MEDIA, professioni. Roma: Stati generali degli Uffici stampa e della Comunicazione del Lazio

Discusse le non poche criticità che affliggono il settore. Per Stefano Ferrante (Stampa Romana) «sui giornalisti nella pubblica amministrazione la Legge 150 è rimasta in parte inapplicata, dunque è necessaria una migliore rappresentanza della categoria». La consulta uffici stampa dell’Associazione Stampa Romana in questi ultimi anni, ha ricordato il suo presidente Antonio Ranalli, «ha monitorato i bandi di concorso da enti pubblici e società richiamando spesso a una modifica degli stessi, poiché in alcuni casi non veniva richiesta l’iscrizione all’Albo, mentre in molti altri venivano invece esclusi i colleghi pubblicisti». Ad avviso di Vincenzo Campo (Stampa Romana e Federazione nazionale stampa italiana - FNSI), «oggi è sempre più necessario definire insieme una nuova governance dell’algoritmocrazia»

Roma, 10 novembre 2025 – «La Legge 150 del 2000, di cui abbiamo celebrato il venticinquennale, è una legge che è rimasta in larga parte incompiuta, inattuata; non ha avuto seguito, tanto che qualcuno parla oggi di una Legge 151, cioè una nuova legge che definisca il ruolo dei giornalisti della pubblica amministrazione. Ufficio stampa, ufficio relazioni pubbliche, portavoce sono figure che riguardano l’aspetto dell’informazione, che a noi sta molto a cuore, e quello della comunicazione». La ha dichiarato Stefano Ferrante, segretario dell’Associazione Stampa Romana, intervenuto in occasione della terza edizione degli Stati Generali degli Uffici stampa e della Comunicazione del Lazio, che ha avuto luogo venerdì 7 novembre a Roma nel Salone dei Piceni, una iniziativa inntrapresa dalla Consulta degli Uffici stampa dell’Associazione Stampa Romana medesima.

INACCETTABILE ESCLUSIONE

Nel corso del convegno, che ha registrato la partecipazione di oltre centocinquanta giornalisti, è stata rimarcata la necessità di una migliore rappresentanza di questa figura professionale nella pubblica amministrazione, dato che, stante la legge attualmente in vigore la Fnsi e i sindacati regionali di categoria sono esclusi dai tavoli delle trattative. «È necessario sicuramente rivedere i rapporti tra i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl dei lavoratori della pubblica amministrazione e quello dei giornalisti – ha proseguito Ferrante -, la Federazione della Stampa e le sue articolazioni territoriali come la nostra, perché quello che accade per la nostra professione, come per le altre professioni ordinistiche, è che c’è nei fatti una difficoltà di rappresentanza delle istanze e degli interessi, che non possono sedere ai tavoli contrattuali nelle sedi di rinnovo generale o aziendale, perché ci stanno gli altri sindacati della pubblica amministrazione, i quali però non possono rappresentare, anche per una scelta statutaria che fu fatta per mantenere unito il sindacato dei giornalisti, gli interessi dei giornalisti in modo esatto e puntuale».

GOVERNARE ASSIEME L’ALGORITMOCRAZIA

Ad avviso di Vincenzo Campo (esponente di Stampa Romana e della Federazione nazionale stampa italiana – FNSI), «oggi è sempre più necessario aprire un tavolo condiviso tra sindacati, Ordine dei Giornalisti e associazione dei professionisti dell‘informazione, comunicazione e social media manager per definire insieme una nuova governance dell’algoritmocrazia. Occorre una nuova governance legislativa e del lavoro per gli uffici stampa, soprattutto per meglio regolamentare il lavoro di tutte le diverse – ma complementari – tipologie di professionisti dell’informazione e della Comunicazione. È pertanto oggi quanto mai urgente e necessario aprire un tavolo condiviso tra sindacato, ordine giornalisti nazionale, associazioni di professionisti e comunicatori, social media manager, per ridefinire insieme una nuova e più efficace governance dell’algoritmocrazia che abbia nuove quanto chiare regole, in uno scenario e industry che altrimenti rischiano di essere messi in crisi da OTT e piattaforme digitali».

UNA INSIDIOSA COLLEGA: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Si ritiene infatti necessario e urgente un ripensamento dei processi di produzione, ruoli e strategie, per tutti i comunicatori e professionisti dell’informazione, così come, quanto prima, una ridefinizione delle diverse competenze, auspicabilmente ricorrendo a una certificazione obbligatoria per tutti coloro che comunicano e operano nel settore, quest’ultima in particolare realizzabile grazie all’Ordine dei Giornalisti. Oggi la certificazione delle competenze è già asset fondamentale valevole per tutte le professioni del settore, che non a caso hanno già anche nella comunicazione, negli uffici stampa, nel web marketing e nel brand journalism l’intelligenza artificiale come collega, sia negli uffici privati che in quelli pubblici. Per la segretaria della Fnsi, Alessandra Costante, l’ipotesi di un tavolo di concertazione preventivo con le altre organizzazioni sindacali in vista di una contrattazione pubblica 2025-27 «è ottima, in attesa che anche la Federazione Nazionale della Stampa possa essere riconosciuta come sindacato speciale di una categoria individuata nella pubblica amministrazione con una legge speciale, che è la Legge 150».

CONCERTAZIONE COMUNE IN ATTESA DELLA LEGGE SPECIALE

Finché la Federazione nazionale della stampa, che è il sindacato di tutti i giornalisti – prosegue la Costante -, non sarà riconosciuta come il sindacato anche nella pubblica amministrazione, purtroppo i giornalisti della pubblica amministrazione saranno vissuti all’interno di quest’ultima come casta e come giornalisti di serie B, ma questo noi non lo possiamo consentire. Non lo possiamo permettere». Restando sul tema, il presidente di Stampa Romana, Paolo Tripaldi ha ricordato come la Legge 150 non trovi frequente applicazione da parte della Pubblica Amministrazione, «per cui noi chiediamo che venga anzitutto aggiornata, prevedendo sempre un fulcro che deve essere quello del giornalista iscritto all’albo professionale e che la Pubblica Amministrazione faccia bandi e concorsi prevedendo sempre l’assunzione negli uffici stampa di giornalisti iscritti all’albo professionale». La consulta uffici stampa dell’Associazione Stampa Romana, in questi ultimi anni, come ha per altro ricordato il presidente Antonio Ranalli, «ha monitorato i bandi di concorso da enti pubblici e società richiamando spesso a una modifica degli stessi, poiché in alcuni casi non veniva richiesta l’iscrizione all’Albo, mentre in molti altri venivano invece esclusi i colleghi pubblicisti».

DISCRIMINAZIONI: I VARI FIGLI DI UN DIO MINORE

Il vicepresidente vicario della consulta Ugo Degl’Innocenti ha sottolineato la necessità di chiarire meglio l’inquadramento della nuova figura dei sociale media manager, introdotta nell’ordinamento dal Decreto varato lo scorso marzo. «È una figura che dovrebbe rientrare tra quelle della Legge 150/2000 – ha egli dichiarato al riguardo -, inoltre, come consulta rilanciamo l’appello all’Ordine dei Giornalisti e alla Federazione nazionale della stampa italiana affinché sensibilizzino la pubblica amministrazione sulla necessità di riconoscere le ore della formazione obbligatoria dei giornalisti ai fini del raggiungimento delle quaranta ore annuali di formazione obbligatoria dei dipendenti pubblici, di cui alla Direttiva Zangrillo dello scorso gennaio». Anche nel corso di questa edizione degli Stati generali degli Uffici stampa e della Comunicazione del Lazio è stato affrontato l’argomento relativo agli uffici stampa privati. «Se da un lato la Legge 150/2000, inapplicata in molti casi, riconosce la figura del giornalista negli uffici stampa nella pubblica amministrazione, dall’altro c’è da riscontrare che non c’è una legge che regola il settore privato – sostiene il presidente della Commissione Lavoratori autonomi di Stampa Romana ed esponente della Fnsi, Vincenzo Campo -, troppo spesso si applicano contratti capestro e ci dimentichiamo di quei colleghi che assumono un incarico nel settore privato con retribuzioni inadeguate o senza il dovuto riconoscimento nella pubblica amministrazione. Occorre una nuova governance legislativa e del lavoro per gli uffici stampa, soprattutto per meglio regolamentare il lavoro di tutte le diverse seppur complementari, tipologie di professionisti dell’informazione e della comunicazione»

INTERVENTI

All’evento sono intervenuti, tra gli altri, Anna Laura Bussa (tesoriera dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio),  Paolo Murialdi (segretario generale della Fondazione Giancarlo Tartaglia), Tonino Bettanini (già capo ufficio stampa del ministro della Funzione pubblica Franco Frattini), Bruno Del Vecchio (avvocato e consulente legale della Fnsi), Silvia Mattoni (componente del Consiglio direttivo Comunicazione pubblica), Maria Grazia Giordano (componente della Consulta Uffici stampa Asr e direttore ed editore della “Guida uffici stampa”), Francesco Di Costanzo (presidente di Fondazione Italia digitale e PA social), Marco Magheri (segretario generale Comunicazione Pubblica), Adriano Valentini (responsabile Comunicazione digitale della Regione Lazio, Sergio Talamo (direttore dell’Area Comunicazione, Relazioni istituzionali e Innovazione digitale di Formez), Gabriella Giammanco (portavoce del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), Gennaro Pesante (giornalista, membro dell’Ufficio comunicazione della Camera dei deputati e curatore del podcast “La seduta è aperta”), Daniela Novelli (delegata Inpgi per il Lazio e componente del consiglio di indirizzo dell’Istituto), Manuela Biancospino (consigliera dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e presidente del GUS Lazio), Cristina Agrestino (addetta stampa di Emergency), Lorenzo D’Ilario (ufficio stampa della Roma Volley Club) e Serena Bianchini (delegata Ferpi per il Lazio).

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