VATICANO, omosessualità e credenti. Il Giubileo LGBTQI+

In pellegrinaggio lungo la Via Francigena in direzione di Roma, una trentina di persone hanno costituito quell’avanguardia che ieri l’altro, assieme alla propria fede, ha dichiarato serenamente, ma con forza e convinzione, la propria omosessualità. Si tratta dei «Cristiani Arcobaleno», giunti da tutto il mondo nella Città eterna a fare testimonianza del loro credo e, al contempo, a contribuire nel fissare un’immagine: quella di credenti di diverso orientamento sessuale. A Roma hanno incontrato gli altri e le altre, con i quali si sono uniti

Roma, 7 settembre 2025 – Il 5 e il 6 settembre per la comunità LGBTQI+ sono dunque due date da ricordare, qualcosa di eccezionale per questa composita umanità, poiché venerdì si sono raccolti in una veglia di preghiera nella Chiesa del Gesù, un momento di intensa spiritualità, partecipazione, canto e riflessione comunitaria.

ACCOLTI DAI GESUITI

Il giorno seguente, la mattina di sabato, sempre nella Chiesa del Gesù è stata officiata la messa giubilare e nel pomeriggio, a Piazza Pia, si sono ritrovati per il successivo passaggio giubilare attraverso la Porta santa e la cerimonia di consegna della croce giubilare. Un evento che è il frutto di una incubazione risalente a due anni fa, quando in alcuni credenti omosessuali maturò l’idea di organizzare una palese partecipazione a eventi religiosi come il giubileo. Una testimoniznza di questo percorso viene resa da Tiziano Fani Braga, ex seminarista divenuto in seguito attivista del gruppo Mosaiko Cristiani LGBT+: «Dio passa anche per i fratelli, dunque essere veri nei confronti dei fratelli è un dono per sé stessi e per gli altri, è qualcosa che ti rende libero».

IL GIUBILEO DEGLI OMOSESSUALI

Ad accogliere i numerosi fedeli LGBTQI+ sono stati appunto i gesuiti, sempre un passo più avanti degli altri, anche nel comprendere gli inarrestabili mutamenti della società. gesuiti come lo fu Papa Francesco, che aprì inequivocabilmente agli omosessuali, divenendo oggetto, ma questo era prevedibile, anche di aspre critiche al suo operato. Ad avviso di Maria Laura Annibali, presidente dell’associazione Dì Gay Project, «a questo evento giubilare va conferito grande risalto, perché soltanto due anni fa sarebbe stato impensabile che tutto potesse concretamente verificarsi e, il merito lo dobbiamo al grande pastore di anime Papa Francesco, che, concependolo, ha poi posto colui che gli è succeduto al soglio pontificio nelle condizioni di realizzarlo».

RESTARE IN COMUNIONE CON LA CHIESA

Al riguardo la Annibali ha poi aggiunto che «pur essendo profondamente cristiana non sono una assidua praticante, ma mai e poi mai avrei potuto mancare a questo evento, che, torno a ripetere, è unico ed esaltante per noi credenti omosessuali che ci sentivamo figli reietti di Santa Madre Chiesa». Ora questa componente della società si affida a Leone XIV, sperando in una sua continuità nel solco di Jorge Mario Bergoglio. In questo senso c’è chi si spinge più avanti chiedendo la revisione della catechesi cattolica. Essi rivolgono le istanze dei cattolici omosessuali rivolgendosi alle gerarchie vaticane mediante un approccio dialogico, muovendo dalle basi di una omosessualità libera che intende restare in comunione con di Santa Romana Chiesa.

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