DIFESA, guerre e armi. Il ritorno delle mine antiuomo, ordigni che non distinguono i militari dai civili

Ad avviso dell’estensore di questo articolo, il titolo di esso «non è altro che la triste realtà che seguirà quanto si sta decidendo in Europa in questi giorni»

a cura di Giuseppe Morabito, generale in ausiliaria dell’Esercito italiano e membro del Direttorio della NATO Defense College Foundation – Andiamo per ordine e chiariamo il quadro degli eventi partendo dalla notizia che Finlandia, da poche ore, ha annunciato di aver confermato di voler abbandonare il trattato di Ottawa.

ACHTUNG: MINEN!

Negli ultimi giorni Lituania e Finlandia hanno reso noto di essere intezionate ad avviare la produzione nazionale di mine antiuomo e, dal prossimo anno se non prima, di rifornirne le proprie forze armate e quelle dell’Ucraina, a causa di quella che considerano una minaccia militare da parte di Mosca. I due Stati, entrambi confinanti con la Federazione Russia, hanno dunque annunciato il loro ritiro dalla Convenzione di Ottawa, che vieta l’uso di questo genere di armi. I funzionari dei due Paesi hanno dichiarato che la produzione potrebbe iniziare una volta completata la proceduradi ritiro dal trattato, che potrebbe durare alcuni mesi. In questa corsa agli armamenti in Europa, altri tre paesi membri della NATO e dell’Unione europea, Polonia, Lettonia ed Estonia, si stanno anch’essi ritirando dal Trattato, adducendo principalmente preoccupazioni per la sicurezza derivante dall’aggressione russa. Questi ultimi tre paesi non hanno ancora annunciato piani per avviare la produzione di mine antiuomo, tuttavia, a Varsavia e Riga viene indicato che si potrebbe avviare la produzione rapidamente se necessario, con  l’Estonia che considera questa una possibile opzione futura.

USCITA DAL TRATTATO DI OTTAWA

Il trattato del 1997, a cui hanno aderito oltre 160 paesi Italia inclusa, vieta l’uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo nel tentativo di proteggere i civili dagli esplosivi sparsi che potrebbero ancora ferirli molto tempo dopo la fine del conflitto. Tra i membri della Convenzione, però, non figurano alcuni paesi che si possono definire come «significativi»: Cina Popolare, Federazione Russa, India, Pakistan, Israele, Repubblica di Corea e Stati Uniti d’America. Ma, le mine non fanno discriminazioni tra combattenti e non combattenti e purtroppo parte di quelle impiegate sul terreno per realizzare i campi minati rimane inesplosa e attiva, creando problemi notevoli alla popolazione civile residente anche molto tempo dopo il cessate il fuoco. Nel tempo, la pioggia, le inondazioni e altri fattori climatici finiscono anche per spostare le mine da dove erano state posate. Quindi, senza controlli e con l’impatto del tempo, anche meteorologico, definire le aree minate dopo un conflitto è molto difficile. Sono oltre cinquanta gli Stati (tra i quali l’Italia) che nel corso del tempo avrebbero prodotto mine antiuomo, sia per i propri stock sia per rifornire altri paesi.

IL SETTORE INDUSTRIALE ARMIERO

Attualmente, la produzione sarebbe in corso solo in quattro nazioni: India, Myanmar, Pakistan e Corea del Sud, sebbene anche Stati Uniti d’America, Federazione Russa, Cina Popolare, Corea del Nord, Cuba, Singapore, Vietnam, India e Pakistan siano potenziali produttori e detengano le maggiori scorte. «Spenderemo centinaia di milioni di euro in mine anticarro, ma anche in mine antiuomo. Sarà una cifra significativa», ha dichiarato al riguardo il viceministro della Difesa lituano Karolis Aleksa, aggiungendo che «è anche in linea con gli impegni assunti dal presidente Donald Trump nei confronti della NATO, ovvero aumentare la spesa al 5% del prodotto interno lordo». Dal canto suo, il presidente della Commissione Difesa del Parlamento finlandese ha affermato che «Helsinki per la sicurezza dell’approvvigionamento dovrà dotarsi di una propria produzione di mine antiuomo, poiché si tratta di un sistema d’arma altamente efficace e molto conveniente».

MINE FINLANDESI ALL’UCRAINA

La Finlandia potrebbe anche fornire mine antiuomo all’Ucraina, ha poi egli aggiunto: «Non è solo giusto e nostro dovere sostenere l’Ucraina, ma è anche importante per la sicurezza della Finlandia stessa». Il motivo del ritiro è stata la necessità di rafforzare la difesa a fronte del deterioramento della situazione della sicurezza. L’esercito finlandese ha ora il diritto di fornire nuovamente le mine antiuomo al proprio sistema di difesa.  Le dichiarazioni specifiche del  Ministero degli Esteri hanno questo contenuto: «La risoluzione dell’accordo non pregiudica gli altri obblighi della Finlandia ai sensi del diritto internazionale, come quelli previsti dal diritto internazionale umanitario, che continueranno a essere rispettati. La Finlandia continuerà a sostenere gli obiettivi umanitari della Convenzione di Ottawa e le attività di sminamento umanitario». Spostandoci in Ucraina, era già noto che il suo attuale presidente Zelensky aveva firmato un decreto sul ritiro dell’Ucraina dalla convenzione che vieta le mine antiuomo.

INTANTO… A KIEV

Da notare che la Convenzione di Ottawa era stata firmata nel 1997, periodo di relativa tranquillità geopolitica. L’obiettivo era la completa eliminazione delle mine antiuomo attraverso un divieto internazionale del loro utilizzo, che dovrebbe ridurre le vittime civili. I paesi firmatari del documento si sono impegnati a non utilizzare, produrre o trasferire queste mine. All’inizio dello scorso mese di giugno il parlamento estone ha approvato una legge per il ritiro del Paese dalla Convenzione di Ottawa e, sempre in giugno, il Sejm polacco ha approvato un disegno di legge analogo. Tutto questo è indice di un cambiamento significativo nelle politiche di difesa, che dimostra come alcuni paesi vicini all’Ucraina si stiano, purtroppo, seriamente preparando a una guerra da combattere sul suolo europeo. La Russia avrebbe utilizzato più di una dozzina di varianti di mine antiuomo da quando ha lanciato un’invasione dell’Ucraina nel 2022, lo evidenzia il rapporto di giugno di Human Rights Watch.

UN’ALTRA GUERRA IN EUROPA

In una mossa a sorpresa che aveva fatto contrariare Mosca, l’amministrazione Biden aveva approvato nel 2024 la fornitura di mine antiuomo all’Ucraina. L’allora Segretario alla Difesa Lloyd Austin aveva affermato che ciò serviva ad aiutare l’Ucraina a frenare l’avanzata russa a est, mentre la situazione al fronte si deteriorava. «Questo è un passo che la realtà della guerra richiedeva da tempo», ha dichiarato il parlamentare ucraino Roman Kostenko, segretario della Commissione Difesa del Parlamento di Kiev, che annunciava un significativo passo avanti nel ritiro dal trattato sulle principali mine.  Alla fine del conflitto sminare il terreno sarà comunque e per anni un problema e un costo che anticiperà una qualsiasi ricostruzione nelle aree interessate dall’uso di questi ordigni, Cambogia e Bosnia docet.

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