LIBIA, negoziati. Roma: incontro tra Ibrahim Dabaiba e Saddam Haftar grazie alla mediazione congiunta di Usa e Italia

La riunione di Roma, risultato di una complessa opera di mediazione, si è svolta dunque in un contesto che vede la Libia ancora fragile, interessata da continue mobilitazioni di unità militari e milizie, sospetti sabotaggi e crescenti tensioni sul piano energetico. Indubbiamente, però, essa costituisce un positivo segnale di natura diplomatica, una base sulla quale riaprire il dialogo tra i principali contendenti dell’Est e dell’Ovest libico, flemmatizzando il potenziale esplosivo che, altrimenti, rischierebbe di detonare e, quindi, far deflagrare una nuova spirale di violenza. Gli idrocarburi permangono il principale oggetto della contesa libica, interna e internazionale. Al riguardo si segnala che la compagnia statale National Oil Corporation (Noc) ha indirizzato una missiva al Governo di unità nazionale nella quale propone la creazione di una nuova società del settore energetico che abbia la sua sede a Bengasi, essa verrebbe denominata “Galiana” e svilupperebbe il giacimento di gas naturale NC7A a Hamada al-Hamra

Roma, 3 settembre 2025 – Nella giornata dello scorso lunedì, nella capitale italiana ha avuto luogo un importante incontro tra Ibrahim Dabaiba (nipote e consigliere del primo ministro del Governo di unità nazionale (Gun) di Tripoli) e Saddam Haftar (vicecomandante dell’Esercito nazionale libico, Enl; si tratta del figlio del generale Khalifa Haftar, uomo forte di Bengasi). L’evento è stato reso possibile dalla mediazione congiunta di Roma e Washington.

MEDIAZIONE ITALO-AMERICANA

Infatti, ha preso parte al tavolo negoziale anche Massad Boulos, inviato personale del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, che questa mattina ha avuto un colloquio alla Farnesina con il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani. Si è trattato di un evento di natura diplomatica estremamente significativo, che avviene a più di tre anni di distanza dal vertice di Abu Dhabi, nel corso del quale ebbero luogo colloqui tra i rappresentanti di Dabaiba e degli Haftar. Un risultato reso possibile anche dal lavoro discreto ma intenso dai servizi di intelligence italiani, in particolare dell’Aise, che hanno operato su un terreno difficile al fine di creare le condizioni per il tavolo di Roma, potenziale premessa a una svolta in uno scenario, quello libico, caratterizzato dalle crescenti tensioni tra le fazioni armate espressione dei gruppi di potere che attualmente agiscono nella zona di Tripoli.

SCENARIO CARATTERIZZATO DA TENSIONI

Ad avviso dell’analista Jalel Harchaoui, il cui parere è stato raccolto dall’agenzia giornalistica “Nova”, il rischio del divampare di un nuovo conflitto sarebbe concreto, poiché «l’apparato militare del premier Abdulhamid Dabaiba è oggi talmente ampio e mobilitato che, anche se volesse evitare lo scontro, difficilmente potrebbe tirarsi indietro». Una lettura che trova concordi i quattro parlamentari libici giunti a Rimini e a Roma nei giorni scorsi, che, sempre all’Agenzia “Nova”, hanno espresso i loro timori per lo scoppio di una guerra civile. «La nostra paura più grande – hanno essi sottolineato – è che, qualora messo all’angolo, il premier possa decidere per l’opzione dello scontro armato, oppure creare tutte le condizioni per lo scoppio di un conflitto nel tentativo di salvare la sua posizione». A esprimersi in questo modo sono stati quattro deputati provenienti da diverse regioni del Paese nordafricano: Abdulrahman Sulayman Abouras (originaria di Zawyia), Musab Mohammed al Abid Abou Alqasim (tripolino eletto nella circoscrizione di Hay al Andalus), Saad Abdulqader al Badri (eletto ad Al Abyar, presso Bengasi) e Mahdi al Aour (politico del Fezzan, che ricopre inoltre la carica di vicepresidente della Commissione per la pianificazione, le finanze e il bilancio generale del Parlamento.

ESPLOSIONE A MISURATA

L’incertezza che permea l’attuale clima libico è stata poi aggravata dalla diffusione della notizia (tuttavia ancora avvolta da dubbi) di una forte esplosione verificatasi in un deposito di munizioni a Misurata, importante città della Tripolitania e roccaforte di importanti milizie. Non è chiaro se si sia trattato di un incidente o di un’azione intimidatoria, in ogni caso l’episodio alimenta le preoccupazioni riguardo al deterioramento della sicurezza nel Paese. Gli idrocarburi, petrolio e gas, maggiori risorse libiche, permangono il principale oggetto della contesa a livello interno e internazionale. La compagnia statale National Oil Corporation (Noc) ha indirizzato una missiva al Governo di unità nazionale nella quale propone la creazione di una nuova società del settore energetico che abbia la sua sede a Bengasi, essa verrebbe denominata “Galiana” e si dedicherebbe allo sviluppo del giacimento di gas naturale NC7A a Hamada al-Hamra. È un progetto nel cui sviluppo sono coinvolti grandi player internazionali, tra cui l’Eni, che in questo caso riflette la necessità di mantenere stabili i flussi di idrocarburi verso l’Italia per evitare di incorrere in penali qualora il livello delle esportazioni non rispettasse i valori concordati.

LA MEDIAZIONE DI ROMA E WASHINGTON

La riunione di Roma, risultato di una complessa opera di mediazione, si è svolta dunque in un contesto che vede la Libia ancora fragile, interessata da continue mobilitazioni di unità militari e milizie, sospetti sabotaggi e crescenti tensioni sul piano energetico. Indubbiamente, però, essa costituisce un positivo segnale di natura diplomatica, una base sulla quale riaprire il dialogo tra i principali contendenti dell’Est e dell’Ovest libico, flemmatizzando il potenziale esplosivo che, altrimenti, rischierebbe di detonare e, quindi, far deflagrare una nuova spirale di violenza. «Vogliamo che l’Italia assuma il ruolo di arbitro mantenendo equidistanza tra i due blocchi per giungere a un accordo finale sulla riunificazione istituzionale», questa è la richiesta di cui si sono fatti latori attraverso l’agenzia di stampa “Nova” i citati parlamentari libici, un obiettivo che, attraverso l’intervento fattivo di Stati Uniti d’America e Unione europea, potrebbe venire concretamente perseguito.

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