DIFESA, guerre umanitarie e «gestioni» della pace. Balcani, Cossovo: ritratto di un conflitto in stallo

Nel documentario prodotto da La Fortuna e inviato a insidertrend.it dal PAO di KFOR (Kosovo FORce), viene delineato un quadro della situazione a ventisei anni dall’attacco NATO alla Jugoslavia (era il 1999, in Italia alla Presidenza del Consiglio c’era Massimo D’Alema). La storia narrata attraverso le testimonianze rese dal comandante militare italiano e da alcuni esponenti della società di questo nuovo Stato a maggioranza etnica albanese, autoproclamatosi indipendente ma non riconosciuto da tutti gli appartenenti al consesso internazionale, prende avvio nel marzo 2025, a un un mese dallo svolgimento delle elezioni parlamentari per il rinnovo dell’Assemblea legislativa di Pristina

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La Jugoslavia si è smembrata. Probabilmente era quello il suo inevitabile destino. Tuttavia, qualcuno soffiò a tal punto sul fuoco da alimentare il rogo e, conseguentemente, morti e tragedie. Allora, preti cattolici e pope ortodossi, unitamente ai mullah musulmani ricominciarono a benedire con fervore i carri armati che, appiccicate nuove variopinte coccarde su quelle dell’ormai estinta Armata Federale, prendevano la strada del fronte al suono di pifferi e tamburi, mentre qualche scaltro «liberale» in qualche luogo tranquillo dove si parlava tedesco iniziò a pregustare i risultati economici e politici di quella brillante strategia.

UN CONSUNTIVO SEDICI ANNI DOPO

Oggi, però, il consuntivo lo fanno gli stessi militari che vennero inviati in missione dopo che i bombardieri (senza per questo validare assolutamente quella che allora era l’ubbia dell’air power, basterebbe rifarsi alle cifre dei target), i peacekeeper che nei Balcani ormai “hanno preso la residenza”, fornendo la cornice di sicurezza ideale a molti burocrati affinché questi trasformassero i loro lavori ben retribuiti da temporanei in sostanzialmente «a tempo determinato». Il documentario inviato alla stampa dal PAO (Publica Affairs Office) di NATO KFOR è visibile anche su questo sito web. Di seguito riportiamo integralmente il messaggio di presentazione inviato alla nostra redazione: «La campagna elettorale è stata caratterizzata da una feroce retorica estremista e da una serie di episodi problematici, primo tra tutti la chiusura delle strutture parallele (centri adibiti alla fornitura dei servizi essenziali per la minoranza serba) da parte del governo di Pristina».

IMPANTANATI NEI BALCANI

«Dato il clima politico – prosegue il testo di NATO KFOR -, l’Italia ha deciso di inviare altre duecento unità in sostegno al suo contingente militare nella regione. Il caso, l’ennesimo passato sottotraccia, è solo l’ultimo episodio legato alla crisi del Kosovo: un Paese che non è ancora riconosciuto come tale da buona parte della comunità internazionale e dove la guerra del 1999 tra albanesi e serbi non è mai finita, ma è stata solo congelata. Nel territorio coesistono due realtà antitetiche: una maggioranza di etnia albanese che ha voglia (e fretta) di diventare nazione e una minoranza che guarda alla Serbia. Sullo sfondo, la minaccia di invasione da parte del presidente serbo Aleksandar Vučić, che spera di recuperare consensi grazie a questa retorica irredentista, il governo kosovaro che sfrutta questa minaccia, vera o presunta, per avallare politiche di discriminazione etnica e i soldati della Nato impiegati sul posto per evitare lo scoppio di un nuovo conflitto armato. Ad aggravare lo stallo, l’imprevedibilità di Donald Trump che rischia di rompere questo fragile equilibrio».

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