SALUTE (4), malattia di Alzheimer. ENEA brevetta biomarcatori per diagnosi precoce

Si tratta di un sistema non invasivo in grado di consentire una diagnosi precoce, migliorando così la gestione della patologia e la qualità di vita dei pazienti. L’Alzheimer è oggi la forma più comune di demenza senile, in Italia essa colpisce il 5% degli ultrasessantenni

a cura di Simonetta Sola, pubblicato sul settimanale “ENEA Inform”, organo dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, il 17 luglio 2025, https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2025/salute-alzheimer-enea-brevetta-biomarcatori-per-diagnosi-precoce.html Un approccio non invasivo di ultima generazione per diagnosticare precocemente la malattia di Alzheimer, migliorando conseguentemente la gestione della patologia e la qualità di vita dei pazienti, questo è quanto brevettato dal Laboratorio di Biotecnologie RED dell’ENEA nel quadro del Piano nazionale della ricerca 2021-27, ora, il passo successivo sarà quello dello sviluppo di un test non invasivo e a basso costo.

BIOMARCATORI PER LA DIAGNOSI PRECOCE

La ricerca ha identificato nelle feci nuovi biomarcatori capaci di fornire una diagnosi precoce e una prognosi più adeguata, ricorrendo a un approccio multidisciplinare della biologia molecolare e avvalendosi di un modello che riproduce le fasi della malattia osservate nell’uomo. «È ormai ampiamente dimostrata l’esistenza di una stretta relazione tra la composizione del microbiota intestinale e lo sviluppo di patologie neurodegenerative, incluso l’Alzheimer – afferma al riguardo la referente del gruppo di ricercatori dell’ENEA, Roberta Vitali, del Laboratorio di Biotecnologie RED -, in particolare, stati di disbiosi intestinale (¹) sono stati associati ad un aumento del rischio di sviluppare la malattia. Partendo dall’ipotesi che le alterazioni del microbiota possano tradursi in modificazioni molecolari rilevabili nel campione fecale, abbiamo proposto le feci come matrice per lo screening di biomarcatori per l’Alzheimer. La nostra ipotesi è stata che specifici microRNA (²) e proteine presenti nelle feci possano fungere da marcatori di malattia».

MICROBIOTA INTESTINALE E PATOLOGIE NEURODEGENERATIVE

Il panel delle molecole identificate è stato brevettato e una selezione dei microRNA e delle proteine identificate è stata validata su campioni fecali nei diversi stadi della patologia. I risultati hanno confermato che tali molecole sono modulate in specifiche fasi della patologia o in correlazione alla sua progressione, costituendo quindi promettenti biomarcatori per diagnosi e prognosi. Prosegue la Vitali: «L’analisi di questi biomarcatori fecali nella matrice ottenuta da pazienti porrà le basi per sviluppare metodi sostenibili diagnostici e ripetibili nel tempo, di offrire una diagnosi precoce più accessibile aumentando l’efficacia delle eventuali terapie, di ridurre i costi rispetto ai metodi invasivi come il prelievo di liquido cerebrospinale e contribuirà in modo significativo al controllo di questa patologia ad alto impatto socio-sanitario». L’Alzheimer è la forma più comune di demenza senile e rappresenta una crescente emergenza sanitaria globale. In Italia colpisce circa il 5% degli ultrasessantenni e, sulla base dei dati pubblicati nel Rapporto mondiale Alzheimer 2015, nel mondo si contano oltre 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza.

NOTE

(¹) Squilibrio nella composizione e nel funzionamento del microbiota intestinale, cioè la “flora batterica” che vive nell’intestino.

(²) Piccoli frammenti di RNA non codificante, solitamente lunghi circa dai venti ai ventidue nucleotidi, che svolgono un ruolo cruciale nella regolazione dell’espressione genica.

Condividi: