ENERGIA, idrocarburi. Il gas c’è: basta cercarlo…

L’aggressione russa all’Ucraina ha mostrato come il «re sia nudo»: in assenza di una reale strategia energetica in Italia si è costretti più che mai a navigare a vista. In attesa della fusione nucleare (fra trenta anni?) e di una diffusa capacità basata su fonti rinnovabili (anche qui qualche problemino c’è) si raschia il barile delle importazioni di gas naturale laddove si riesce ad approvvigionarsene. È di questi giorni il meritorio iperattivismo internazionale del ministro degli Esteri e dell’amministratore delegato dell’Eni, nonché di Saipem e Snam. Però, nel frattempo, in Europa le fonti maggiori alle quali si fa giocoforza riferimento per l’elettro generazione permangono nucleare e carbone. A insidertrend.it l’opinione del presidente di Federpetroli Italia

«Basta una guerra e saltano tutti gli obiettivi prefissi in campo energetico», così esordisce Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, interpellato da insidertend.it sulla questione dell’approvvigionamento italiano di materie prime energetiche, un problema del quale ormai, da quando l’armata di Putin ha invaso l’Ucraina, si discute animosamente ogni giorno, ma che era ben presente già molto tempo prima. L’aggressione russa all’Ucraina ha mostrato come il «re sia nudo»: in assenza di una reale strategia energetica in Italia si è costretti più che mai a navigare a vista. In attesa della fusione nucleare (fra trenta anni?) e di una diffusa capacità basata su fonti rinnovabili (anche qui qualche problemino c’è) si raschia il barile delle importazioni di gas naturale laddove si riesce ad approvvigionarsene. È di questi giorni il meritorio iperattivismo internazionale del ministro degli Esteri e dell’amministratore delegato dell’Eni, nonché di Saipem e Snam, in giro sulla costa mediterranea meridionale e per il Caucaso.

RASCHIARE IL BARILE

Tuttavia, nel frattempo, in Europa le fonti maggiori alle quali si fa giocoforza riferimento per l’elettro generazione permangono nucleare e carbone; insidertrend.it ha raccolto l’opinione del presidente di Federpetroli Italia, Michele Marsiglia. «La road map seguita dal ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio e dall’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi dovrebbe condurre a sempre maggiori approvvigionamenti di idrocarburi a beneficio dell’Italia. Per quanto concerne l’Europa, però, la situazione è diversa, perché da trentacinque giorni sono emersi con evidenza i diversi interessi dei Paesi membri, con chi vuole staccare il tubo dalla Russia e chi no, chi spinge per un “tetto massimo” del prezzo del gas e a chi questo invece non conviene. Una cosa è comunque certa: per il business le sanzioni sono armi di distruzione finanziaria». Così si è espresso oggi Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, trattando della questione relativa alla situazione emergenziale sul lato degli approvvigionamenti energetici venutasi a creare a seguito dell’invasione militare russa dell’Ucraina.

DIRE «NO» AL GAS RUSSO È POSSIBILE?

Ma, è davvero possibile nel breve termine rinunciare alle forniture russe di idrocarburi senza per questo provocare una catastrofe economica e sociale in Italia? Secondo il presidente di Federpetroli per rispondere a questa domanda bisogna scindere l’aspetto relativo al petrolio da quello del gas. Infatti, afferma Marsiglia, «in questo periodo stiamo andando incontro alla stagione calda e quindi a una riduzione dei consumi, però non siamo egualmente in grado di rinunciare nell’immediato alle forniture di Mosca. Tra un anno sì, ma non dall’oggi al domani. E lo potremo fare grazia al ricorso alle nostre risorse energetiche, cioè gli idrocarburi sotto terra e sotto il mare, ma per fare questo si dovranno in molti casi realizzare tutta una serie di infrastrutture come pozzi estrattivi e condotte».

COME RAGGIUNGERE LA PARZIALE AUTONOMIA ENERGETICA

Secondo Marsiglia l’Italia ha una sua potenzialità energetica generale, fatta di un mix di fonti che, in parte, potrebbe ridurre la dipendenza dall’estero. «Una parziale autonomia energetica sarebbe raggiungibile attraverso lo sblocco dei pozzi onshore e offshore presenti sul territorio nazionale – precisa il presidente di Federpetroli -, sbloccando inoltre tutti i nuovi processi relativi alle rinnovabili. In questo preciso istante esistono infatti dei pozzi che non necessitano di venire trivellati, perché sono già stati realizzati, dunque si tratterebbe di attivarli “girando un piccolo rubinetto”, cioè mediante alcuni piccoli interventi tecnici di impiantistica che avvierebbero il flusso di idrocarburi verso le utenze. Il potenziale italiano in questo settore è enorme».

IL GAS CI SAREBBE… BASTEREBBE CERCARLO

Sono numerosi i pozzi petroliferi perforati ma non erogante, per rendersene conto basta dare un’occhiata alla mappa disponibile anche presso il Ministero della Transizione ecologica. (questa: https://www.arcgis.com/home/webmap/viewer.html?webmap=30c7bd2018ea4eac96a24df3e6097c56&extent=7.7579,42.0653,15.8713,45.5368), che rende bene le dimensioni delle potenzialità. Il Governo Draghi sarebbe intenzionato a sfruttare maggiormente i giacimenti di gas esistenti, dunque evitando nuove trivellazioni. «Lo sviluppo di un pozzo è tutto sommato relativo – aggiunge Marsiglia -, poiché è il giacimento di materie prime energetiche che conta. Infatti, su uno stesso campo è possibile trivellare vari pozzi estrattivi in periodi differenti. Si pensi allo specchio di Mare Adriatico a largo dell’Abruzzo, sotto i cui fondali è pieno di petrolio e di gas, ma i pozzi restano chiusi».

CHIUSURE MINERARIE

«In molti casi le riserve si estendono fino al confine delle acque internazionali con la Croazia – conclude il presidente di Federpetroli Italia -, e quando, come nel caso del pozzo a dodici miglia dalla costa abruzzese, si è di fronte a una “chiusura mineraria”, non c’è niente da fare, perché la società che lo doveva lavorare ha chiuso e se n’è andata via lasciando un tripode con la valvola bloccata. Una specie di grossa boa che segnala ai naviganti il sito inattivo».

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