Ginevra, 24 novembre 2025 – Mentre da Mosca veniva diffusa la notizia relativa alla conquista da parte delle unità dell’Armata russa di altri tre villaggi nell’Ucraina orientale, i delegati statunitensi, ucraini ed europei si riunivano a Ginevra per discutere il piano in ventotto punti di Donald Trump che potrebbe porre fine ai combattimenti.
IL TAVOLO DI GINEVRA
Contestualmente, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen rilasciava una dichiarazione nella quale sottolineava con decisione che «i confini dell’Ucraina non possono essere modificati con la forza, il suo esercito non può venire ridotto lasciandolo vulnerabile a un attacco e l’Unione europea deve svolgere un ruolo centrale in un accordo di pace». Questa, in sintesi, la cronaca della prima giornata di negoziati per la pace nella città svizzera, con una sola appendice: Le accuse di «ingratitudine» rivolte dalla Casa Bianca all’Ucraina dopo che Kiev e i suoi alleati avevano sollevato obiezioni nelle forme dell’allarme per quelle che considerano eccessive concessioni all’aggressore russo. Insomma, per restare alla terminologia bellica, un fuoco incrociato aperto da Bruxelles e Kiev contro il tavolo negoziale appena aperto in Svizzera.

LE ECCEZIONI DELLA VON DER LAYEN
«Qualsiasi piano di pace credibile e sostenibile dovrebbe prima di tutto fermare le uccisioni e porre fine alla guerra – ha dichiarato la presidente della Commissione europea -, senza gettare i semi per un futuro conflitto. Abbiamo concordato sui principali elementi necessari per una pace giusta e duratura e per la sovranità dell’Ucraina: vorrei evidenziarne tre. In primo luogo, i confini non possono venire modificati con la forza. In secondo luogo, in quanto nazione sovrana, non possono esserci limitazioni alle forze armate dell’Ucraina che la renderebbero vulnerabile a futuri attacchi, compromettendo così anche la sicurezza europea. In terzo luogo, la centralità dell’Unione europea nel garantire la pace all’Ucraina deve essere pienamente riflessa. L’Ucraina deve avere la libertà e il diritto sovrano di scegliere il proprio destino e ha scelto un destino europeo».
AVANZATA DELLE TRUPPE RUSSE
Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha reso noto che le proprie forze armate hanno conquistato i villaggi di Petrivske (regione di Donetsk), Tikhe e Otradne (regione di Dnipropetrovsk). Si tratta del classico sforzo militare teso a guadagnare il massimo terreno possibile sul campo di battaglia in vista di un cessate il fuoco che prelude dei negoziati di pace (Trump ha concesso all’Ucraina tempo fino al 27 novembre per approvare la proposta), territori che difficilmente verranno restituiti in futuro al nemico. Non solo: l’avanzata russa nell’Ucraina orientale rappresenta anche un chiaro segnale lanciato dal Cremlino a Kiev, affannata nel mantenimento di posizioni su un fronte che la vede cedere gradualmente terreno. Ore preziose, poiché Zelensky e i suoi vorrebbero modificare la bozza di Trump rendendola meno dolorosa nei termini delle concessioni da fare alla Russia.

«ZERO GRATITUDINE»
Un piano di pace articolato in ventotto punti accolto favorevolmente da Vladimir Putin, ad avviso del quale «potrebbe gettare le basi per un accordo definitivo», seppure abbia minacciato ulteriori conquiste di territorio ucraino qualora Kiev si ritirasse dai negoziati. Un’Ucraina «ingrata» secondo la Casa Bianca, a fronte degli sforzi profusi da Washington nel corso della guerra e «nonostante le armi americane continuino ad arrivare a Kiev per il tramite della NATO e mentre l’Europa continua ad acquistare il petrolio russo». Al post di Donald Trump su “X” è seguito quello di Volodymyr Zelensky, che ha espresso personale gratitudine al presidente degli Sati Uniti e «a ogni cuore americano per l’assistenza che, a partire dai Javelin, ha salvato vite ucraine». In effetti, per molti cittadini ucraini, inclusi i militari che combattono in prima linea, dopo quattro anni di guerra si tratterebbe di condizioni che equivalgono a una capitolazione.
UN PIANO CONTROVERSO
Al riguardo va rilevato che i colloqui tra i delegati statunitensi (guidati da Marco Rubio e dall’inviato Steve Witkoff, presente anche il segretario alla Difesa, Daniel Driscoll) e quelli ucraini (col responsabile Andriy Yermak, capo di gabinetto di Zelensky), hanno avuto inizio nel pomeriggio di ieri in un clima teso. Mentre i leader europei e occidentali hanno eccepito che il piano di pace costituisce la base per dei colloqui volti a porre fine alla guerra, ma necessita di «ulteriore lavoro», il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato che oggi parlerà con Putin dell’Ucraina per poi rendere noto l’esito del colloquio con gli alleati europei e statunitensi. Dalle cancellerie si è recriminato riguardo al fatto che Wshington non avrebbe consultato gli alleati prima di redigere il piano, in particolare, il Primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che gli alleati di Kiev erano «pronti a lavoraci sopra, ma che prima di farlo sarebbe stato bene sapere con certezza chi ne fosse l’autore e dove esso è stato elaborato».

EUROPEI FUORI DAI GIOCHI
Prima di partire per Ginevra, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che gli autori del piano erano americani, egli è intervenuto nella polemica scaturita dall’asserita estromissione degli europei dopo che il senatore repubblicano Mike Rounds aveva dichiarato che lo stesso Rubio aveva gli aveva riferito trattarsi di una proposta che gli Stati Uniti avevano ricevuto e trasmesso all’Ucraina. Intanto nei corridoi dei palazzi del potere a Washington si captano i rumors relativi ai possibili sviluppi della trattativa. Al riguardo, un funzionario statunitense ha confidato di sperare che vengano definiti gli ultimi dettagli ai fini della redazione di un accordo che sia vantaggioso per l’Ucraina, aggiungendo che, tuttavia, «non sarà possibile ottenere alcun risultato finché i presidenti Trump e Zelensky non si incontreranno».
CRITICA SITUAZIONE SUL FRONTE ORIENTALE
La bozza del piano, che include numerose richieste chiave della Russia, offre al contrario soltanto vaghe assicurazioni all’Ucraina relativamente a «solide garanzie di sicurezza», questo in una fase oltremodo critica attraversata dal Paese, che subisce la lenta, ma graduale avanzata delle forze russe sul fronte orientale e meridionale, con un oneroso dispendio in termini di vite umane per la difesa. Il nodo strategico di Pokrovsk, caduto parzialmente in mano russa, viene presidiato da un insufficiente dispositivo ucraino, con i comandanti delle unità dell’esercito ivi impegnate che lamentano di non potere schierare un numero adeguato di militari per prevenire le continue incursioni del nemico. Inoltre, gli impianti energetici del Paese sono stati colpiti dai russi a seguito di attacchi compiuti con droni e missili, e ora milioni di persone sono senza acqua, riscaldamento ed elettricità per buona parte della giornata. Questo mentre Zelensky è sotto pressione a causa dello scandalo per i casi di corruzione che vedono implicati alcuni ministri del suo governo e persone del suo entourage.



