RUSSIA, guerra e potere (1). Vladimir Putin è all’inizio della fine?

Nell’introdurre questa analisi sulla Russia e il suo leader, elaborata dal corrispondente di insidertrend.it dagli Emirati Arabi Uniti, Ciro Maddaloni, verranno posti almeno due interrogativi. Il primo è nel titolo, il secondo, nel catenaccio, è relativo alla concreta possibilità per la Federazione Russa di perdere quella guerra che, dissanguandosi in termini di vite umane e di risorse, sta combattendo ormai da tre anni. E se invece nei fatti tutto fosse già determinato? I reali rapporti di forza e le dinamiche fotografate negli ultimi vertici delle potenze non occidentali faranno sì che, prima o poi, si pervenga a una soluzione negoziata sulla base della situazione sul campo di battaglia? La Repubblica popolare cinese sosterrà la Russia «evitando che questa venga sconfitta»? E infine: l’Occidente e/o i volenterosi avrebbero davvero i mezzi e le capacità (anche politiche) di portare l’Ucraina alla riconquista del territorio occupato dal nemico e alla sconfitta di Mosca? Alcuni scomodi interrogativi che tuttavia bilanciano l’assertività delle conclusioni alle quali invece è giunto Maddaloni, che di seguito vengono esposte

a cura di Ciro Maddaloni (esperto di e-government internazionale), pubblicato da “Giornale Diplomatico” il 12 settembre 2025, https://www.giornalediplomatico.it/putin-si-avvia-velocemente-verso-lainizio-della-fine.htm – Vladimir Putin si avvia velocemente verso l’inizio della fine. Nel 2020, il presidente della Federazione Russa ha varato una serie di riforme costituzionali che hanno modificato notevolmente l’assetto politico (e democratico) del Paese. Le modifiche volute dallo zar hanno segnato una svolta verso un regime molto più autoritario e repressivo. Di fatto è stata azzerata qualsiasi possibilità per qualsiasi forma di opposizione di partecipare alla vita politica della Federazione. La riforma costituzionale voluta da Putin prevede anche l’azzeramento dei mandati presidenziali già ricoperti da sé stesso, cioè, è come se non avesse mai rivestito il ruolo di presidente della Federazione Russa. Questo si è reso necessario perché altrimenti non avrebbe più potuto candidarsi per altri due mandati consecutivi, ovvero fino al 2036.

L’INTRAMONTABILE PUTIN

Tatiana Stanovaya, fondatrice e direttrice dell’organizzazione R.Politik, studiosa non residente presso il Carnegie Center di Mosca, ha analizzato il funzionamento dell’attuale sistema politico russo e il crescente sentimento anti-Putin della popolazione, soprattutto tra i giovani. Ora, la domanda da porsi è se questo sentimento sarà sufficiente a fare cambiare rotta alla politica russa. A suo avviso «non è possibile fare alcuna previsione senza analizzare la dicotomia tra la politica e la realtà istituzionale interna al Paese». La legislazione in materia di governo, sistema giudiziario, applicazione della legge, parlamento, sicurezza (in particolare per quanto riguarda il Consiglio di Sicurezza) e politica sociale è stata modificata e con la riforma costituzionale il presidente russo ha ottenuto privilegi importanti, che gli permettono, ad esempio, di superare i veti del parlamento e anche una eventuale richiesta di impeachment da parte dei giudici.

TUTTI I POTERI DEL PRESIDENTE

Tuttavia, il funzionamento del regime non dipende soltanto dai meccanismi di gestione istituzionali, ma anche dalle istituzioni medesime, quindi a entrare in gioco è la dimensione politica, che implica la capacità di assicurarsi il supporto e la fedeltà delle istituzioni chiave, quali il partito al potere Russia Unita, i governatori degli Stati federati e le élite politiche. Dal punto di vista politico, se il partito al potere perdesse il suo indice di gradimento e diventasse impopolare, anche il sostegno sociale di cui gode Putin si ridurrebbe. Il Cremlino potrebbe trovarsi di fronte una opposizione in Parlamento, dove i governatori sfiderebbero lo Stato centrale, che condurrebbe alla caduta dell’attuale sistema di potere. Senza la capacità di assicurarsi i risultati elettorali desiderati e di contare su un partito di governo forte, la posizione politica di Putin e il suo controllo sugli altri organi di governo si indebolirà drasticamente.

POTERE DELL’AUTORITÀ O AUTORITÀ DEL POTERE?

Com’è facile immaginare, Putin ha pensato anche a questa eventualità allo scopo di assicurare stabilità e il controllo della Federazione. Egli però è attualmente nelle condizioni di perseguire soltanto due strategie principali: la prima è quella di assicurarsi un ampio sostegno politico, quando il regime si affida al potere dell’autorità, basato sulla legittimità popolare; la seconda è quella del ricorso all’autorità del potere, che implica misure repressive, piuttosto che dialettiche strategie democratiche con gli eventuali oppositori. Per queste ragioni, a partire dal 2018 il regime ha iniziato a passare lentamente dal potere dell’autorità all’autorità del potere, assumendo tratti maggiormente repressivi e conservatori. L’incarcerazione e l’avvelenamento di Aleksej Navalnyj, la repressione del suo partito politico (Russia del Futuro), dello staff regionale e persino dei comuni attivisti dell’opposizione, sono solo la punta dell’iceberg di quella che è oggi la pervasività della persecuzione in Russia nei confronti di qualsiasi forma di opposizione.

REPRESSIONE IN RUSSIA

Il regime esercita una pressione senza precedenti su media e giornalisti, una serie di nuove leggi repressive e l’illegalità non più tollerata ma incentivata dei servizi di sicurezza. Il 2020 ha rappresentato un momento cruciale nella storia della Russia, quando il regime ha compiuto una svolta radicale verso l’autoritarismo e la repressione, senza alcuna tolleranza per i critici di Putin. Di fatto, l’anti-Putin, tradizionalmente etichettato come «opposizione non sistemica», è stato reso illegale in Russia. Tuttavia, le cose stanno cambiando e oggigiorno la leadership di Putin viene posta in discussione da quegli stessi oligarchi che dal suo regime hanno tratto i maggiori benefici. All’inizio della guerra in Ucraina, essi hanno lasciato fare, poiché ritenevano che tutto si sarebbe risolto favorevolmente in tempi rapidi, però non è andata così e, in uno stato governato da bande criminali, si tratta di un aspetto che fa la differenza.

MASSACRO E STALLO

La guerra in Ucraina è in totale stallo. È andata avanti per troppo tempo e adesso dovrà finire, perché malgrado i proclami e le sfilate di Putin in vari contesti internazionali, la Russia è sempre meno in grado di gestire gli attacchi alla raffinerie da parte degli ucraini. La Rosneft ha perso una quota significativa della sua capacità di raffinazione nei principali impianti e questo sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dell’azienda. Ancorché non è permessa una opposizione palese all’operato di Putin, esiste un malcontento generale crescente tra gli oligarchi, che iniziano a lavorare sottotraccia contro il regime per far finire la guerra di logoramento contro Kiev, che sta erodendo anche l’economia nazionale. L’illusione generata da Donald Trump con la sua promessa che avrebbe fatto cessare la guerra rapidamente, è ormai sfumata, mentre è ben evidente che la guerra finirà, ma molto lentamente. Ecco perché l’inizio della fine, mai come oggi è davvero palese.

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