a cura di Giuseppe Morabito, generale dell’Esercito italiano in ausiliaria e membro del direttorio della NATO Defense College Foundation – Recentemente, si è parlato delle «scaramucce» di confine sia tra India e Pakistan, inoltre, in questi giorni si legge degli scontri di frontiera tra Cambogia e Tailandia, mentre qualche triste notizia viene resa nota riguardo alla repressione sanguinaria delle popolazioni curde nel nord della Siria e di quelle armene nel Nagorno Karabakh, tuttavia, poco si conosce di quanto sta avvenendo in Afghanistan, paese caduto nelle mani dei talebani dopo venti anni di presenza dei militari della NATO.
DOVE È FINITO L’AFGHANISTAN?
Un mese fa Russia di Putin è divenuta il primo paese a riconoscere il governo dell’Afghanistan da quando i talebani hanno preso il potere nel 2021. La posizione di Mosca ha, purtroppo, consolidato anni di impegno più discreto e segnato al medesimo tempo una svolta radicale rispetto alle profonde ostilità che hanno caratterizzato i legami con la Federazione Russa nel corso del primo periodo nel quale gli «studenti islamici» hanno detenuto il potere in Afghanistan, a seguito della caduta di Najibullah. Da quando i talebani hanno riconquistato Kabul, quattro anni fa, diversi stati, tra i quali alcuni che storicamente li avevano considerati avversari, vi hanno invece stabilito delle relazioni. Eppure, fino a a un mese fa nessuno aveva formalmente riconosciuto loro, come invece ha fatto il ministero degli esteri russo, mediante una dichiarazione nella quale si afferma che questo riconoscimento «aprirà la strada alla cooperazione bilaterale con l’Afghanistan».
LA DIPLOMAZIA CENTRASIATICA DI MOSCA
«Riteniamo che l’atto di riconoscimento ufficiale del governo dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan darà impulso allo sviluppo di una produttiva cooperazione bilaterale tra i nostri Paesi in vari settori», recitava inoltre la nota ufficiale russa. Mosca cercherà dunque la cooperazione nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’agricoltura e delle infrastrutture. In particolare, l’ambasciatore russo a Kabul ha incontrato il ministro degli esteri afghano, Amir Khan Muttaqi, per comunicargli la provocatoria decisione del Cremlino di riconoscere il governo talebano del Paese centroasiatico. In questi giorni, un rapporto delle Nazioni Unite rivela come i talebani forniscano ancora rifugio a numerosi terroristi di al-Qaeda e delle formazioni sue alleate, che conseguentemente, costituiscono una minaccia per l’Asia centrale e l’Occidente.
PRESENZA DI AL-QAEDA E ISLAMIC STATE
Fonti dell’opposizione ai talebani asseriscono che molti membri di origine araba di al-Qaeda si troverebbero nelle sei province afghane di Ghazni, Helmand, Kandahar, Kunar, Uruzgan e Zabul. Sarebbero stati inoltre segnalati diversi campi di addestramento dell’organizzazione jihadista che fu di Usama bin Laden in tutto il Paese, mentre di recente ne sono stati individuati altri tre, probabilmente di ridotte dimensioni e con armamenti rudimentali. I talebani avrebbero persino permesso agli islamisti radicali legati ad al-Qaeda di fare parte delle proprie forze di sicurezza e delle unità dell’esercito nelle province settentrionali, mentre nel paese sarebbero presenti duemila combattenti reclutati in Afghanistan e in Asia centrale. non solo: alcune informazioni confermano che Islamic State (IS) continua a indottrinare i bambini nelle madaris (scuole coraniche) e ha istituito corsi di addestramento al suicidio frequentati da adolescenti.
LE VENDETTE DEI TALEBANI
Il gruppo di ricerca composto da afghani rifugiati in Italia ha nuovamente analizzato gli episodi di vendetta dei talebani contro i reduci delle forze armate afghane, evidenziando dati scioccanti su omicidi e torture. Stando alle informazioni relative ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio 2025, l’intelligence talebana avrebbe assassinato deliberatamente una sessantina di persone, una cifra allarmante che contrasta con la (falsa) promessa di amnistia generale annunciata dai talebani una volta giunti nuovamente al potere a Kabul. Fin dall’inizio del dominio talebano dell’Afghanistan è stata perseguita una politica di vendetta sistematica contro le forze di sicurezza della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, poi, con l’intensificarsi delle espulsioni forzate degli ex militari afghani dall’Iran, i talebani hanno accelerato la loro azione di eliminazioni.
SPOSTAMENTO A DOHA DELL’AMBASCIATA ITALIANA
La Repubblica Italiana non ha relazioni diplomatiche con l’Afghanistan da quando questo paese è ricaduto sotto il dominio dei talebani, quindi, al pari della quasi totalità degli altri stati, ha spostato la propria ambasciata a Doha, nel Qatar. Al tempo stesso, sono portati avanti contatti pragmatici con le autorità di fatto di Kabul, sebbene a livelli minimi. Ciò, ovviamente, non costituisce una legittimazione del regime talebano e ha luogo nel quadro di un’azione prioritaria di prevenzione della migrazione clandestina e di contrasto dei trafficanti di esseri umani, oltreché allo scopo di facilitare lo svolgimento delle attività di assistenza umanitaria in loco. Da anni il mondo assiste alla totale negazione dei diritti delle donne in Afghanistan da parte dei talebani, una situazione che ha portato a un deterioramento senza precedenti di essi.
LE DONNE QUALE PARADIGMA DI UNA DRAMMATICA INVOLUZIONE
Per adulte, ragazze e bambine la vita sotto il regime dei talebani comporta una miseria e una solitudine sempre più profonda e drammatica da affrontare quotidianamente. Costellata da limiti nell’istruzione, nell’occupazione lavorativa, nella libertà di abbigliarsi, nei viaggi e le uscite fuori dalla propria casa e nell’accesso al sistema giudiziario. Le donne sono state letteralmente cancellate dalla vita pubblica. Per loro è vietato coltivare sogni e aspirazioni, mentre fame, povertà, violenza di genere e matrimoni combinati sono la realtà quotidiana. Questo è l’Afghanistan di oggi.



