata la produzione delle automobili che adesso arrivano per l’80% dalla Cina Popolare; chimica, metallurgia, trasporti pesanti: tutti settori soffocati dai bisogni del settore militare, che brucia denaro a un ritmo folle per continuare ad alimentare la macchina da guerra in Ucraina, sempre più costosa e meno sostenibile. Questo a fronte di entrate fiscali crollate, un aspetto confermato anche dalla recente notizia secondo della decisione del governo di anticipate il pagamento delle tasse al primo dicembre. Temendo ulteriori scossoni e azioni restrittive da parte dello Stato, i cittadini russi hanno iniziato a ritirare denaro dai loro conti nelle banche, drenando ulteriormente liquidità, rendendo così ancora più difficile per il Cremlino reperire risorse in funzione del sostegno dell’impegno bellico.

SEVERI CONTROLLI AL CONFINE KAZAKO

In questa fase affatto favorevole all’economia e ai cittadini russi, si è messo di traverso anche il Kazakistan, che ha deciso di intensificare le ispezioni dei camion in transito al confine con la Federazione Russa, ufficialmente per contrastare il contrabbando di merci vietate verso quel paese, con code chilometriche di autocarri bloccati ai valichi kazaki, con ritardi accumulati fino ad alcuni mesi. La verità è che al presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev non sono piaciute le osservazioni di Putin sui cittadini russi che vivono nel Paese centroasiatico lungo la frontiera russa, che, ha affermato, «subiscono abusi» da parte dei kazaki. Parole che hanno fatto intendere ad Astana come la narrativa a cui si è fatto ricorso sia la stessa utilizzata prima dell’invasione dell’Ucraina. Non vi è certezza se le ragioni siano davvero queste, tuttavia è certo che i controlli alla frontiera stanno anemizzando le rotte commerciali alternative russe finora praticate per eludere le sanzioni. L’impatto sulle fabbriche in Russia è inevitabile e anche per questo sono state costrette a ridurre la produzione, o a chiudere i battenti.

DINAMICHE CONTROPRODUCENTI

Una situazione catastrofica per le aziende del settore alimentare, che hanno subito milioni di danni a causa del cibo marcito in quei camion fermi al confine, con un conseguente enorme numero di contratti commerciali rescissi. La ritorsione di Mosca ha assunto le forme dell’interruzione delle esportazioni di idrocarburi verso il Kazakistan, che ha però immediatamente cambiato fornitore stipulando contratti di fornitura di gas naturale con l’Azerbaigian e con la Turchia per i carburanti raffinati. Astana ha anche firmato un accordo di cooperazione militare con il Regno Unito e ha contattato l’Unione europea allo scopo di rafforzare i rapporti di collaborazione in vari campi commerciali di interesse reciproco. L’esaurimento delle rotte commerciali con la Russia, ri-proiettano il Kazakistan sulla “Via della Seta”. Anche qui, al pari del caso dell’espansione della NATO a Finlandia e Svezia, anche nel caso kazako il Cremlino sembrerebbe ottenere esattamente il contrario di quello che tentava di impedire.

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