SALUTE, tecnologia. L’informazione che cura: il nuovo orizzonte dei CDSS nella Sanità

I Clinical Decision Support System sono software che aiutano il medico a decidere, incrementando il grado di tempestività e appropriatezza dell’assistenza erogata. Ma, quale impatto sul livello di sicurezza, sulle liste di attesa e sulla sostenibilità delle cure hanno?

Roma, 11 luglio 2025 – Il nuovo orizzonte della tecnologia sanitaria è la diffusione dei Clinical Decision Support System (CDSS): software che aiutano il medico a scegliere, aumentando tempestività e appropriatezza dell’assistenza. Quale impatto su sicurezza, liste di attesa e sostenibilità delle cure. Lo scorso martedì, 8 luglio, ha avuto luogo a Roma un incontro i vertici delle Asl, i clinici e gli sviluppatori.

CLINICAL DECISION SUPPORT SYSTEM (CDSS)

I Clinical Decision Support System sono software avanzati che supportano i medici nella diagnosi e nelle scelte terapeutiche. Come riducono la variabilità clinica, la possibilità di errore, i tempi delle diagnosi e aumentano risparmi e sicurezza? Questo è stato uno dei quesiti posti nel corso della condivisione delle esperienze che ha caratterizzato l’evento “L’informazione che cura: sostenibilità, sicurezza e risparmio con i CDSS”, promosso da B-Sanità e svoltosi presso il Museo Ninfeo dell’Enpam. Si è trattato di un contributo nella costruzione e diffusione di un’adozione condivisa di questo importante aspetto dell’innovazione in campo sanitario. I CDSS sono grandi database di informazioni aggiornate che possono venire interrogati su sintomi e passaggi diagnostici, offrendo un “consulto” esperto in pochissimi minuti. Diverse sono le tipologie possibili e il database scritto e aggiornato da medici, con o senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale (AI), è una di esse, ma la caratteristica comune non è quella di sostituire il medico, bensì di affiancarlo nel processo decisionale.

APPROPRIATEZZA AL CENTRO DELL’INNOVAZIONE IN CAMPO SANITARIO

«Il più importante impatto dei CDSS è la crescita dell’appropriatezza – afferma al riguardo Micaela La Regina, internista e Risk Manager presso l’Asl 5 Liguria -, infatti, l’incidenza dei trattamenti inappropriati può essere abbattuta dal 20 al 2 per cento. Questo significa meno ritardi diagnostici e terapeutici, meno esami inutili e una riduzione significativa delle liste d’attesa, con evidenti benefici per la sostenibilità finanziaria del SSN. Dopo cinque anni e l’integrazione con la cartella clinica elettronica abbiamo toccato le diecimila ricerche all’anno. Sono sistemi che non soltanto meritano di essere introdotti, ma abbisognano di sostegno del tempo con formazione e sensibilizzazione». Per comprenderne l’afficacia pratica è utile fare riferimento a un caso clinico concreto, ne è testimone Lucio Patoia, primario della Usl Umbria 2: «La Porpora trombotica trombocitopenica in una paziente alla trentatreesima settimana di gravidanza è una malattia grave con il 90% di mortalità se non trattata. Essa richiede un forte impegno multidisciplinare e rischia di creare pericolose tensioni tra i diversi medici coinvolti. In questi casi i CDSS recano un grande vantaggio, poiché consentono di tracciare il percorso terapeutico concordando in anticipo i compiti di tutti gli specialisti applicati».

L’AGGIORNAMENTO: UNA SFIDA IMPOSSIBILE IN ASSENZA DI SUPPORTO

«Ogni anno vengono pubblicati oltre ottocentomila articoli scientifici e l’AI è in grado di raccogliere e rielaborare questo patrimonio di conoscenze, offrendo aggiornamenti continui e personalizzati – rammenta Mario Diplomatico, medico neonatologo presso l’Ospedale Moscati di Avellino -, chi non utilizza tali sistemi può restare vincolato alle conoscenze apprese durante gli studi. Ma è umanamente impossibile restare aggiornati su tutto e, in questo, i CDSS aiutano proprio perché sintetizzano e verificano il sapere, aumentando la capacità di fare diagnosi. Più si conosce e più si hanno dubbi, per questo i Clinical Decision Support Systems non semplificano, ma aiutano ad affrontare le complessità. Integrarli nella pratica clinica rafforza la libertà e la sicurezza di scelta del medico. Ormai la quantità di informazioni è tale che anche un professionista esperto non può conoscere tutto. Chi fa sintesi per te facilita enormemente il lavoro nella sua interezza».

L’IMPATTO SULLA FORMAZIONE DEI NUOVI SPECIALISTI

«Un affiancamento, quello tra il medico e i CDSS, che avviene passando anche e necessariamente per le giovani generazioni di professionisti». A sottolinearlo è stato Antonio De Belvis, direttore UOC Percorsi e valutazione outcome clinici della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS. «Abbiamo abbracciato un CDSS, UpToDate, circa dodici anni fa – ha egli proseguito -, non cambia soltanto la prassi clinica, ma anche il modo in cui formiamo i nostri specializzandi. Sono strumenti che permetto un nuovo e virtuoso confronto tra medici giovani ed esperti, basato sulle evidenze e sul metodo scientifico». Riguardo invece al contesto e alla pressione esercitata sui medici nel corso dell’esercizio della loro professione è intervenuto Gilbert D’Ambrosio, Country Manager Spain, Italy and Portugal di Wolters Kluwer Clinical Effectiveness: «Il mestiere del medico sta diventando sempre più complesso, a fronte di una forte carenza dell’organico, sia a livello mondiale che in Italia. Crescono le aspettative, il peso della responsabilità e il carico di lavoro, mentre è fisicamente impossibile rinvenire il tempo necessario per aggiornarsi sui progressi scientifici e della ricerca. Tra le conseguenze di questa situazione vi è la variabilità clinica, ovvero la situazione in cui diversi pazienti ricevono trattamenti diversi per la stessa patologia, non sempre a loro beneficio. Qualsiasi strumento che aiuti il medico a rispondere ai quesiti diagnostici che si pone e ai dubbi con i quali si confronta è uno strumento che tutela paziente e professionista sanitario al tempo stesso».

COME NASCE UN CDSS

UpToDate, il CDSS presentato e analizzato nel corso del convegno romano all’Enpam, nasce dalla visione del nefrologo di fama mondiale Burton Rose e attualmente è il Clinical Decision Support System maggiormente utilizzato al mondo in quanto scritto e aggiornato da 7.600 medici che da tutto il mondo vi collaborano. Un servizio destinato ad altri medici in grado di offrire quel consulto del quale gli specialisti hanno bisogno e quindi cercano presso i loro colleghi. Però UpToDate lo fa in pochissimi minuti e con il massimo grado di aggiornamento e di incrocio delle informazioni disponibili. Tuttavia, l’Italia ha un tallone di Achille nella digitalizzazione. «Assodati i vantaggi connessi all’impiego dei CDSS, questi strumenti scontano una debolezza strutturale del contesto italiano per la sanità digitale: una strategia di sistema per l’utilizzo dei dati che, al momento, è frammentata a livello regionale con prassi e stadi di sviluppo anche molto diversi tra loro», rimarca all riguardo Enzo Chilelli, presidente del Comitato degli esperti di B-Sanità.

UN’OPPORTUNITÀ PER LA GOVERNANCE

«I CDSS aprono una finestra importante – sottolinea Gregorio Colacicco, direttore generale della Asl Taranto -, noi siamo oberati da gravi carenze di personale e dagli adempimenti giorno per giorno, dobbiamo ciononostante trovare tempo da dedicare a sistemi che possono alleviare molte di quelle stesse criticità che esigono gran parte della nostra attenzione». Massimo Casciello, già all direzione del Ministero della Salute, che ha moderato l’evento romano, ha altresì osservato che «molti medici provengono da una generazione antecedente, quindi necessitano di mutare il loro approccio. Allo stesso modo non dobbiamo fare l’errore opposto, quello di riporre eccessiva fiducia negli strumenti dei CDSS, perché il grado di flessibilità e accuratezza dell’utilizzo di questi strumenti dipende dalla bravura del medico, che è a capo dell’intero processo». In conclusione, Raffaella Fonda, direttrice della rete B-sanità, ha evidenziato come si rilevi un crescente disallineamento tra la disponibilità di tecnologie sul mercato e la capacità da parte delle Sanità regionali di introdurle coerentemente. «Da qui nasce il confronto sui Clinical Decision Support System: a fronte del beneficio in diagnosi più veloci ed esami appropriati, è sulla misurazione degli esiti e sulla condivisione delle esperienze reali che si può contemplare una diffusione evidence-based di tale tecnologia nel Servizio sanitario». Su alcuni aspetti il consenso dei relatori è stato unanime: gli effetti derivanti dall’impiego dei CDSS, quali la riduzione della sottoposizione del paziente a esami superflui, la riduzione dei ritardi e la contestuale crescita dell’appropriatezza, dalla quale dipendono liste di attesa, sicurezza delle cure e sostenibilità finanziaria, cioè gli elementi critici che affliggono la Sanità.

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