UCRAINA, guerra e malcostume. Kiev non è l’unica a combattere contro la corruzione

L’opinionista che ha esteso il seguente articolo sostiene l’incapacità futura di una ricostruzione da parte russa delle zone dell’Ucraina eventualmente annesse a seguito della fine del conflitto, poiché – egli argomenta fornendo dei dati -, la Federazione presieduta da Vladimir Putin registra uno squilibrio nella redistribuzione della ricchezza e un diffuso stato di povertà tra la popolazione

a cura di Ciro Maddaloni, esperto di e-government internazionale; articolo precedentemente pubblicato da “Il Giornale Diplomatico”, https://www.giornalediplomatico.it/ucraina-non-e-la-sola-a-combattere-contro-la-corruzione.htm Il proverbio biblico recita che l’uomo tende a «vedere la pagliuzza nell’occhio del fratello e non si accorge della trave nel proprio».

LA PAGLIUZZA E LA TRAVE

Quello che si è verificato in Ucraina è purtroppo una brutta storia di corruzione che ha dato fiato a tutti i detrattori del paese in guerra, o, se si preferisce, agli «amici di Putin», che hanno subito stigmatizzato i fatti approfittandone per ripetere con insistenza che «bisogna tagliare gli aiuti a Zelensky». La corruzione in Ucraina non è un fenomeno isolato, come non lo è in molti altri stati che facevano parte dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e, più in generale, del blocco comunista. Una piaga sociale di cui oggi non è immune neppure la Federazione Russa. Si tratta infatti di un fenomeno diffuso, portato di dinamiche storiche tipiche di quei paesi e, allo stesso tempo, anche problemi strutturali che affliggono gli stati dove predominano spesa pubblica, pubblica amministrazione e potere delle strutture statali sull’economia.

AIUTARE ANCORA ZELENSKY?

Ecco perché fa sorridere la posizione assunta subito da alcuni politici italiani riguardo alla vicenda ucraina, che hanno in seguito espresso dubbi e perplessità sull’invio di ulteriori aiuti militari ed economici a Kiev. La frettolosa e strumentale presa di posizione è stata focalizzata sul rischio che i fondi destinati all’Ucraina possano venire malevolmente distratti oppure sprecati a causa della persistente corruzione nel paese. Essi non hanno però considerato che è proprio perché in Ucraina si tenta di affrancarsi da questa piaga che la notizia sulla corruzione è venuta alla luce. Infatti, laddove tale desiderio non si manifesta il fenomeno prosegue imperterrito e non viene mai alla ribalta. Per questo le prese di posizione di una parte dei politici italiani sugli aiuti che il Paese destina all’Ucraina non hanno minimamente intaccato l’impegno del Governo italiano nella prosecuzione del sostegno.

UNA FASE OLTREMODO CRITICA

In questa particolare fase Volodymyr Zelensky si trova a gestire le complicazioni più gravi mai presentatesi da quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Per questo risulta difficile comprendere la posizione assunta dell’amministrazione statunitense, che, di fatto, ha elaborato un piano che concede a Vladimir Putin tutto ciò che questi non è riuscito a ottenere in quattro anni di sanguinoso conflitto al costo di centinaia di migliaia di morti. La Casa Bianca propone di riconoscere al Cremlino conquiste territoriali e modifiche dei confini dell’Ucraina e, ancora peggio, di imporre a Kiev (come richiesto dallo stesso Putin) un ridimensionamento della sue capacità militari, fattore che la ha posta nelle condizioni di resistere a lungo alla pressione del nemico. Forse questo accade perché le aziende di armamenti statunitensi non desiderano di ritrovarsi con un concorrente che riesce a produrre armamenti eccezionali a prezzi da realizzo?

GUERRE, RICCHEZZA E POVERTÀ

Altrimenti, questa esigenza di ridimensionare le capacità difensive ucraine non si spiegherebbero. La Russia potrà soddisfare la sua sete di territorio occupando il 20% di quel che resta delle regioni che la sua armata ha raso al suolo. Esattamente come ha fatto in Georgia nel 2008, quando ha occupato tutte le aree di confine per poi abbandonarle. Mosca non dispone delle risorse necessarie a prendersi cura delle proprie città, conseguentemente non si comprende come potrebbe rinvenirne per gestire i territori ucraini che ha invaso. È una storia che si ripete: il paese più esteso al mondo tenta di espandersi distruggendo e uccidendo ai suoi confini per poi abbandonare quelle terre all’oblio. Questo accade perché nella Federazione Russa non c’è una sufficiente diffusione del benessere, questo a fronte dell’esistenza di soli centodieci miliardari; il 10% della popolazione possiede l’82% della ricchezza complessiva del Paese, mentre il 90% vive in condizioni che in Occidente vengono considerate di povertà.

IN CASA DEL FABBRO TUTTI  I COLTELLI SONO DI LEGNO

I sostenitori della Russia di Putin forse non sanno che trentatré milioni di cittadini della Federazione, quindi all’incirca un quarto della popolazione totale, vivono in abitazioni prive di servizi igienici e di acqua corrente in casa. Essi sono poi al corrente del fatto che trentacinquemila ospedali, cioè il 30% del totale, non dispongono di impianti idraulici interni, né di adeguati servizi igienici o di acqua corrente, mentre il 40% di essi non ha il riscaldamento centralizzato? Oppure sanno che 3.400 scuole non hanno impianti idraulici interni e che il 35% della popolazione non ha accesso al gas naturale? Un adagio popolare in voga tra gli inglesi recita che «in casa del fabbro tutti i coltelli sono di legno». Inoltre: in Russia ogni anno 49.000 persone muoiono a causa di malattie causate dall’abuso di alcol, di esse 13.000 per effetto di alcoolici adulterati. Dati che evidenziano come i russi non saranno in grado di provvedere a ricostruire le zone dell’Ucraina distrutte dalla guerra che riusciranno ad annettere.

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