ECONOMIA, moneta e mercati. Our Dollar, Your Problem: uno sguardo critico al predominio della moneta statunitense

Il biglietto verde permane centrale nell'economia globale, malgrado la ricerca di monete di riserva alternative. Un fenomeno che, nei fatti, risulta in fase incrementale, qualora si consideri come la divisa statunitense, dominante nelle transazioni finanziarie e commerciali, oltreché moneta di riserva di numerose banche centrali di altri stati nel mondo, registri una flessione nelle riserve ufficiali di queste ultime. Se nel 2001 il suo peso complessivo a livello mondiale era pari al 73%, nel 2025 è calato drasticamente al 58%, indice di una diversificazione in atto. Infatti, oggi si assiste a un maggiore ricorso all’euro, allo yen e soprattutto all’oro. Nel saggio “Il nostro dollaro, il tuo problema: una visione dall'interno di sette decenni turbolenti di finanza globale e della strada da percorrere”, volume edito per i tipi della Yale University Press, l’economista americano Kenneth Rogoff affronta l’argomento in maniera approfondita. Di seguito pubblichiamo la recensione che ne ha fatto Mouhamadou Sy per “F&D Rivista Finanza e Sviluppo”, pubblicazione del Fondo monetario internazionale

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New York, 27 agosto 2025; a cura di Mouhamadou Sy (Senior Economist presso il Fmi), pubblicato su “ F&D Rivista Finanza e Sviluppo” nel giugno 2025, https://www.imf.org/en/Publications/fandd/issues/2025/06/book-review-critical-look-at-dollar-dominance-mouhamadou-syCome ha fatto il dollaro statunitense a dominare il sistema finanziario globale per così tanto tempo? Kenneth Rogoff, docente di economia ad Harvard ha cercato di fornire una risposta a questo interrogativo nel suo saggio di economia “Our Dollar, Your Problem”, un’analisi di estrema attuliatà, in quanto pubblicata in una fase nella quale il mondo si confronta con il dollaro utilizzato come arma negli scontri geopolitici e a fronte delle dinamiche che hanno recentemente provocato una fuga dagli asset finanziari statunitensi.

UNO SGUARDO AL PASSATO

Rogoff ha confrontato l’andamento del dollaro nel secondo dopoguerra con quello delle altre principali valute, tenendo presente che il rublo sovietico (moneta della superpotenza avversaria degli Usa nel corso della Guerra fredda) non è mai stato un concorrente del dollaro, date le condizioni economiche del Paese guida del comunismo nel mondo e della non convertibilità della sua moneta. Invece, almeno a partire da un certo period, lo è stato lo yen giapponese; tuttavia, il suo forte apprezzamento a seguito dell’Accordo di Plaza del 1985 (accordo sui cambi, n.d.t.) ha alimentato una bolla nel mercato azionario e immobiliare nipponico. Ma, quando Tokyo si è ripresa dallo scoppio della bolla, Washington e loro dollaro avevano però già superato la crisi.

FUGA DAL DOLLARO?

Ma oggi? Che affidamento fare sul biglietto verde, soprattutto alla luce delle recenti politiche protezionistiche in campo commerciale dell’amministrazione Trump? Rogoff sostiene la probabilità che il dollaro continui ad prevalere sui suoi rivali, in particolare sull’euro, considerata seconda valuta di riserva mondiale ma utilizzata principalmente negli scambi commerciali tra Paesi europei. Quanto alla Cina Popolare, potenza economica globale emergente, beh, nel suo caso il renminbi (altra moneta sostanzialmente non convertibile e sottoposta a stretto controllo da parte dello Stato, n.d.t.) si trova ad affrontare una serie di difficili ostacoli nel suo percorso di affermazione a livello mondiale. Allo specifico riguardo va tenuto ben presente che i mercati hanno sempre diffidato delle monete condizionate dalla, come attualmente la è quella cinese.

LAVORARE SUI CAMBI

Argomenta Rogoff nel suo volume che la maggior parte dei paesi si adatta al predominio del dollaro e spesso aggancia a esso la propria valuta e i tassi di cambio fissi hanno poi contribuito a tutte le principali crisi nei mercati emergenti, tra cui quella in Messico nel 1994, nell’Asia orientale nel 1997 e in Argentina nel 2002. Egli invoca invece tassi di cambio flessibili, associati al perseguimento di obiettivi di inflazione attraverso l’azione di banche centrali indipendenti. Si tratta di consigli di natura politica dei quali è stato tra i primi a dispensare fin dalla metà degli anni Novanta. Da allora, di questi suggerimenti diverse economie emergenti ne hanno fatto tesoro, ricorrendo in parallelo all’accumulazione di riserve valutarie e al rafforzamento del proprio sistema finanziario, una strategia posta alla base delle proprie politiche macroeconomiche.

SUPREMAZIA DELLA MONETA AMERICANA

Rogoff sostiene che il dollaro permane ancora oggi centrale nel sistema economico globale, malgrado nel mondo si assista a una ricerca spasmodica di alternative a esso e nonostante la comparsa delle criptovalute e delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). Ad avviso dell’autore del saggio, un dollaro digitale eclisserebbe facilmente le altre CBDC grazie allo status di valuta leader posseduto, che si sommerebbe alla leadership tecnologica degli Stati Uniti d’America. Al contrario, manifesta scetticismo riguardo alla capacità delle criptovalute di eludere il controllo ufficiale, poiché rammenta che «i governi hanno sempre trovato il modo di regolamentare le valute private». «La supremazia del dollaro – osservò Valéry Giscard d’Estaing quando ricopriva la carica di ministro delle finanze francese, dal 1969 al 1974 – conferisce un «privilegio esorbitante». Con ciò, egli intendeva la capacità degli Stati Uniti di vendere debito pubblico a tassi di interesse più bassi e di gestire ampi deficit delle partite correnti per decenni senza compromettere la propria posizione di investimento internazionale.

INCOGNITE E MONITI

Ma, è il monito di Rogoff, il mancato adempimento delle responsabilità che derivano da questo privilegio, cioè come fornire dollari all’economia mondiale in periodi di stress globale, potrebbe, in ultima analisi, minare il predominio della moneta americana. Lo stesso potrebbe accadere al crescente debito statunitense, a causa dell’infondata convinzione che i tassi di interesse più bassi dureranno per sempre, così come l’autocompiacimento nei confronti dell’inflazione e le sfide all’indipendenza della Federal Reserve. “Our Dollar, Your Problem” è una guida preziosa per i decisori politici che si trovano ad affrontare le attuali sfide finanziarie globali, poiché è in grado di offrire un’analisi approfondita delle implicazioni geopolitiche ed economiche di un mondo incentrato sul dollaro, fornendo altresì un valido contributo alla recente letteratura sul predominio del biglietto verde.

KENNETH ROGOFF

L’autore, nato a Rochester (New York) nel 1953, è un esperto economista formatosi al Massachusetts Institute of Technology (MIT) alla fine degli anni Settanta sotto la guida di Rüdiger Dornbusch, pioniere dei moderni modelli di tasso di cambio e teorico dell’overshooting del tasso di cambio. Kenneth Rogoff ha lavorato presso la divisione finanza internazionale della Federal Reserve all’inizio degli anni Ottanta e presso il Fondo monetario internazionale nelle vesti di capo economista all’inizio del nuovo millennio. Ha insegnato nei dipartimenti di economia di alcune delle migliori università degli Stati Uniti d’America.

IL NOSTRO DOLLARO, IL TUO PROBLEMA

Autore: Kenneth Rogoff;

titolo del volume: “Our Dollar, Your Problem” (Il nostro dollaro, il tuo problema: una visione dall’interno di sette decenni turbolenti di finanza globale e della strada da percorrere);

lingua: inglese;

editore: Yale University Press, New Haven, CT, 2025,

pagine: 360;

ISBN-13 978-0300275315

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