Roma, 7 luglio 2025 – In occasione del settimo anniversario del riconoscimento di Giorgio La Pira quale Venerabile, alla Camera dei Deputati è stato organizzato un convegno su iniziativa della Società italiana di geopolitica, un Progetto di Vision & Global Trends.
L’EREDITÀ DI GIORGIO LA PIRA
Giorgio La Pira, attualità di un pensiero per la pace: politica, fede e futuro, questa l’intitolazione data all’evento che ha avuto luogo oggi, un modo di sottolineare come esso non si limiti a celebrare la memoria del «sindaco santo» (La Pira, siciliano di origini, fu infatti anche primo cittadino di Firenze), poiché intende interrogare il nostro presente e il nostro futuro alla luce della sua eredità spirituale, politica e culturale. Nella sua introduzione alla discussione, l’onorevole Fabio Porta ha inteso evidenziare l’impegno profuso da La Pira sia nella Costituente che nelle vesti di sindaco di Firenze, ricordando come «egli seppe contribuire a forgiare una carta costituzionale che pose al centro la persona, la solidarietà, il lavoro e la pace».

LA POLITICA SOCIALE
Porta ha quindi sottolineato che «la sua politica sociale non fu mero esercizio di filantropia, bensì incarnazione di un personalismo cristiano che vedeva nella città il luogo in cui un posto ci deve essere per tutti: per pregare, per amare, per lavorare, per pensare, per guarire». Visto il contesto attuale è poi stato inevitabile l’addentellato tra le dinamiche geopolitiche di allora e di oggi: «Sul piano internazionale La Pira seppe anticipare le grandi questioni del nostro tempo: la necessità di una governance globale fondata sulla giustizia, il ruolo del Mediterraneo come crocevia di civiltà e di dialogo, l’urgenza di ascoltare la voce dei popoli del Sud globale. La sua idea di un Mediterraneo “tenda di Abramo”, spazio di incontro tra ebrei, cristiani e musulmani, prefigurò una geopolitica della fraternità, di cui oggi avvertiamo la pressante necessità».
UN’UTOPIA CONCRETA
Da qui l’impegno di La Pira per la pace. Egli fu instancabile e concreto: dalla difesa dei lavoratori minacciati dalla crisi industriale, ai pellegrinaggi di dialogo con i leader di Mosca e Hanoi; dagli appelli per il disarmo ai tentativi di mediazione tra Israele e i Paesi arabi, fino alle iniziative per la pace in Vietnam e alle relazioni con i Paesi emergenti dell’Africa e dell’Asia. «La sua azione diplomatica, spesso incompresa od osteggiata, si fondò su una utopia concreta, nutrita di fede e di ragione, di preghiera e di azione. Spes contra spem fu il suo motto, la sua cifra esistenziale e politica: “Non è utopista chi crede nella pace e lavora per essa – soleva affermare -, ma è drammaticamente utopista chi si ostina a credere di poter risolvere problemi radicalmente nuovi con metodi», purtroppo irrimediabilmente superati».
SPES CONTRA SPEM
Porta ha infine concluso affermando che «oggi, in un mondo nuovamente attraversato da conflitti, da crisi degli strumenti multilaterali, da nuove forme di povertà e di esclusione, la lezione di La Pira ci esorta a riscoprire la vocazione italiana di essere ponte tra il Nord e il Sud e tra l’Est e l’Ovest, quindi tra Europa e Mediterraneo. A promuovere una cultura della pace che sia fondata sul dialogo, sulla giustizia e sul rispetto della dignità di ogni persona e di ogni popolo. Rileggere La Pira oggi significa dunque interrogarsi sulla possibilità di una nuova cultura politica della pace, capace di coniugare idealismo e concretezza, spiritualità e progettualità, soprattutto in relazione al ruolo dell’Italia in uno scenario multipolare».


