Roma, 6 agosto 2025 – Questa mattina ha avuto luogo la riunione avente all’ordine del giorno l’approvazione del progetto definitivo per l’avvio dei lavori di realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Contestualmente, Allianz Trade, gruppo leader mondiale nell’assicurazione del credito commerciale, ha pubblicato uno studio (3.5% to 2035, Bridging the global Infrastructure gap) nel quale si prevede che sarà necessario investire annualmente il 3,5% del prodotto interno lordo mondiale per colmare il gap infrastrutturale globale in essere, quindi oltre 10.500 miliardi di euro (11.500 miliardi di dollari) entro il 2035. Circa 7.000 di essi verranno allocati nei mercati emergenti, ma anche l’Europa si troverà a dover intensificare gli sforzi al fine di conseguire gli obiettivi di transizione climatica e digitale.
EUROPA: GLI INVESTIMENTI RITENUTI PIÙ URGENTI
La spinta verso la decarbonizzazione richiederà tra i 100 e i 137 miliardi di euro all’anno in Europa per ammodernare le reti elettriche, potenziare lo stoccaggio energetico e rafforzare le interconnessioni transfrontaliere. Complessivamente, l’Europa dovrà mobilitare oltre 1.800 miliardi di euro in infrastrutture energetiche entro il 2035, il 70% dei quali sarà destinato a reti e sistemi di accumulo per evitare colli di bottiglia e interruzioni nella fornitura di energia. La Germania svolgerà un ruolo centrale come hub energetico del continente, con investimenti previsti superiori a 68 miliardi di euro solo nello stoccaggio a batteria. Anche l’Italia riveste un ruolo strategico, infatti sono necessari 17,5 miliardi di euro per lo stoccaggio e 6,3 miliardi di euro per le interconnessioni. l’iniziativa RePowerEU rafforza significativamente il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) originario dell’Italia, finanziando progetti volti a migliorare le infrastrutture energetiche, potenziare la resilienza delle reti e accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili. Investimenti rilevanti (molti dei quali sostenuti dalla Banca europea per gli investimenti) sono focalizzati sulla modernizzazione delle reti di trasmissione, sull’incremento dell’affidabilità e sull’espansione della capacità per integrare una quota crescente di energia pulita nel sistema nazionale, passaggio chiave per l’indipendenza energetica e la decarbonizzazione del paese.

INFRASTRUTTURE NON ENERGETICHE
In Italia attesi investimenti di oltre 90 miliardi di euro per le infrastrutture non energetiche: Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Italia dovranno investire complessivamente almeno 500 miliardi di euro in infrastrutture non energetiche. Le esigenze specifiche dell’Italia (che includono strade, ferrovie, porti, telecomunicazioni e reti idriche) superano i 90 miliardi di euro entro il 2035. Una parte significativa di tali investimenti sarà necessaria nel Sud e nei principali centri urbani. Ulteriori fondi saranno necessari per modernizzare le reti elettriche e sviluppare capacità di accumulo in un paese ancora fortemente dipendente dal gas. Stimiamo che l’effettiva spesa dei fondi del programma NGEU abbia contribuito alla crescita di un punto percentuale del prodotto interno lordo (Pil) italiano tra il 2021 e il 2024. Nonostante l’Italia abbia ricevuto oltre 122 miliardi di euro di fondi (su un totale di 194 miliardi) a oggi è stato speso solo poco più di un terzo delle risorse disponibili. Con un solo anno rimasto per raggiungere tutti gli obiettivi necessari allo sblocco dell’intera somma, accelerare l’attuazione è cruciale per massimizzare i benefici economici ed evitare il mancato utilizzo di fondi disponibili. Persistono ostacoli burocratici, lentezze nelle autorizzazioni e inefficienze, in particolare a livello locale, che continuano a ostacolare lo sviluppo delle infrastrutture. L’Italia ha già apportato numerose revisioni al Pnrr per far fronte ai ritardi, e ulteriori semplificazioni normative sono attualmente in discussione con l’Unione europea. Questi aggiustamenti sono fondamentali per garantire il tempestivo versamento delle prossime tranche e scongiurare la possibile perdita fino a 54 miliardi di euro in fondi non richiesti entro la scadenza di agosto 2026.

RUOLO CRESCENTE SVOLTO DAL CAPITALE PRIVATO
Il capitale privato sta diventando sempre più il pilastro del finanziamento infrastrutturale globale. Gli asset infrastrutturali a capitale privato hanno superato i 1.350 miliardi di euro nel 2024, alimentando investimenti mirati in energie pulite, data center e trasporti sostenibili. I rendimenti attesi tra l’8% e il 10% annuo rendono l’infrastruttura una classe di attivo strategica per gli investitori istituzionali. Il futuro delle infrastrutture europee e italiane dipenderà dalla capacità di attivare un circolo virtuoso tra capitale pubblico e privato. Il pubblico dovrà fungere da catalizzatore, definendo obiettivi chiari, fornendo garanzie e riducendo i rischi iniziali. Il privato, dal canto suo, porterà capitale, know-how tecnologico e capacità di gestione.
info: www.allianz-trade.com, mentre per una visione integrale dello studio si rinvia al seguente link: https://www.allianz-trade.com/en_global/news-insights/economic-insights/35-2035-bridging-global-infrastructure-gap.html



