Le produzione di biocarburanti, avviata nella Repubblica Popolare Cinese più di veni anni fa su impulso politico principalmente allo scopo di smaltire le eccedenze di mais, nel tempo si è evoluta, conducendo alla formazione di un settore industriale che oggi è prevalentemente orientato all’esportazione, a fronte di un assorbimento interno di prodotto minimo a causa dei ridotti consumi specifici.
AMBIZIOSI OBIETTIVI
Nonostante gli ambiziosi obiettivi posti da Pechino nel campo delle energie rinnovabili, conseguenti alla duplice necessità dell’abbattimento delle emissioni inquinanti entro il 2030 e del raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2060, il mercato interno dei biocarburanti evidenzia chiari segnali di stagnazione, senza progressi significativi riguardo agli obblighi di miscelazione più stringenti o alle riduzioni dell’intensità di carbonio. Infatti, il tasso medio nazionale di miscela di etanolo in Cina permane a circa il 2,1% nel 2025, ben al di sotto dell’obbligo E10 annunciato nel 2017 per l’attuazione a livello nazionale entro il 2020. Soltanto quindici province della Repubblica Popolare Cinese si mantengono nei livelli E10 senza alcuna espansione dal 2019. Per l’anno in corso il consumo di etanolo combustibile previsto è pari a 4,3 miliardi di litri, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente, questo principalmente a causa della flessione del consumo di benzina dovuto alla rapida diffusione dei veicoli ad alimentazione elettrica. Il Governo cinese ha di fatto rinunziato al perseguimento dell’obiettivo E10, agendo sul piano della comunicazione attraverso, dapprima il ricorso all’aforisma «sviluppo moderato» (2017), quindi a quello dello «stretto controllo» dell’espansione dell’etanolo derivato dal mais (2020).
I VINCOLI DEL XIV PIANO QUINQUENNALE
Il consumo interno di biodiesel permane dunque minimo, attestandosi nel 2025 a 750 milioni di litri, con Shanghai unica municipalità che ha mantenuto vincoli rigidi allo scopo di limitare l’inquinamento atmosferico. L’industria del biodiesel si è allora orientata prevalentemente all’esportazione, commercializzando l’80% della produzione sul mercato dell’Unione europea, questo, però, fino a quando le recenti misure antidumping non hanno interrotto questo business. A questo punto l’unico segmento attualmente in crescita rimane quello aeronautico, che potrebbe assorbire la produzione industriale cinese. A Pechino si prevede infatti che il consumo di carburante sostenibile per l’aviazione (Sustainable Aviation Fuel, SAF), ottenuto da fonti non fossili, raggiungerà un volume pari a 62,5 milioni di litri entro la fine dell’anno, ponendo così nelle condizioni gli economisti sino popolari di conseguire il risultato nei termini fissati dal XIV Piano quinquennale. Tuttavia, data la propria capacità produttiva, prevista tra 3 e 3,8 miliardi di litri, l’industria cinese rimane orientata all’esportazione, una determinazione sulla quale incide anche la limitata domanda interna. La produzione di biocarburanti si basa principalmente su materie prime cerealicole, dalle quali si ottiene etanolo.
ETANOLO, CEREALI E CARBONE
Si tratta per un 75% di mais, grano e riso e un 10% circa da manioca o canna da zucchero, mentre il rimanente è frutto di gas di scarico industriali e di limitate fonti cellulosiche. La produzione di biodiesel e diesel rinnovabile dipende quasi esclusivamente dall’olio da cucina esausto (UCO), che in Cina viene raccolto nella quantità di 5,2 miliardi di litri all’anno; di questi, 3,3 miliardi di litri lo scorso anno sono stati impiegati nella produzione di BBD. In rapido incremento è poi la produzione di etanolo sintetico a base di carbone, raddoppiata a 1,2 miliardi di litri nel 2024, dei quali 436 milioni di litri destinati all’uso come carburante. Le recenti dinamiche di natura commerciale hanno avuto un impatto significativo sul settore dei biocarburanti in Cina. L’Unione europea ha imposto dazi antidumping in una forbice aperta dal 10% al 35,6% sul diesel a base di biomasse importato dalla Repubblica Popolare Cinese, provocando un crollo della produzione del 30 per cento. Inoltre, le altre misure tariffarie stabilite in precedenza avevano sostanzialmente bloccato le importazioni di etanolo dagli Stati Uniti d’America. La cancellazione da parte di Pechino dei rimborsi delle tasse all’esportazione per l’etanolo sintetico a base di carbone, decisa nel novembre del 2024, è indice del tentativo cinese di trattenere le materie prime per impiegarle nelle lavorazioni nazionali. Nel frattempo, il varo in aprile di un programma pilota di esportazione di biocarburanti sintetici (SAF), ha posto le basi per l’assunzione di un importante ruolo di esportatrice sui mercati internazionali da parte della Repubblica Popolare Cinese.
AL NETTO DELLA RETORICA UFFICIALE
La retorica ufficiale cinese relativa agli obiettivi di preservazione dell’ambiente non riesce dunque a celare le effettive politiche mirate su chiare priorità economiche. Il passaggio dalla promozione alla limitazione della produzione di etanolo derivato dal mais va direttamente correlato ai livelli e ai prezzi delle scorte della materia base agricola, piuttosto che agli obiettivi di contenimento delle emissioni inquinanti. In parallelo, l’evidente orientamento all’esportazione, in particolare del biodiesel, unito allo sviluppo della produzione di SAF, viene ritenuto segnale di una precisa attenzione ai ritorni in termini economici in luogo del processo di decarbonizzazione interna. Nella competizione intestina al Paese si registra un insufficiente sostegno al consumo interno di biocarburanti, mentre è in atto un’aggressiva promozione della mobilità elettrica, frutto della scelta strategica nel senso della decarbonizzazione dei trasporti, che quindi penalizza il settore dei biocarburanti. Infine, gli elevati dazi commerciali che gravano su biocarburanti e materie prime, associati agli obblighi (minimi) di consumo interni impediscono un significativo sviluppo del mercato interno.
SEGNALI DI STAGNAZIONE
Ad avviso degli analisti occidentali del settore, il programma cinese relativo ai biocarburanti mostrerebbe evidenti segnali di stagnazione. Essi sottolineano come Pechino non abbia fissato criteri di sostenibilità o standard per le emissioni del ciclo di vita con riferimento ai biocarburanti. Nonostante decenni di investimenti, non si è ancora concretizzata alcuna produzione di etanolo cellulosico su scala commerciale. Un’infrastruttura di miscelazione completa permane al di fuori delle aree pilota, mentre i biocarburanti sono esclusi dai benefici previsti dal sistema cinese di scambio di quote di emissione. Se da un lato i documenti ufficiali dello Stato promuovono i biocarburanti in virtù dei benefici da loro apportati all’ambiente, la pratica effettiva rivela in realtà il perseguimento di un programma informato alla gestione delle materie prime agricole e ai proventi delle esportazioni. Il mercato interno rimane in gran parte sottosviluppato nonostante una significativa capacità produttiva espressa, aspetto che conferma la preferenza per percorsi alternativi quali l’elettrificazione, strumentali al conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione nel campo dei trasporti. In assenza di riforme politiche adeguate – concludono i citati analisti -, tra le quali si ritiene debba figurare l’obbligo di miscelazione, di standard di intensità di carbonio, oltreché l’erogazione di incentivi a beneficio del mercato interno, nella Cina Popolare il settore dei biocarburanti probabilmente permarrà dipendente dalle esportazioni, rivestendo un ruolo di risulta nelle ambizioni di neutralità carbonica del Paese.



