Chi non ricorda le terrificanti cariche della Cavalleria dell’Aria durante la guerra del Vietnam, come le tante carcasse di elicotteri «Huey» (il Bell UH-1 Iroquois) appollaiate semicarbonizzate sugli alberi della jungla dopo essere stati abbattuti dai vietcong. Ebbene, è un mondo che non c’è più, poiché tutto si sta rapidamente trasformando e anche l’US Army inizia a chiudere i propri reparti e ad affidare l’addestramento basico dei propri piloti di elicotteri all’industria privata.
ELICOTTERI SENZA PILOTA E PILOTI SENZA LAVORO
Oggi la Sikorsky sta sperimentando il nuovo Black Hawk senza equipaggio (ve lo ricordate? Fu quello della disastrosa missione americana a Bakaaraha Market di Mogadiscio nel 1993), un Unmanned Aerial Vehicle che non prevede la presenza umana a bordo. Riferisce la Sikorsky Aircraft Corporation (oggi parte della Lockheed Martin) che la guida dell’aeromobile viene effettuata grazie a un particolare software tramite un tablet. La stessa società ha reso noto di avere effettuato dei test pratici su dei graduati di truppa (quindi non piloti specialisti) che avrebbero impiegato meno di un’ora per imparare a pilotare l’aeromobile da remoto. È la guerra tecnologica del (presente…) futuro sulla quale le maggiori potenze mondiali investono, quella combattuta nelle diverse dimensioni con armi ultrasofisticate da forze armate che sempre più spesso fanno ricorso a robot.

TRASFORMAZIONE DELLE UNITÀ OPERATIVE
Come il citato Esercito degli Stati Uniti d’America, che con i velivoli senza pilota disporrà di un maggior numero di piattaforme operative, maggiore flessibilità d’impiego e minori rischi per il personale in servizio. Però sull’altro piatto della bilancia c’è l’inevitabile riduzione delle unità (da combattimento e logistiche) che impiegano militari per il pilotaggio e la manutenzione dei velivoli ad ala rotante in linea. Si tratta dunque di un settore destinato ad anemizzarsi? Le competenze dei piloti andranno irrimediabilmente perdute nella transizione, oppure il nuovo approccio al quale è orientato l’US Army apporterà delle migliori al servizio, seppure ridotto in termini di personale in forza alle unità? Intanto va rilevato che nel prossimo biennio il Pentagono congederà 6.500 dei 30.000 militari in servizio, decurtando uno squadrone di cavalleria aerea da ogni brigata, questo nel processo di snellimento della forza armata, che dovrà procedere di pari passo alla sua modernizzazione e tecnologizzazione.
UNA SOLUZIONE «CHIAVI IN MANO»
Se taluni si aggrappano disperatamente al loro vecchio mondo per non vederlo estinguersi, e insistono (non a torto per la verità) che le nuove tecnologie, la cui introduzione si rende inevitabile, potrà venire integrata con l’esperienza maturata e la professionalità dei militari, onde evitare di perdere conoscenze acquisite in generazioni su sistemi complessi come gli aeromobili, altri (le forze armate e i governi) procedono invece per la riduzione del numero dei piloti e per la qualificazione spinta di quelli che rimarranno in servizio. Si sta andando troppo oltre troppo in fretta? Allo scopo di rinvenire utili modelli di formazione negli Stati Uniti d’America ci si sta orientando all’industria privata, che si dice pronta a risolvere il problema offrendo «pacchetti chiavi in mano» in grado di abbattere costi e oneri per le strutture proprie della Difesa.
OPINIONI CONTRASTANTI
In sostanza: istruttori al pilotaggio (da remoto), elicotteri e linee di manutenzione di questi ultimi passerebbero dai militari all’industria privata. Al riguardo si riscontra sia scetticismo che favore. Nel secondo caso poiché si ritiene che il rinnovamento delle scuole di volo costituisca un’opportunità di reinvestire nel personale che verrà immesso in servizio nel prossimo futuro, rendendo le attività addestrative più efficienti a fronte di impegni di spesa minori.



