Roma, 18 settembre 2025 – «L’Italia è favorevole alla Dichiarazione di New York dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per uno Stato palestinese, ma oggi non è possibile riconoscerlo perché è assolutamente inutile: da una parte c’è Hamas e dall’altra l’Autorità nazionale palestinese». Questo è quato dichiarato dal ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani nel corso di un’interrogazione parlamentare al Senato.
IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE
«Lo ha detto stamattina anche il direttore di Limes, Giulio Caracciolo – ha poi egli aggiunto -, che riconoscere oggi lo Stato palestinese è un modo per lavarsi la coscienza e non risolve il problema. Oggi non c’è lo Stato palestinese: da una parte c’è Hamas e dall’altra l’Anp, quindi è molto più utile creare corridoi umanitari e salvare la popolazione palestinese». Tajani ha poi affermato di non essere mai stato contrario al riconoscimento della Palestina, «ma non possiamo riconoscere uno Stato palestinese che non riconosca Israele e non sia riconosciuto da Israele. Noi intendiamo lavorare perché si possano risolvere i problemi dei palestinesi, lunedì approveremo il documento, abbiamo già firmato i testi preparatori, abbiamo in agenda vari incontri con partner europei e arabi su questo tema. Ho ribadito anche al ministro degli Esteri saudita che il governo è pronto a partecipare, anche con la presenza di militari, a una missione internazionale sotto egida Onu per ricostruire l’Autorità palestinese, cioè Cisgiordania e Gaza. Non possiamo avere Hamas come interlocutore poiché è corresponsabile di quello che accade, farsi scudo del proprio popolo è un crimine orrendo, uguale a quello che stanno commettendo i soldati israeliani. Noi vorremmo che si arrivasse a un cessate il fuoco, sosteniamo iniziative del Qatar per il cessate il fuoco, per costruire due popoli, due Stati che si riconoscano reciprocamente».
ITALIA ATTIVA SUL PIANO UMANITARIO
Il ministro degli Esteri ha in seguito sottolineato come l’Italia sia in prima linea sul piano umanitario nella striscia di Gaza, «impegnata senza sosta per ottenere un cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. La priorità del governo è rafforzare i corridoi di aiuto e sostenere in Italia tutti coloro che hanno chiesto assistenza, organizzando l’arrivo di bambini bisognosi di cure che saranno portati nel Paese nelle prossime settimane con il supporto dell’Aeronautica militare. Allo stesso tempo, si collabora con studenti e ricercatori palestinesi già iscritti nelle università italiane, fornendo borse di studio”. Finora sono entrate oltre 2.400 tonnellate di aiuti a Gaza, incluse più di cento tonnellate di materiale sanitario ed emergenziale acquistato dalla FAO con fondi italiani, e ulteriori forniture arriveranno nei prossimi giorni, frutto di un intenso lavoro politico e di contatti serrati con i paesi della regione. L’obiettivo resta quello di una soluzione a due stati che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza, rafforzando la Palestina nella costruzione del proprio Stato».
LE IPOTESI DI SANZIONI COMMERCIALI
«Il Governo italiano continuerà a valutare eventuali proposte di sanzioni commerciali, assicurandosi però che non abbiano ricadute sui civili israeliani, in particolare in una società multietnica con componenti arabe e druse – ha quindi sottolineato il ministro -, l’Italia sostiene ogni misura contro Hamas ed è favorevole a nuove sanzioni contro coloni violenti e ministri che hanno assunto posizioni inaccettabili su Gaza e Cisgiordania, lavorando in coordinamento con partner internazionali, a partire dalla Germania, per alleviare le sofferenze dei palestinesi e favorire la pace, lontano da polemiche che nulla hanno a che vedere con i dolori della popolazione». Tajani ha in ogni caso ribadito la propria condanna dell’occupazione israeliana di Gaza e di ogni ipotesi di trasferimento forzato, oltreché dell’annessione della Cisgiordania e l’ampliamento degli insediamenti, definendo quanto sta accadendo «una tragedia» e «una carneficina che deve terminare immediatamente». A suo avviso, le scelte del premier israeliano, Benjamin Netanyahu «hanno superato da tempo i limiti di una reazione proporzionata, violando i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, come ho costantemente riferito alla presidente del Consiglio».
LA QUESTIONE DELLE ARMI A ISRAELE
Tuttavia, ha altresì aggiunto che «le critiche legittime verso il Governo israeliano non devono divenire pretesto per alimentare antisemitismo in Italia e in Europa. L’Italia ha rafforzato i dispositivi di vigilanza e prevenzione a tutela delle comunità ebraiche, inclusi i cittadini israeliani presenti nel Paese per turismo, garantendo che nessuno venga discriminato per idee o religione. L’antisemitismo non può avere cittadinanza nella società contemporanea, né in Italia né in Europa, e non si possono far ricadere sugli ebrei le azioni del governo israeliano. In un mondo attraversato da conflitti drammatici le parole hanno peso enorme: è fondamentale abbassare i toni e ricordare che tutti servono la Repubblica italiana, non Israele». Il ministro ha poi ribadito che «l’Italia non ha inviato armi o munizioni in Israele». A margine del question time a Palazzo Madama, Tajani ha risposto alle domande rivoltegli dai parlamentari delle opposizioni, che hanno chiesto di votare in Aula sulla situazione a Gaza. «Non decide il governo – ha replicato indirettamente il ministro rivolgendosi in seguito alla stampa -, è il Parlamento che decide; la conferenza dei presidenti dei gruppi deciderà il da farsi. Noi siamo sempre stati disponibili a venire in Parlamento. È il Parlamento che chiede al governo quale tipo di comunicazione, non siamo noi a imporre nulla. Noi rispettiamo il Parlamento». Infine, Tajani è ritornato sull’argomento relativo all’intensificazione del dibattito politico e del rischio di violenza: «Oggi è stato innalzato il livello di scorta alla presidente del Consiglio, al vicepresidente Salvini e a me, quindi vuol dire che il clima non è dei migliori. Io invece invito tutti ad abbassare i toni. Io anche oggi non ho offeso nessuno».


