New York, 21 novembre 2025 – L’agenzia americana Moody’s ha elevato il rating sovrano dell’Italia da Baa3, livello più basso dell’investment grade prima di quello «spazzatura» (junk), a Baa2, portando contestualmente l’outlook del Paese da «positivo» a «stabile».
ELEVATO IL RATING ITALIANO
Si tratta di una decisione importante e di rilevo storico, poiché questa promozione ha luogo dopo ventitré anni di galleggiamento e declassamenti, che riflette dunque una crescente fiducia nelle finanze pubbliche della terza economia dell’eurozona, avallandone la stabilita e gli sforzi dell’esecutivo nella politica di riduzione del deficit. Ovvia soddisfazione rilevata negli ambienti governativi, in primo luogo nel titolare del Dicastero di Via XX Settembre: «È un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia nell’Italia», ha infatti commentato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
ULTIMO UPGRADE NEL 2002, IL DOWNGRADING INVECE NEL 2018
Negli ultimi mesi il governo ha infatti ridotto l’obiettivo di deficit di bilancio (per il 2025 al 3% del prodotto interno lordo), perseguendo l’obiettivo della discesa al di sotto di questa soglia al fine di fare uscire il Paese con un anno di anticipo dalla procedura di infrazione. Questo grazie a un gettito fiscale maggiormente solido e a minori costi del servizio del debito. Moody’s non migliorava il rating italiano dal maggio del 2002, quando l’upgrade era stato da Aa3 ad Aa2, una valutazione cristallizatasi a Baa3 dal declassamento che venne poi deciso nell’ottobre 2018. «L’upgrade – motiva l’agenzia di rating – riflette un solido e costante andamento della stabilità politica e delle politiche economiche, che rafforza l’efficacia delle riforme economiche e fiscali e degli investimenti realizzati nel quadro del Piano nazionale di ripresa e resilienza».
IL COMMENTO DI MOODY’S
«Esso – proseguno a Moody’s – è inoltre indice della prospettiva di ulteriori interventi di policy a sostegno della crescita e del consolidamento fiscale oltre la scadenza del piano, prevista per l’agosto del 2026. Conseguentemente, prevediamo che l’elevato onere del debito pubblico che grava sull’Italia inizierà a diminuire gradualmente dal 2027 in poi. Invece, per quanto concerne il Piano nazionale di ripresa e resilienza L’Italia sta facendo buoni progressi nel conseguimento delle milestone e dei target, collocandosi tra tutti gli Stati membri dell’Unione Europea quale leader per numero di richieste di pagamento e di erogazioni». L’outlook stabile bilancia i punti di forza e le sfide del profilo creditizio dell’Italia. «Da un lato, osservano a Moody’s, le riforme volte a migliorare l’efficienza del settore pubblico e l’ambiente imprenditoriale più in generale, potrebbero condurre a un sostanziale miglioramento delle prospettive di crescita, con effetti positivi sui conti pubblici».
OUTLOOK STABILE
«Dall’altro – proseguono gli analisti dell’agenzia di rating -, la riduzione dell’elevato debito italiano dipende da una crescita del Pil relativamente robusta e dall’aumento degli avanzi primari. Questo vorrà dire che una crescita più lenta o un consolidamento fiscale meno marcato rispetto alle nostre attese comprometterebbe le proiezioni di una riduzione del debito. Infine, il solido settore bancario, la solidità dei bilanci del settore privato e la buona posizione esterna, costituiscono ulteriori fattori a sostegno della stabilità economica. Si tratta di elementi positivi che mitigano, ma difficilmente compenseranno del tutto, il potenziale impatto negativo sull’economia provocato dall’invecchiamento della popolazione».
UN TREND POSITIVO
La decisione di Moody’s potrebbe comportare una riduzione dei tassi di interesse sul debito italiano. Essa segue una serie di miglioramenti apportati la rating italiano dalle altre agenzie, tendenza che aveva preso avvio in aprile e giunta ora alle revisioni autunnali. In primavera, la prima agenzia a procedere all’upgrade era stata S&P, elevendolo da BBB a BBB+ con outlook stabile, confermando poi questo giudizio nell’ultima revisione effettuata. L’ultima a modificarlo è stata invece Fitch, che il 19 settembre scorso aveva elevato il rating da BBB a BBB+, con outlook da «positivo» a «stabile». Alla metà di ottobre Dbrs aveva quindi alzato il rating dell’Italia ad A, Dbrs Morningstar ad A (low) da BBB (High), con trend «stabile» da «positivo». Infine, Scope aveva elevato da «stabile» a «positivo» l’outlook.



