Roma, 29 ottobre 2025 – Però, se nel pieno dell’emergenza pandemica vi era carenza di dati aggiornati relativamente alle modalità mediante le quali il fenomeno stesse evolvendo, oggi, a distanza di qualche anno, la letteratura internazionale e nazionale offre invece punti di riferimento maggiormente solidi sui quali basare riflessioni, analisi e politiche pubbliche. Gli analisti di Openpolis hanno quindi approfondito le tendenze recenti attraverso alcuni degli ultimi studi elaborati e pubblicati, facendo riferimento al complesso dei dati disponibili sull’argomento, questo nel tentativo di ricostruire la situazione italiana; https://www.openpolis.it/cosa-sappiamo-sulla-salute-mentale-degli-adolescenti/?utm_source=Newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=poverta-educativa
COMPRENDERE IL FENOMENO È ESSENZIALE
L’adolescenza è un periodo cruciale per la salute mentale, poiché in questa fase si formano modelli comportamentali che spesso dureranno per l’intera vita dell’individuo. Nuove analisi hanno iniziato a indagare la condizione dei giovani nella fase successiva alla pandemia da Covid-19 e alla condizione di isolamento e angoscia che essa ha comportato, evidenziando la necessità di un approccio organico ai loro bisogni. Di seguito verranno forniti alcuni dati al fine di stimolare ulteriormente l’interesse per l’argomento: tre quarti dei disturbi mentali che durano tutta la vita insorgono prima dei ventiquattro anni di età; 42 milioni sono gli anni di vita in salute che potrebbero essere persi dagli adolescenti nel mondo nel 2030 a causa di disturbi mentali o per suicidio (sono due milioni in più rispetto al 2015); 71,8 è l’indice di salute mentale tra gli adolescenti nel 2024, esso risulta essere in miglioramento rispetto all’anno precedente, tuttavia ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici; gli adolescenti in Italia sono 5,1 milioni, pari a circa il 9% del totale della popolazione; Crotone è la città nella quale è presente il numero maggiore di adolescenti (si tratta di un residente su dieci), mentre Oristano è quella dove ve ne sono meno (ammontano infattoi al 6,79% della popolazione).
UNA FASE CRUCIALE PER LA SALUTE MENTALE
In una recente ricerca effettuata dalla Commissione Lancet sulla salute degli adolescenti, pubblicata nel maggio del 2025, una particolare attenzione è stata concentrata sulla salute mentale dei più giovani nella fase post pandemica. Dai risultati si è evinto come l’adolescenza sia una fase di crescita esponenziale delle capacità cognitive, nonché un periodo in cui si cristallizzano (nel bene e nel male) abitudini e modelli comportamentali che spesso permangono nell’individuo tutta la vita. Comportamenti alimentari e dipendenze, ad esempio, sono strettamente correlati a fattori che rinvengono la loro origine nell’adolescenza. Infattim questa fase della vita è oltremodo delicata anche per quanto concerne la salute mentale. L’analisi Lancet ha sottolineato come tre quarti dei disturbi che durano tutta la vita insorgano prima dei ventiquattro anni. Ciò pone una questione riguardo alle politiche pubbliche dei diversi paesi, a partire dalla necessità di valutare l’ampiezza di questi fenomeni e la loro evoluzione nel tempo, specie dopo gli anni dell’emergenza pandemica. Già nel 2021, nel pieno dell’emergenza Covid, Unicef dedicò il rapporto sulla condizione dell’infanzia nel mondo proprio alla questione della salute mentale dei minori, evidenziando come a livello globale più di un adolescente su sette di età tra i dieci e i diciannove anni convivesse con un disturbo mentale diagnosticato.
SITUAZIONE NEL MONDO E IN ITALIA
Più di recente, sempre la Commissione Lancet ha previsto un peggioramento nel benessere psicologico di ragazze e ragazzi facendo riferimento al 2030. Si afferma nel loro rapporto che sono 42 milioni gli anni di vita in salute che si stima potrebbero venire perduti dagli adolescenti nel mondo a quella data a causa di disturbi mentali o suicidio (due milioni in più rispetto al 2015). Dopo la pandemia – a livello mondiale è stato registrato un rallentamento nel ritmo di crescita di alcuni indicatori di salute tra gli adolescenti, tendenza in grado di compromettere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e questo risulta particolarmente evidente nell’ambito dei disturbi mentali. Nella fase post-Covid l’interesse per il fenomeno ha indotto la ricerca nazionale a interrogarsi e a misurare le tendenze del benessere degli adolescenti. In Italia, tra le indagini maggiormente significative vi sono quelle effettuate dal Ministero della Salute (curata dell’Istituto Superiore di Sanità) sui disturbi del comportamento alimentare tra i più giovani e sulle dipendenze comportamentali nella Generazione Z, cioè i cosiddetti nativi digitali nati tra la fine degli anni Novanta e il 2012.
GIOVANI E «RITIRO SOCIALE»: L’INCIDENZA DELL’HIKIKOMORI
Inoltre, è possibile fare valido riferimento all’indagine condotta dal gruppo di ricerca sui mutamenti sociali, valutazione e metodi (MUSA) dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, pubblicata quest’anno, dalla quale è stato possibile evidenziare una crescita degli adolescenti che non incontrano i loro amici fuori da scuola, la cui percentuale i ricercatori ritengono sia quasi raddoppiata a seguito della pandemia. Più in generale, a questo lavoro va ascritto il merito di avere approfondito l’incidenza in Italia del complesso fenomeno del ritiro sociale. In particolare, l’hikikomori è una forma di ritiro sociale patologico o distacco sociale la cui caratteristica essenziale è l’isolamento fisico nella propria casa. Esso riguarda principalmente (ma non esclusivamente) adolescenti e giovani adulti. A questo punto, si sottolinea come appaia evidente il fatto che la questione relativa ai disturbi mentali possa venire affrontata da vari punti di vista, quali quelli delle dipendenze, dei comportamenti a rischio, delle violenze e del ritiro sociale.
UNA VISIONE D’INSIEME
Per ricavare una visione d’insieme, uno strumento utile del quale si può disporre è l’indice di salute mentale utilizzato dall’Istituto centrale di statistica (Istat) nell’ambito delle analisi sul benessere equo e sostenibile. Si tratta di una misura di disagio psicologico ottenuta attraverso una sintesi delle quattro dimensioni principali della salute mentale, cioè ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico; i valori dell’indice variano da zero a cento, più è elevato il valore rilevato migliori saranno le condizioni psicologiche del soggetto analizzato. Ricorrendo a questo strumento si è rilevato che, dopo l’inizio della pandemia, è proprio tra i più giovani (fascia dai quattordici ai diciannove anni di età) che veniva riscontrato il peggioramento più consistente dell’indice di salute mentale, che tra il 2020 e 2021 è passato da 73,9 a 70,3, dunque un calo di oltre tre punti in un anno.
INFLUENZE
Se la condizione della salute mentale di alcuni adolescenti permane critica non è una questione di ordine esclusivamente sanitario. A favore di questo assunto deporrebbero i risultati dell’ultima ricerca condotta dalla Commissione Lancet sul benessere degli adolescenti, attraverso i quali viene chiaramente posta in evidenza l’influenza esercitata della salute mentale su tutti gli aspetti salienti per la vita di una persona che sta divenendo adulta. Quindi, dal modo in cui si affrontano norme e strutture sociali ai risultati scolastici, dal passaggio al mondo del lavoro alle relazioni familiari e intime, dalle dipendenze all’esposizione e perpetrazione di violenze e bullismo (Mental health can profoundly influence how adolescents navigate social norms and structures and can affect educational attainment and the transition into employment, intimate relationships and family formation, exposure to, and perpetration of, violence, and interactions with the digital world – The Lancet Commissions, A call to action: the second Lancet Commission on adolescent health and wellbeing, 20 maggio 2024).
NECESSARIO UN APPROCCIO ORGANICO AL PROBLEMA
Nell’immediato, a risentirne sono principalmente le relazioni sociali, il rendimento scolastico, la qualità nell’utilizzo delle tecnologie e le interazioni in ambiente digitale. I ricercatori aggiungono, però, che vi è crescente consenso in letteratura sul fatto che la salute mentale nell’adolescenza sia anche un precursore di un’ampia gamma di esiti nel corso della vita adulta. Attraverso una revisione sistematica di 237 studi sul fenomeno, emergono solide associazioni tra la salute mentale degli adolescenti, la salute fisica da adulti e problemi di dipendenze. Aspetti che, secondo i ricercatori, rimangono ancora troppo poco esplorati nelle cause ma che devono essere presi in considerazione nell’impostazione di politiche pubbliche rivolte al benessere di minori e adolescenti. Appare dunque evidente come per migliorare la condizione degli adolescenti occorrano politiche multisettoriali in grado di coinvolgere ambiti diversi: sociale, sanitario, educativo. Per definire queste politiche si rende tuttavia fondamentale il superamento di uno dei principali limiti attualmente esisteni, vale a dire la carenza di dati territoriali sufficientemente disaggregati, indefettibili a una corretta valutazione dell’ampiezza di tali fenomeni su scala locale, mantenendo ovviamente quale punto di partenza irrinunciabile il coinvolgimento diretto dei beneficiari finali, ollero gli adolescenti medesimi. Ma quanti sono? E dove vivono oggi in Italia?



