ENERGIA, transizione energetica. Rinnovabile: ma quanto mi costi?

Draghi, l’Europa e le alterne vicende tedesche con eolico e solare: alcune riflessioni alla luce dell’ultimo Consiglio dell’Unione europea e delle trattative in atto in Germania per la formazione del nuovo governo, che vede due delle tre formazioni politiche della «coalizione semaforo», verdi e liberali, su posizioni diametralmente opposte



Il Presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi è intervenuto quest’oggi nel corso del dibattito sul dossier energetico al Consiglio dell’Unione europea ringraziando la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per le linee guida da ella presentate, affermando tuttavia che «bisogna essere più ambiziosi e accelerare sui prossimi passi», intendendo con queste parole rimarcare l’importanza di un intervento mirante a limitare l’aumento dei prezzi, allo scopo di favorire la ripresa economica e la cosiddetta transizione verde.

L’ORIENTAMENTO DI DRAGHI IN MATERIA

Su questi stessi argomenti si era già espresso ieri in Parlamento, quando all’ordine del giorno c’erano le sue comunicazioni in vista del vertice di Bruxelles. In quella sede, Draghi aveva affrontato i temi oggetto della successiva discussione in sede europea, tra i quali figurava appunto quello della transizione energetica e dei suoi costi elevati. Infatti, essa nei prossimi anni è destinata ad assorbire notevoli risorse e, dunque, in sede politica è un tema controverso in alcuni dei suoi fondamentali aspetti, quali quello del massivo ricorso a fonti rinnovabili come l’eolico e il solare.

Quella dell’inquilino di Palazzo Chigi è stata la presa d’atto che negli ultimi mesi è stato registrato un forte rincaro dei prezzi del gas naturale e dell’elettricità, derivante principalmente dai movimenti sui mercati internazionali, mentre la domanda di energia da parte di famiglie e imprese è aumentata sia in Europa che in Asia, contribuendo a ridurre sia le scorte che le forniture disponibili.

INTERVENTI EMERGENZIALI E SOLUZIONI STRUTTURALI

«Il Governo – aveva dichiarato Draghi in Parlamento – si è impegnato a contenere il rincaro delle bollette. Lo scorso giugno avevamo già stanziato 1,2 miliardi di euro per ridurre gli oneri di sistema. Poche settimane fa siamo intervenuti ulteriormente con più di tre miliardi per calmierare i prezzi dell’ultimo trimestre dell’anno, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione».

«Si tratta di misure immediate alle quali dovranno seguirne altre di lungo periodo al fine di migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e prevenire l’eccessiva volatilità dei prezzi», infine aveva aggiunto, sottolineando la necessità di interventi emergenziali nell’immediato e di soluzioni strutturali per il futuro.

UNO SGUARDO ATTORNO

Ma quale sarà il futuro? E, soprattutto: quanto e su chi incideranno questi costi, se è vero che l’Europa si accinge a investire nella transizione verde centinaia di miliardi di euro all’anno? E inoltre, posto che per il problema energetico attualmente non esistono soluzioni miracolose, nelle prossime settimane in materia sarà possibile giungere a una composizione tra idealismo e realismo?

Il dibattito è incandescente, ma questo è ovvio, poiché oltre al futuro della sicurezza energetica e ambientale vi sono in gioco risorse eccezionali da allocare per gli investimenti. Al centro delle discussioni i pro e i contro delle rinnovabili (soprattutto alla luce del loro recente scarso rendimento in Nord Europa causato da un periodo di bonaccia), di gas naturale e del suo approvvigionamento e anche del nucleare di IV generazione, quello delle «minicentrali sicure».

IL DIBATTITO IN GERMANIA

Un dibattito che anima anche la Germania del dopo-Merkel, dove le forze politiche trattano per formare una coalizione di governo. Ed è proprio a Berlino che è utile guardare per trarre dalle scelte tedesche in campo energetico alcuni utili esempi.

In via preliminare va detto che, probabilmente, nel breve-medio termine cambierà poco, poiché in questa fase i tedeschi importano molta energia dall’estero. Infatti, in Germania sono state investite notevoli risorse sull’eolico e il fotovoltaico, tuttavia, questa scelta in campo energetico non era stata informata a un incremento della capacità elettro generativa rinnovabile in funzione «di aggiunta» a una preesistente capacità produttiva di per sé sufficiente a garantire la copertura del carico complessivo, bensì allo scopo di sostituire le vecchie centrali (sia nucleari che a combustibili fossili) con altre alimentate da sole e vento, che sono però fonti aleatorie.

LA SOTTILE LINEA VERDE

Tuttavia, in seguito in Germania ci si è resi conto che questi nuovi impianti andavano a erodere anche parte del carico di base, poiché, se il fabbisogno richiesto per la potenza di punta (normalmente nel tardo pomeriggio-sera) ammontava grossomodo a 50.000 megawatt (MW), nelle sopravvenute condizioni non possedevano più la capacità impiantistica di base sufficiente per coprirla e questo a causa della discontinuità nella generazione di elettricità da parte dei nuovi impianti a energie rinnovabili.

Il deficit provocato dal blocco delle centrali eoliche verificatosi sulla costa settentrionale ha quindi imposto alla Repubblica federale tedesca l’importazione di elettricità dall’estero, prodotta anche dalle centrali nucleari dei paesi vicini. A questo punto il quesito è: quanto i tedeschi possono andare oltre nella sostituzione delle loro centrali “convenzionali” con quelle a rinnovabili senza rischiare nuovamente uno sbilanciamento tra fabbisogno e offerta di energia?

RINNOVABILI COME ALTERNATIVA MA NON IN SOSTITUZIONE

Logica vorrebbe che in via prioritaria venga garantita la copertura del carico, per poi passare a rendere alcune delle vecchie centrali fungibili da quelle eoliche e fotovoltaiche, spegnendo magari alcune centrali alimentate a gas al fine di ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti, sebbene in questo modo gli impianti a gas lavorerebbero comunque in condizioni di inefficienza.

Negli ultimi anni il governo tedesco ha chiuso alcune centrali nucleari più vecchie e meno affidabili dal punto di vista della tenuta, mantenendo però in funzione le altre perché non possono farne a meno, dato che, altrimenti, si sarebbe aperto un «buco» nell’approvvigionamento di energia, ma, più o meno nello stesso periodo, ne sono state disattivate anche di eoliche, perché rivelatesi antieconomiche.

Della prossima coalizione di governo che guiderà il paese faranno parte anche i verdi, quali potranno dunque essere gli orientamenti in politica energetica di questo nuovo esecutivo? Si giungerà davvero, come ci si interrogava all’inizio, a una composizione tra idealismo e realismo?

 ELETTRICITÀ E PRODUZIONE INDUSTTRIALE

Gli osservatori più pessimisti, forse esagerando, affermano che la Germania dall’estremismo ambientalista verrà condotta al fallimento economico. È noto che la transizione verde comporterà dei costi molto elevati a copertura degli investimenti necessari alla sua realizzazione, dei quali in parte si farà carico l’utenza, poiché finiranno in bolletta alla voce «incentivazione delle rinnovabili».

Dal canto loro, le grandi imprese industriali l’energia elettrica di cui hanno bisogno se la autoproducono, conseguentemente risentiranno meno di eventuali gap nell’elettro generazione del sistema tedesco. Per altro, a differenza di quanto è possibile fare in Italia, in Germania una impresa ha la facoltà di stipulare un contratto per la fornitura di energia elettrica con chi vogliono senza essere obbligati a ricorrere alla borsa elettrica, garantendosi forniture anche a lungo termine che, in non pochi casi, giustificano per il fornitore addirittura la costruzione di una centrale “dedicata”.

I POSSIBILI EFFETTI DELLA «COALIZIONE SEMAFORO»

Alla luce di quanto sopra risulta dunque poco probabile che eventuali politiche massimaliste poste in essere in campo ambientale sulla spinta impressa dai Verdi potranno intaccare più di tanto il sistema produttivo tedesco. Al contrario, il grosso degli oneri di una transizione spinta dovranno farsene carico soprattutto gli utenti, in bolletta o sotto forma di prelievi fiscali.

Lo scenario che si configurerà sarà anche frutto della trattativa tra liberali, socialdemocratici e verdi, che vede al centro anche il tema «caldo» dell’energia, bisognerà dunque attendere l’esito di queste negoziazioni. Al riguardo va rilevato che le posizioni di ambientalisti e liberali sono diametralmente opposte, con i primi che vorrebbero fare uscire il paese dal nucleare nel più breve tempo possibile. È molto probabile che essi chiedano cento per ottenere cinquanta, quindi non si sa cosa alla fine otterranno, anche perché i costi della transizione dovranno venire coperti con nuove tasse, alla cui imposizione si oppongono fermamente i liberali.

ATOMKRAFT? WIR BRAUCHEN ES NOCH…

Oggi i paesi che dispongono di centrali nucleari le utilizzano al massimo delle loro capacità allo scopo di garantire il carico di base, coprendo gli ulteriori fabbisogni aggiuntivi derivanti da oscillazioni della domanda di energia con il prodotto delle centrali alimentate a carbone, a gas e in quota minore con quello delle idroelettriche. Infatti, in Europa nucleare e carbone permangono le due maggiori fonti di produzione di elettricità.

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