New York, 31 ottobre 2025 – Finora, il Consiglio di Sicurezza aveva esortato il Marocco, il Fronte Polisario, l’Algeria e la Mauritania a riprendere i negoziati per una composizione pacifica della controversia, trattative interrotte nel 2019. Ora però, su iniziativa assunta degli Stati Uniti d’America, la bozza di risoluzione verrà dunque posta ai voti venerdì pomeriggio. Si tratta di un testo che sostiene il piano di autonomia per il Sahara Occidentale elaborato e proposto da Rabat nel 2007, che prevede, appunto, una forma di autonomia sotto la sovranità marocchina per questo vasto territorio desertico ricco di materie prime, in particolare fosfati, e dalle sponde sulle pescose acque dell’Oceano. Il testo oggetto di votazione da parte del Consiglio di Sicurezza considera tale soluzione come la «maggiormente praticabile» e, di risulta, invita il Segretario Generale dell’Onu, António Guterres, oltreché il suo inviato speciale nell’area, Staffan de Mistura, a condurre negoziati sulla base di esso.
MAGGIORE EQUILIBRIO
Si tratta di una bozza di risoluzione che gli osservatori più attenti valutano come maggiormente equilibrato rispetto al cosiddetto Draft Zero fatto circolare nelle scorse settimane, che conferma la centralità del Piano di autonomia marocchino. La seduta del Consiglio di Sicurezza, inizialmente calendata per il pomeriggio di ieri, è stata invece rinviata su richiesta dei diplomatici di Washington, pen holders del dossier, poiché gli Stati Uniti d’America redigeranno e negozieranno la risoluzione in nome e per conto del Consiglio di Sicurezza medesimo. Un’agenda che ha visto concorde anche l’inviato personale del segretario generale, Staffan de Mistura, dato che in questo modo le ore supplementari potranno venire proficuamente impiegate nella mediazione finalizzata al raggiungimento di un accordo di compromesso sul testo.
IL DOCUMENTO IN DISCUSSIONE ALL’ONU
La nuova formulazione riafferma anche il principio di autodeterminazione, ora esplicitamente citato accanto all’autonomia, in un passaggio che secondo fonti diplomatiche all’Onu, sarebbe il frutto di una mediazione richiesta da Mosca e accettata dagli Stati Uniti d’America allo scopo di facilitare l’ottenimento del consenso al Consiglio. Il paragrafo centrale invita infatti le parti «a impegnarsi in negoziati senza precondizioni, basati sull’autonomia, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica finale e reciprocamente accettabile che garantisca al popolo del Sahara Occidentale il diritto all’autodeterminazione». Tuttavia, riguardo a questo aspetto una fonte marocchina interpellata dall’agenzia di stampa italiana “Nova” ha sottolineato come il principio di autodeterminazione sia già contenuto nel testo della proposta marocchina del 2007, che prevede la gestione autonoma del territorio nel quadro della sovranità nazionale.
OPZIONI CONCRETAMENTE PRATICABILI
La medesima fonte ha altresì aggiunto che «associare l’autodeterminazione al concetto di autonomia rafforza la visione di Rabat, sulla base della quale l’autonomia è una forma di autodeterminazione conforme al diritto internazionale, questo contrariamente alla posizione assunta dall’Algeria, che tende a limitare il principio alla sola opzione dell’indipendenza». Rispetto alla versione iniziale, la nuova bozza prolunga il mandato della MINURSO (missione degli osservatori dell’Onu) al 31 ottobre 2026 (la sua precedente scadenza era stata invece fissata al 31 gennaio), in essa viene inoltre introdotta una clausola di revisione strategica da applicarsi entro sei mesi, affidata al Segretario Generale. Scompare poi il riferimento a una possibile «trasformazione o cessazione della missione» qualora i negoziati non producano risultati, sostituito da un linguaggio più prudente che sottolinea l’importanza del ruolo svolto da MINURSO nel «fornire stabilità e sostegno al rappresentante personale del segretario generale».
UNA FASE DECISIVA
Washington, Londra e Parigi sostengono attivamente e con pragmatismo il piano di autonomia di Rabat, mentre Mosca e Algeri sarebbero inclini a un testo che ribadisca i riferimenti al diritto all’autodeterminazione. Il voto potrebbe costituire una fase decisiva nel percorso politico in direzione della soluzione del conflitto, mantenendo la centralità del piano marocchino in un quadro multilaterale inclusivo. Ma, il Consiglio di Sicurezza ha anche espresso la sua «profonda preoccupazione» in ordine al finanziamento insufficiente destinato ai rifugiati saharawi nei campi di Tindouf, esortando i donatori internazionali a rafforzare il loro contributo. Ribadita altresì la richiesta di registrazione dei rifugiati da parte dell’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (HCR), richiesta che Rabat considera da lungo tempo essenziale ai fini della trasparenza delle attività umanitarie e della «responsabilizzazione dell’Algeria».
DINAMICHE NEI CORRIDOI DEL PALAZZO DI VETRO
Algeri, membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dal gennaio 2024, avrebbe tentato senza successo di far rimuovere dal testo ogni riferimento esplicito all’autonomia quale base negoziale, ritenendo tale formulazione compromettente l’imparzialità del processo onusiano. Dal canto suo, il Polisario ha reso noto che rifiuterà di partecipare a discussioni «fondate su un testo che conforta la posizione marocchina». Infine, l’Algeria non voterà a favore del progetto di risoluzione se questo manterrà in sé il riconoscimento del Piano di autonomia. Per essere adottata, la risoluzione dovrà ottenere almeno nove voti favorevoli senza che uno dei cinque membri permanenti (Stati Uniti d’America, Federazione Russa, Repubblica Popolare Cinese, Francia e Regno Unito) eserciti il proprio diritto di veto. Al riguardo, l’atteggiamento assunto da Mosca e da Pechino permane al momento, incerto.



