ECONOMIA, dazi commerciali. Una possibile risposta a Donald Trump risiede nella formazione

Ad avviso del «venture builder» Enzima12 questo è possibile, ma l’Unione europea dovrà rispondere alle imposizioni della Casa Bianca investendo sul capitale umano. Dunque, si renderà necessario allocare maggiori risorse sulla formazione, ma queste non dovranno venire considerate «aiuti di stato». La richiesta relativa alla correzione del Fondo Inps nella Manovra Italia, ritenuta «una stortura»

Roma, 7 agosto 2025, a cura di Blum – «In un contesto segnato da nuove barriere commerciali e dazi crescenti, come quelli imposti dagli Stati Uniti d’America alle esportazioni europee, è necessario aiutare le imprese italiane ed europee ad innovarsi ed essere competitive. Per farlo, serve una svolta politica: un massiccio piano di investimenti in formazione e competenze, che siano esclusi dal computo degli aiuti di Stato. In Italia si può inoltre intervenire, magari nella prossima Legge di Bilancio, correggendo la stortura per cui ogni anno il 10% dei fondi dei lavoratori destinati alla formazione, viene investito altrove. Se davvero crediamo nella centralità del capitale umano, dobbiamo trattare la formazione dei lavoratori come un’infrastruttura strategica al pari delle reti energetiche o digitali. Questo è l’elemento che può rendere il nostro tessuto produttivo capace di adattarsi, innovare e competere. E dunque reggere l’urto dei dazi americani». Lo dichiara in una nota Vincenzo Vietri, co-founder di Enzima12, venture builder specializzato nei settori dei servizi per la formazione e per il lavoro.

IN DIFENSIVA, MA TRASFORMANDO

«La risposta dell’Europa non può essere solo difensiva – prosegue Vietri –, infatti essa dovrà essere trasformativa e il nuovo ciclo dei fondi europei e il futuro accordo di partenariato dovranno riconoscere questo cambio di paradigma: la competitività non si difende con dazi e controdazi, ma si costruisce sulle persone e sulle loro capacità. Le imprese che reggeranno l’urto del nuovo scenario globale saranno quelle che sapranno adattarsi, trasformarsi, innovare. E per farlo hanno bisogno di lavoratori qualificati, aggiornati, accompagnati nei processi di cambiamento». Particolare attenzione va riservata al Mezzogiorno d’Italia e alle regioni europee in ritardo di sviluppo. «È qui – aggiunge al riguardo il co-founder di Enzima12 – che la politica industriale europea dovrebbe concentrarsi. Non solo per ragioni di equità, ma per colmare i divari interni e rafforzare l’intero mercato unico. Serve una nuova generazione di investimenti mirati nei quali la formazione sia al centro di ogni strategia di sviluppo territoriale. E non ci stancheremo mai di ripeterlo: da troppi anni i lavoratori italiani versano lo 0,30% del proprio salario in un fondo Inps per la formazione, ma ai fondi paritetici interprofessionali, che con queste risorse finanziano i piani formativi delle imprese, arriva a meno dello 0,27 per cento».

ALLA RICERCA DI RISORSE

«Insomma – conclude Vietri -, oltre un decimo delle risorse raccolte per la formazione viene sistematicamente deviato altrove. È una stortura grave, che svuota di significato uno strumento fondamentale per la competitività del Paese. È tempo di correggerla, con un intervento netto e strutturale, magari nella prossima Legge di Bilancio». Enzima12 è un venture builder che crea e abilita società nei servizi per la formazione e per il lavoro. Fanno parte del gruppo le società Skills, AG Training, Darwin, Funding42, Evergon Training, Nexento, Dharma, Justeam, oltre all’agenzia di somministrazione Meraki Job e alla start up studio 12Venture Società Benefit. Il Gruppo cura anche “Osservatorio Proxima”, che pubblica report annuali sulla formazione e il lavoro in Italia e sulle evoluzioni dell’EdTech.

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