a cura di Giuseppe Morabito, generale dell’Esercito italiano in pensione e membro del Direttorio della NATO Defense College Foundation – Nelle scorse settimane alcune immagini satellitari hanno evidenziato una pista di atterraggio in costruzione a Zuqar, isola strategica nel Mar Rosso situata a cinquantacinque miglia a sud del porto yemenita di Hodeidah, controllato dagli Houthi. Al momento nessuno ne ha rivendicato la paternità, ma si ritiene che l’iniziativa di questa realizzazione possa venire ricondotta agli Emirati Arabi Uniti (EAU), che avrebbero agito in collaborazione con le forze che si oppongono agli sciiti filoiraniani di quel lembo di Penisola arabica.
I DISCRETI LAVORI SULL’ISOLA
La strategica posizione dell’isola consentirebbe la sorveglianza delle attività poste in essere degli Houthi nel Mar Rosso e sulla costa yemenita, oltre a fornire un punto di partenza per operazioni d’intercettazione delle imbarcazioni che contrabbandano armi in favore di questi. Quella in fase di costruzione è una pista di atterraggio lunga all’incirca due chilometri e la sua realizzazione ha preso avvio con una prima struttura, un molo per l’attracco, rilevato dai satelliti a partire dall’aprile del 2025. Le immagini ricavate dallo spazio nel corso di quest’anno evidenziano i progressi nei lavori, infatti, alla metà di ottobre erano visibili sia la segnaletica orizzontale della pista che il molo di 185 metri collegato a un magazzino.
ZUQAR
L’isola di Zuqar è la più grande dell’arcipelago delle Hanish, che si trova a 160 chilometri a nord dello stretto di Bab el-Mandeb, collo di bottiglia meridionale che strozza il Mar Rosso. Storicamente le isole sono state oggetto di contesa tra Eritrea e Yemen, con quest’ultimo che le controlla dal 1998. Nel 2014 gli Houthi avevano conquistato Zuqar, perdendone però il controllo un anno dopo a seguito delle operazioni militari dei loro nemici, sostenuti dai sauditi. Da allora, Tariq Saleh, vicepresidente del Consiglio di leadership presidenziale dello Yemen e comandante delle Forze di resistenza nazionale (NRF), formazione sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti, ha stanziato propri combattenti sull’isola controllando anche le acque circostanti.
L’ATTIVISMO DELLE MONARCHIE DEL GOLFO
Alla fine del mese di giugno la NRF ha intercettato 750 tonnellate di armi inviate dall’Iran agli Houti che venivano trasportate via mare, aspetto che conferma l’importanza rivestita dalla regione del Mar Rosso, che pone in collegamento il Canale di Suez, il Golfo di Aqaba e Bab el-Mandeb. Gli stati costieri del Medio Oriente, in particolare le monarchie che compongono il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), stanno rapidamente espandendo la loro influenza e plasmando in modo significativo il futuro dell’area. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti sviluppano progetti in campo energetico (in particolare quelli di transizione dagli idrocarburi alle fonti rinnovabili), agricolo e industriale sulla sponda occidentale del Mar Rosso.
UNA DIFFICILE FASE DI TRANSIZIONE
Egitto, Sudan e Corno d’Africa dipendono sempre di più dagli aiuti finanziari esteri e, al riguardo, è notevole l’afflusso di capitali degli Stati membri del CCG e dei rispettivi fondi sovrani. Negli ultimi quindici anni nei Paesi del Golfo si sono verificati significativi mutamenti di natura economica e sociale, portato sia di agenti endogeni che esogeni. La crescita demografica e l’incidenza del tasso di popolazione in giovane età, unitamente alle crisi strutturali di quegli Stati hanno alimentato la crescente pressione nel senso della diversificazione delle economie oltre l’Oil&Gas. Contestualmente, l’impatto delle Primavere arabe, l’emersione di nuove potenze globali, la guerra tra Russia e Ucraina e la situazione nella striscia di Gaza ha costretto la maggior parte dei Paesi del Golfo a ripensare le loro strategie e a dedicarsi maggiormente alla propria stabilità interna.
EFFETTI DEI CONFLITTI IN ATTO SUGLI INVESTIMENTI
L’impatto complessivo dei recenti avvenimenti nella regione (l’attuale conflitto mediorientale, inclusi i raid israeliani sull’Iran) sta incidendo significativamente sulle locali strategie d’investimento dei Paesi del GCC risultano in parte scollegati, a eccezione di quelli nel settore della difesa, poiché viene posta maggiore enfasi sulle priorità nazionali. Da qualche anno sauditi ed emiratini hanno indirizzato le loro strategie d’investimento veso il Nord Africa e il Corno d’Africa, concentrandosi sulle opportunità insite nel continente africano nel settore dell’energia. E quale prossimità maggiore rinvengono se non quella degli Stati affacciati sul Mar Rosso? Una dinamica che può venire considerata come un punto di svolta dal quale si rimodelleranno le politiche e si accelererà la transizione energetica nel MENA (Middle East Nord Africa).
NUOVI ORIZZONTI ENERGETICI
La crisi del commercio internazionale e delle operazioni marittime provocata dalla pandemia ha favorito questo cambiamento. Nel periodo successivo, dal 2020 al 2021, è avvenuto un passaggio significativo dall’espansione dei combustibili fossili alla diversificazione energetica, alla decarbonizzazione e all’integrazione regionale mirata. La maggiore attenzione alle energie rinnovabili, all’idrogeno verde, agli accumulatori e, persino, alla diplomazia della sicurezza energetica è un aspetto importante, basti riflettere che in Arabia Saudita gli investimenti sono stati concentrati su megaprogetti (Vision 2030) legati alle energie rinnovabili, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno lavorato per espandere globalmente la loro politica energetica allo scopo di raggiungere i 100 GW di energie rinnovabili entro il 2030.
STRATEGIE EMIRATINE E SAUDITE PER IL MAR ROSSO
Gli Stati del Golfo proiettano le loro strategie in campo energetico all’estero attraverso il Mar Rosso. Sauditi ed emiratini, ad esempio, hanno ricalibrato i loro fondi sovrani allo scopo di concentrarli maggiormente sulle infrastrutture energetiche regionali, sull’idrogeno verde e sulla logistica portuale. La regione del Mar Rosso è quindi divenuta un’area chiave ai fini dell’implementazione degli investimenti quale parte di una più ampia strategia geoeconomica che fonde la costruzione dell’influenza con le risorse a lungo termine e la sicurezza commerciale. Si torna dunque all’importanza del Mar Rosso in funzione di corridoio tra Europa, Africa e Asia.



