AUTOMOTIVE, cessioni industriali. Iveco, acquisizioni da parte di Tata Motors: allarme dei sindacati

Ad avviso di Rocco Palombella (Uilm) «rassicura il fatto che La Divisione Difesa resti in mani italiane, tuttavia siamo preoccupati per il resto del Gruppo. Una volta che la complessa operazione di offerta pubblica di acquisto azionaria verrà completata, dovremo comprendere le effettive intenzioni di Tata Motors, che peraltro sta a sua volta separando le proprie attività dei veicoli commerciali da quelle delle vetture private. Ogni acquisizione comporta di per sé rischi ed è inevitabile il rammarico di perdere l’indipendenza di una storica impresa italiana». Gianluca Ficco (segretario nazionale Uilm e responsabile settore automotive) sottolinea che, «in linea generale, la cessione di Iveco mette l’Italia dinanzi a una duplice e grave realtà: da una parte la crisi del settore automotive in senso allargato, causata dalle autolesioniste politiche europee di elettrificazione; dall’altra la difficoltà di difendere i nostri campioni nazionali, proprio nel momento in cui le altre potenze industriali sostengono la loro industria nazionale»

Torino, 31 luglio 2025 – «La cessione della Divisione Difesa da parte di Iveco a Leonardo SpA è la migliore soluzione possibile, poiché garantisce che una grande realtà industriale di un settore strategico resti in mani italiane. Esprimiamo maggiore preoccupazione invece per il resto del gruppo, che sarà oggetto di acquisizione da parte della indiana, e che quindi richiede la massima attenzione da parte sia sindacale sia istituzionale», questo è quanto dichiarato ieri da Rocco Palombella e Gianluca Ficco, rispettivamente, segretario generale e segretario nazionale della Uilm, quest’ultimo responsabile del settore automotive.

CESSIONI AGLI INDIANI: LE PREOCCUPAZIONI DEL SINDACATO

La cessione della Divisione Difesa di Iveco concerne tre stabilimenti industriali, quelli situati a Bolzano, Piacenza e Vittorio Veneto, che impiegano oltre 1.600 dipendenti, dei quali 1.100 di Iveco Defence e 500 di Astra. «Siamo assai fiduciosi – affermano i sindacalisti – che il passaggio in Leonardo non costituisca un problema per i lavoratori, ma anzi possa costituire in prospettiva una opportunità, tuttavia, sul futuro del resto del Gruppo industriale, che in Italia conta 13.000 dipendenti, incombe purtroppo una maggiore incertezza. Infatti, una volta che la complessa operazione di offerta pubblica di acquisto azionaria verrà completata, dovremo comprendere le effettive intenzioni di Tata Motors, che peraltro sta a sua volta separando le proprie attività dei veicoli commerciali da quelle delle vetture private. Ogni acquisizione comporta di per sé rischi ed è inevitabile il rammarico di perdere l’indipendenza di una storica impresa italiana, però, rileviamo con sollievo che Tata Motors non ha alcun stabilimento di veicoli commerciali in Europa e questo riduce i rischi di sovrapposizioni produttive. In ogni caso la situazione richiederà la massima attenzione da parte non solo del sindacato ma anche del Governo, tanto più che sul futuro dell’industria europea dei veicoli commerciali si getta l’ombra sinistra delle multe e della così detta transizione all’elettrico, che allo stato attuale della tecnologia risulta particolarmente ostica per i camion».

LE GARANZIE DI TATA RASSICURANO SOLO IN PARTE

Si tratta della preoccupazione manifestata dallo stesso Ficco al termine dell’incontro che ha avuto luogo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy all’indomani dell’annuncio della cessione da parte di Iveco. «Gli impegni assunti da Tata Motors a salvaguardare gli stabilimenti e i dipendenti di Iveco può rassicurarci solo in parte – ha rimarcato il dirigente sindacale della Uilm -, soprattutto in una logica di lungo periodo, ragion per cui chiediamo al governo di aiutarci a difendere questa prestigiosa azienda italiana che pare oramai destinata a passare in mani straniere. È certamente positivo che Tata Motors e Iveco non presentino sovrapposizioni produttive in Europa e che abbiano sottoscritto impegni non finanziari finalizzati a rispettare l’identità aziendale, a mantenere la sede principale di Iveco a Torino, a non chiudere alcun impianto e a non ridurre l’occupazione come conseguenza diretta dell’operazione, nonché a rispettare i diritti dei dipendenti. Tuttavia tali impegni saranno validi per soli due anni e quindi sul lungo termine non scongiurano in alcun modo i rischi tipici delle operazioni di acquisizione, come ad esempio quelli di un possibile sovra indebitamento. Inoltre a preoccupare sono i problemi più generali che in Europa attanagliano il settore dei veicoli commerciali, poiché persino i camion saranno colpiti dal famigerato sistema delle multe imposto dalla normativa dell’Unione europea di elettrificazione».

LEONARDO SPA ASSORBE IVECO DEFENCE

«È certamente più rassicurante la cessione della Divisione Difesa a Leonardo SpA – prosegue il sindacalista Uilm -, poiché assicura la permanenza in mani italiane di produzioni strategiche, ma anche in questo caso naturalmente dovremo seguirne con attenzione gli sviluppi specie sulle modalità del possibile coinvolgimento di Rheinmetall. In linea generale, la cessione di Iveco mette l’Italia dinanzi a una duplice e grave realtà: da una parte la crisi del settore automotive in senso allargato, causata dalle autolesioniste politiche europee di elettrificazione; dall’altra la difficoltà di difendere i nostri campioni nazionali, proprio nel momento in cui le altre potenze industriali sostengono la loro industria nazionale. Per questi motivi abbiamo chiesto al Governo un intervento diretto sia nella vicenda specifica per controllare che l’operazione non sia orchestrata in modo tale da pregiudicare sul lungo termine l’Italia, sia con le riforme essenziali per rilanciare la competitività del Paese, sia in sede europea per riformare una transizione all’elettrico che purtroppo non salva il pianeta ma uccide l’industria. Per incidere su questa vicenda come sulle innumerevoli altre che l’hanno preceduta e che seguiranno, occorre intervenire sui fondamentali delle politiche nazionali ed europee, per invertire il triste destino che sembra tracciato per l’Italia. Nel prossimo incontro previsto per settembre speriamo vivamente di poter incontrare presso il Mimit esponenti di Tata Motors, per poter interloquire direttamente con loro».

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