AMBIENTE, rifiuti e loro smaltimento. L’Italia che Ricicla 2025: il Paese, l’economia circolare e l’Europa

Presentati a Rimini nel corso di Ecomondo gli highlights dello studio annuale: in evidenza la sfida: rendere circolare l’80%, poiché si è ancora lontani dal conseguimento dell’obiettivo. Ad avviso di Assoambiente «occorre trasformare il primato ambientale in un vantaggio competitivo riducendo la dipendenza dalle materie prime estere e rafforzando al contempo le filiere strategiche: riciclo nuovo made in Italy nazionale»

Rimini, 7 novembre 2025; a cura di Khatinom – L’Italia si conferma tra i campioni europei dell’economia circolare, ma il primato rischia di restare incompiuto senza una strategia industriale capace di trasformare il riciclo in un vero motore di competitività e decarbonizzazione.

L’ITALIA CHE RICICLA 2025

È quanto emerge dal Rapporto “L’Italia che Ricicla 2025” pubblicato da Assoambiente, l’associazione che rappresenta le imprese attive nel settore dell’igiene urbana, del riciclo, del recupero, dell’economia circolare, dello smaltimento rifiuti e delle bonifiche. Il documento fotografa lo stato della transizione circolare nel Paese, della quale è stata fornita un’anticipazione (in particolare sui rifiuti speciali) nell’ambito del convegno organizzato dall’associazione sul tema “Le aziende alla prova dell’economia circolare”, svoltosi nell’ambito di Ecomondo, manifestazione dedicata alla green e circular economy che ha luogo ogni anno a Rimini.

TASSO DI UTILIZZO CIRCOLARE DELLA MATERIA

Con un tasso di utilizzo circolare della materia del 20,8%, l’Italia supera ampiamente la media europea (11,8%) e le performance di Francia (17,6%), Germania (13,9%) e Spagna (8,5%). Un risultato che conferma la leadership nazionale nel recupero di materia e nella re-immissione delle materie prime seconde nei cicli produttivi, ma che al contempo testimonia come solo un quinto dell’economia italiana sia davvero circolare. L’80% del sistema produttivo continua a operare secondo logiche lineari, con un consumo di risorse ancora elevato e una forte dipendenza da importazioni di materie prime ed energia. «Non possiamo adagiarci sul primato europeo nel tasso di utilizzo circolare della materia, la vera sfida oggi è rendere circolare l’80% del paese che ancora non lo è», ha affermato al riguardo Chicco Testa, presidente di Assoambiente.

RIFIUTI SPECIALI: QUANTI SE NE RICICLANO?

Nonostante siano spesso assenti dal dibattito sull’economia circolare, i rifiuti speciali costituiscono la parte prevalente dei rifiuti prodotti in Italia, con una quota parte di 164,5 milioni di tonnellate rispetto ai i 29,3 milioni di tonnellate di quelli urbani. Il 73% di essi vengono avviati a recupero di materia (oltre 130 milioni di tonnellate), tuttavia, soltanto 7,9 milioni di tonnellate vengono smaltiti in discarica (in calo dell’11,2%) e 2,9 avviati a incenerimento. Il riciclo risulta dunque essere una leva di competitività e de-carbonizzazione, però occorrono investimenti. Dal confronto tra i rappresentanti di Federchimica, Confindustria Lombardia, FEAD e Algebris Ambiente è emerso come l’economia circolare non sia più solo una scelta ambientale, ma una questione di competitività e sicurezza nazionale e come il riciclo rappresenti una delle leve più efficaci per ridurre le emissioni e consolidare la sovranità industriale del Paese. Si ritiene quindi urgente rafforzare il legame tra riciclo e de-carbonizzazione, integrando il recupero di materia nella strategia energetica nazionale. Secondo le stime della Commissione europea per centrare gli obiettivi ambientali nel campo dell’economia circolare e dei rifiuti, il Paese dovrebbe incrementare gli investimenti di quasi 3,3 miliardi di euro all’anno.

STRATEGIA SU TRE DIRETTRICI: LA PROPOSTA DI ASSOAMBIENTE

«Serve una rotta precisa» affermano ad Assoambiente, come per latro anticipato dal Rapporto, questo al fine di rendere il riciclo un pilastro industriale dell’Italia anche nel confronto europeo. Dal punto di vista dell’offerta, occorre uniformare e ampliare i criteri di End of Waste, rimuovere le barriere normative e introdurre strumenti economici dedicati al riciclo, come le Garanzie d’Origine per le materie prime seconde; sul versante della domanda, si propone di potenziare gli appalti verdi (GPP), introdurre un’Iva ridotta per i prodotti riciclati e fissare obblighi di contenuto minimo di riciclato nei settori chiave (edilizia, metalli, tessili); inoltre, sarebbero necessarie misure trasversali come la revisione della tassazione ambientale e l’accelerazione degli iter autorizzativi.

VERSO IL «CIRCULAR ECONOMY ACT» EUROPEO

«A livello europeo è atteso entro il 2026 il nuovo Circular Economy Act, che dovrebbe creare un vero mercato unico delle materie prime seconde e dei rifiuti – conclude Chicco Testa -, l’Italia con il suo capitale industriale, tecnologico e di competenze, ha tutte le carte in regola per guidare questa trasformazione, a patto di disporre di regole chiare, incentivi stabili e una visione di lungo periodo. Il riciclo è il nuovo made in Italy, poiché unisce sostenibilità, innovazione e competitività. Ma serve un salto di scala: dobbiamo fare del nostro primato una strategia industriale nazionale».

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