AFGHANISTAN, violazioni diritti umani. Non spegnere la luce sull’oppressione talebana

Da quando hanno assunto il potere con la forza in Afghanistan, diciotto mesi or sono, gli studenti delle madaris continuano a commettere atrocità e a comprimere la libertà. Essi agiscono come un apparato di demolizione, eliminando il sistema statale, la costituzione, il settore giudiziario, la libertà di stampa e di espressione conquistata a fatica, le tradizioni storiche e si oppongono ad ogni singola norma di civiltà democratica

a cura di Giuseppe Morabito, generale in ausiliaria dell’Esercito italiano attualmente membro del Direttorio NATO Defence College Foundation – Da quando hanno preso il potere con la forza in Afghanistan, diciotto mesi or sono, i talebani continuano a commettere atrocità e gravi violazioni dei diritti umani contro uomini, donne, minoranze, giornalisti, difensori dei diritti umani, ex membri delle forze di sicurezza e delle istituzioni afgani, nonché coloro i quali  hanno sostenuto i diritti e i valori democratici nel Paese centroasiatico. I talebani hanno agito come un apparato di demolizione, eliminando il sistema statale, la costituzione, il settore giudiziario, la  libertà di stampa e di espressione conquistata a fatica, le tradizioni storiche e si oppongono ad ogni singola norma di civiltà democratica.

DONNE SEGREGATE

Quanto rende le osservazioni precedenti ancora più dolorose  per  l’interno dell’Afghanistan è che il 97% della popolazione sta soffrendo la fame, mentre oltre il 50%, percentuale composta da donne e considerata il segmento più vulnerabile della società, è prigioniera nelle proprie case. Va sottolineato che sono trascorsi più di 520 giorni da quando i talebani hanno espulso le ragazze dalle scuole secondari; siamo alla soglia degli ottanta giorni da quando hanno banditole donne dall’università; sono stati superati i cento giorni da quando hanno vietato alle donne di lavorare nelle organizzazioni non governative; quasi cinquecento i giorni da quando hanno vietato alle donne di effettuare lunghi viaggi su strada e di imbarcarsi sugli aerei da sole senza un tutore di sesso maschile; superati i centocinquanta giorni da quando hanno vietato alle ragazze e alle donne di recarsi a passeggio nei parchi pubblici; infine, da una settimana i talebani hanno vietato a 3.300 dipendenti donne di lavorare negli uffici delle Nazioni unite.

VIOLAZIONI DELL’ACCORDO DI DOHA

Contrariamente alla credenza popolare, le violazioni dei diritti umani più elementari da parte dei Talebani non solo sono  del tutto contrarie ai principi islamici e alle tradizioni afghane, ma sono anche in chiara violazione delle convenzioni internazionali, della Carta delle Nazioni unite e dell’Accordo di Doha tra Stati Uniti d’America e talebani. Appare purtroppo chiaro che se la comunità internazionale non intraprenderà seri passi per affrontare l’attuale situazione e il possibile proseguimento dell’attuale forma di relazioni con i talebani li ulteriormente incoraggerà’  a continuare con l’oppressione e lo sfruttamento della popolazione afghana. Anche se  c’è apprezzamento per  il continuo appello ai talebani da parte delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti d’America, dell’Unione europea e di alcuni altri Stati e organizzazioni internazionali, affinché vengano revocate immediatamente le decisioni che limitano i diritti delle donne e delle ragazze al lavoro, all’istruzione e alla libertà di movimento, sembrerebbe che in questa fase qualsiasi i negoziati con i talebani possono portare solo a poche concessioni (quali consentire ad alcune donne di lavorare) ma non risolveranno l’attuale crisi in Afghanistan.

AUTARCHIE E TALEBANI

Per quanto riguarda l’aspetto diplomatico, che alcune autarchie hanno concesso ai talebani di aprire ambasciate nelle loro capitali. Se non stupisce vedere rappresentanti dei Talebani accreditati in Cina Popolare, Russia e Iran fa quanto meno suscitare sentimenti di vera riprovazione l’osservare che anche in Turchia sia stato concesso lo status diplomatico. In estrema sintesi si tollera che un paese  membro della NATO accrediti diplomaticamente terroristi e nemici dell’Occidente e fa quindi in modo che si affaccino al Mediterraneo e  praticamente offrendo anche loro la possibilità di controllare  i flussi migratori di chi tenta di fuggire dall’oppressione imposta. In un interessantissimo dibattito sulla situazione delle donne in Afghanistan, tenutosi a Roma e organizzato dal Zonta International Club della Capitale, l’ambasciatore della Repubblica Islamica di Afghanistan, attualmente accreditato in Italia, ha sostenuto che tutti gli stati democratici dovrebbero utilizzare il loro Smart Power (Soft Power + Hard Pover) per sostenere i diritti civili in Afghanistan.

LA PROPOSTA DELL’AMBASCIATORE AFGHANO

La sua proposta avanzata in vari punti prevedrebbe, tra l’altro, di  sospendere tutti gli incontri bilaterali e multilaterali ufficiali con i Talebani all’interno e all’esterno dell’Afghanistan e rafforzare il divieto di viaggi dei leader talebani all’estero, cosa che finora ha dato ai talebani un debole riconoscimento; sostenere le missioni diplomatiche riconosciute della Repubblica islamica dell’Afghanistan, la società civile afgana, la diaspora, gli accademici, gli ex quadri civili, militari e di sicurezza, nonché i veri rappresentanti dell’Afghanistan; respingere tutti i diplomatici inviati dai Talebani dagli stati che non si sono, al momento , opposti alla loro presenza; applicare i  divieti di viaggio ai rappresentanti   dei Talebani all’estero e imporre loro sanzioni; organizzare un’immediata conferenza internazionale a cui partecipino i leader del mondo, compresi i paesi islamici, le organizzazioni internazionali, la società civile e i veri rappresentanti dell’Afghanistan, per elaborare un piano e opzioni praticabili per ottenere dai Talebani l’accettazione di concordare il riavvio del negoziato di principio intra-afghano o affrontare dure conseguenze da parte della comunità internazionale compresa la  chiusura dell’ ufficio di rappresentanza dei talebani in Qatar.

RIDOTTA COPERTURA MEDIATICA

Con il mondo concentrato sull’ aggressione russa appare, al momento, poco possibile, da parte dei media internazionali, un accesso equo, frequente e continuo alla copertura  della legittima lotta di chi si oppone all’oppressione del popolo afghano a similitudine    di quanto proposto in questi mesi a favore degli ucraini. Rimane comunque sia la fondata speranza che non sia spenta la luce sull’Afghanistan sia la certezza che chi si oppone all’oppressione talebana non smetterà’ di farlo ovunque sia dato loro modo e ragione di farlo.

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