Firenze, 19 novembre 2025 – La canzone racconta di una storia, immaginata quanto estremamente plausibile, di un medico stimato e rispettato di giorno e drag queen la notte. Non si tratta di un alter ego artistico o un espediente narrativo, poiché i due territori esistenziali che coabitano e si parlano nello stesso corpo, sovente sono costretti a non guardarsi negli occhi. Infatti il mondo preferisce vederli separati.
GUARDATI NEGLI OCCHI
Nardoni non racconta il mondo drag come simbolo o vessillo, ma come pratica di nominazione del sé. Come affermazione che non ha bisogno di aule di convalida né di autorizzazioni preventive per esistere ed esprimersi in pienezza. Nel video, coprotagonisti sono la drag queen Niccolò Gabbrielli, i musicisti e un immaginario che si muove tra ambulatori, camerini, luci al neon e make up. L’attenzione, anziché virare sulla metamorfosi, si focalizza sulla simultaneità, su quando nessun lato deve più arretrare per fare spazio agli altri. Si tratta di un EP nato dall’isolamento, tra suoni digitali e verità scomode. Un viaggio tra denuncia sociale, libertà identitaria e le ferite di questo tempo.
LA CAMERA DI PLASTICA DI NUMA NARDONI
C’è chi scrive canzoni. E poi c’è chi le vive, le incide da solo e le registra nella propria stanza. C’è chi si isola per malattia, e chi, in quell’isolamento, dà vita a un’opera intera: tra febbre e ispirazione, con l’urgenza di chi non può tenersi dentro più niente. È quello che ha fatto Numa Nardoni, artista fiorentino, poliedrico e indipendente nello stile e nella forma, che in una settimana di malattia ha scritto il suo primo EP interamente autoprodotto, “La Camera di Plastica” (distribuzione Needa Records). Sette brani nati tra visioni febbrili e “suoni plasticosi”, con atmosfere digitali capaci però di raccontare una verità brutalmente umana.
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