Roma, 25 luglio 2025 – Infatti, nel lancio di APS si rendeva noto che il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune aveva confermato la convergenza di opinioni tra l’Algeria e l’Italia sulla questione del Sahara Occidentale. Un comunicato stampa in seguito prontamente fatto sparire (probabilmente a seguito del disappunto espresso da Roma) e poi sostituito da un altro, che però riprende fedelmente la dichiarazione congiunta resa pubblica nel corso della cerimonia della firma degli Accordi. Infatti, al punto 29 di quello vero si legge: «Per quanto riguarda il Sahara Occidentale, entrambe le parti hanno ribadito il loro sostegno agli sforzi dell’Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, per riavviare i negoziati diretti e raggiungere una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile, in conformità con gli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza».
DIVERGENZE PARALLELE
AAA… autodeterminazione oppure autonomia? Se è pur vero che «le chiacchiere il vento se le porta via», vale comunque anche l’adagio popolare che le «parole a volte sono macigni», dunque vincolano a posizioni e scelte. E siccome quella del Sahara Occidentale e della popolazione che vi abita è una questione drammatica che ha portato a un conflitto cinetico di lunga durata che vede contrapposte le agili unità militarmente strutturate del Fronte Polisario (sostenuto dall’Algeria) alle forze armate reali marocchine, è bene misurare sempre le parole e le virgole. Nel caso di specie il piede di un dipendente dell’APS potrebbe essere scivolato sul pedale della frizione… e il lancio d’agenzia è partito. L’importante è che non si ingeneri confusione nelle opinioni pubbliche riguardo a questa delicatissima questione, che ha visto Palazzo Chigi ribadire una propria chiara posizione, seppure non in linea con quella dalla maggior parte dei Paesi membri dell’Unione europea, alla quale l’Italia appartiene. Ora, il presidente Tebboune è ovviamente legittimato a far valere le proprie ragioni attraverso la stampa libera, che infatti nei paesi democratici ha puntualmente raccolto e pubblicato le dichiarazioni attribuitegli da APS.
SCANDALI AL SOLE
Allo stesso tempo, i medesimi organi di informazione hanno prontamente colto l’imbarazzo ingenerato dalla discrepanza delle posizioni ufficiali di Algeri e Roma sulla controversia giungendo a definire la questione nei termini dello «candalo diplomatico». Dare la croce addosso all’elemento apicale dello Stato algerino potrebbe configurarsi come un facile ma pedestre esercizio di retorica, meglio sarebbe invece rammentare l’equilibrio (probabilmente necessitato) di Roma in ordine alla controversia sul Sahara Occidentale, che, a differenza di quanto avrebbe affermato il presidente Tebboune, vede comunque, almeno dal luglio 2023 (promemoria seguito all’incontro tra il ministro degli Affari esteri italiano Antonio Tajani e quello marocchino Nasser Bourita, in conformità con il testo della risoluzione Onu 2654, dell’ottobre 2022), l’Italia partecipe (malgrado non abbia ancora assunto una posizione ufficiale rispetto al sostegno del Piano di autonomia proposto da Rabat) degli sforzi profusi dal Marocco al fine di risolvere la questione con spirito di realismo e compromesso, infatti, la dichiarazione congiunta di Villa Pamphilj rinviene nell’Onu l’elemento elemento centrale dirimente.
UNA GIORNATA PARTICOLARE
Ebbene, tutto questo si verificava contestualmente alla presa di posizione ufficiale di un altro paese dell’Unione europea, il Portogallo, riguardo all’annosa questione del Sahara Occidentale, con Lisbona che, esprimendo il suo pieno sostegno al Piano di autonomia proposto da Rabat, definendo quest’ultimo come «la base più seria, credibile e costruttiva per la soluzione della controversia», si allineava alla maggior parte degli altri Stati membri. Nella dichiarazione congiunta firmata a Lisbona dal ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita e da quello portoghese Paulo Rangel, Lisbona ha infatti riconosciuto gli sforzi «seri e credibili» profusi dal Regno nordafricano nel quadro delle attività poste in essere dalle Nazioni Unite allo scopo di «giungere a una soluzione politica, giusta, duratura e accettabile per tutte le parti». I due ministri hanno inoltre ribadito il sostegno alla risoluzione 2756 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che incoraggia una soluzione realistica, pragmatica e basata sul compromesso.


