ARTE, eventi. Rome Art Week, gallerie aperte: Arte in Cantina, di Tatiana Balchesini e Claudia Farrace

L’espressione della forza dei sentimenti intimi, dell’angoscia e del raro e per questo sublime piacere: l’essere umano è solo, ma può farcela. Dalle figure dipinte da queste due giovani artiste, immagini diverse tra loro ma tutte spasmodicamente tese alla ricerca della luce, del contatto, emerge la passione dalla quale è scaturita la ricerca alla base della loro profonda espressività

Si tratta del progetto espositivo ideato e realizzato dalle due giovani artiste in una antica cantina dello storico quartiere del Pigneto a Roma, in Via Fanfulla da Lodi 9, un luogo un tempo caratteristica periferia popolare della città e oggi centro di fermenti culturali e di divertimento. È qui che le due ragazze romane lavorano, qui concepiscono le loro opere e spalmano i colori sulle tele con i pennelli.

ARTISTE IMMERSE NEL MICROSCOSMO UNIVERSALE DEL PIGNETO

Si tratta di un luogo davvero suggestivo, nel cuore del Pigneto del quale richiama i suoi tempi anteriori, un microcosmo universale che si propone di ridare vita e senso a strade in precedenza in semiabbandono, a edifici divenuti decrepiti e sovente inutilizzati. Un nuova vita attraverso la creazione di nuove possibilità di interazione e di fruizione artistica. Le opere esposte presentano l’intersecarsi delle ricerche artistiche delle due giovani donne. Un percorso tra gli spazi immaginari e fiabeschi, a tratti cripto psichedelici, di Tatiana Balchesini e i ritratti dolci, eterie e femminili di Claudia Farrace.

UN VIAGGIO ATTRAVERSO DUE SENSIBILITÀ IN OSMOSI

Opere che vertono coralmente all’indagine sopra la solitudine e l’intimo umano. La Balchesini presenta un mondo fiabesco legato a fatti storici, anche drammatici, che reinterpreta creando mondi immaginari nei quali araldici trombettisti annunciano l’inizio dello spettacolo, attori ibridi armeggiano con due specchi nell’impossibilità di scorgere la propria immagine nella sua completezza e realizzando attraverso i medesimi specchi la propria anima solitaria. È oltremodo evidente come essi esprimano fortemente il proprio dramma esistenziale. Quindi la nostra compagna di questo tempo: la solitudine dell’uomo moderno. La non socializzazione nonostante l’esistenza della ramificata e pervasiva «rete sociale».

L’UOMO SOLO CONTRO LE FORZE DEL MONDO

L’uomo rimane solo a combattere contro le forze del mondo e il tutto tradotto in un gioco di forme in cui la materia e la stratificazione del colore svolgono un ruolo fondamentale. Ed ecco la Farrace, che offre all’osservatore “Camice bianche”, serie di rappresentazioni femminili realizzate ricorrendo al ritratto quale unico veicolo possibile di interazione con l’essere umano. Un invito (forse dalla forza di una esortazione) a guardarsi dentro in uno spazio intimo e simbolico, dal quale emerge, anche qui – ed ecco tornare l’elemento di contatto tra le due artiste, ma in fondo angoscia esistenziale dell’umanità – la solitudine e l’accettazione della propria storia. Essa, però, viene indossata da ognuno in modo diverso, seppure non sia possibile sfuggire alla matrice comune, rappresentata nei dipinti, appunto, dalla camicia. Un indumento universale e intramontabile, il quale sostituendo il corsetto femminile grazie a Coco Chanel, segna una forte liberazione dal costume, ma che interpretato diversamente può altresì evocare inquietante contenzione.

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