AFGHANISTAN, ritiro dei militari italiani. L’Armata se ne va, ma dopo venti anni di missione nessuno va a salutarla

Alle rimostranze espresse ieri dal generale Domenico Rossi, già ufficiale dell’Esercito italiano e in seguito sottosegretario di Stato alla Difesa, a «stretto giro» ha replicato lo Stato Maggiore della Difesa con una nota del ministro in carica Lorenzo Guerini

Alle rimostranze espresse ieri dal generale Domenico Rossi, già ufficiale dell’Esercito italiano e in seguito sottosegretario di Stato alla Difesa, a «stretto giro» ha replicato lo Stato Maggiore della Difesa con una nota del ministro in carica Lorenzo Guerini

LE RIMOSTRANZE DEL COMANDANTE ROSSI

La missione in Afghanistan, come ampiamente annunciato, si è conclusa e  il Comandante della Brigata Folgore insieme all’ultima aliquota di uomini e alla Bandiera di guerra del 186º Rgt. è da poco rientrato in Italia, senza che nessuna autorità militare e/o politica di adeguato livello sia stata presente a riceverli.

Può darsi che sotto un punto di vista regolamentare o di cerimoniale non esista a riguardo nessun obbligo, ma è chiaro che l’assenza in questione è assolutamente inaccettabile quanto meno sotto un punto di vista  etico e morale.

Essere presenti significava indirettamente  dire grazie non all’ultima aliquota di paracadutisti  ma alle migliaia di uomini e donne di tutte le Brigate che si sono avvicendati e che hanno operato per venti anni in ambito internazionale,  alzando però tutte le mattine al cielo il  nostro Tricolore.

Essere presenti significava continuare a rendere il doveroso omaggio ai nostri morti in quella terra lontana, morti per dare speranze di vita ad un paese martoriato, per ricostruire le infrastrutture e i servizi necessari, per dare la possibilità alle bambine  e alle donne di istruirsi e acquistare maggiore dignità e rispetto e per tanto altro.

Essere presenti significava ribadire  alle famiglie dei caduti non vi dimenticheremo, non dimenticheremo chi ha offerto la vita per rispettare il giuramento alla Patria.

Essere presenti significava anche rendere onore  ai tanti nostri feriti, molti dei quali portano sulle loro carni gli effetti nefasti e irreversibili del fuoco nemico e che oggi continuano con il gruppo paralimpico a far sventolare alto il Tricolore.

Essere presenti significava far sentire ,al di là dei discorsi e delle parole ufficiali, l’affetto di un Paese nei confronti dei suoi figli con le stellette. E allora mi vergogno.

Innanzi tutto  di non essere stato li, ancorché in quiescenza, anche solo per stringere la mano ai tanti o pochi in arrivo, per potere  guardarli negli occhi per trasmettere loro il mio affetto , il mio rispetto, la mia stima, uniti da quelle stellette sul bavero che anche quando sei in pensione non ti abbandonano mai.

Mi vergogno soprattutto come Italiano, cioè come cittadino di un Paese che non ha avuto la sensibilità di pensare a tutto ciò, mentre con gli Europei di calcio in corso in tanti balconi sventola il Tricolore.

I dubbi che mi assalgono sono tanti, il primo dei quali è che ancora una volta non fosse comodo politicamente rendere omaggio al mondo in divisa, specie nel momento in cui si è dovuto ricorrere ad un Generale per portarci fuori da una emergenza vaccinale con serietà e competenza.

Ho però una speranza, che anche questa mia amara riflessione  serva per potere organizzare una cerimonia di conclusione della missione, come fatto a suo tempo per l’operazione “Antica Babilonia”, in cui questo Paese potrà attraverso i massimi rappresentanti rendere onore al merito a tutte le Forze Armate per il loro impegno e contributo, testimoniato anche dal  sangue dei loro morti e feriti.

LA REPLICA DELLO STATO MAGGIORE DELLA DIFESA

Il comunicato stampa è datato 6 luglio 2021, dopo le rimostranze del Generale Domenico Rossi.

Herat, Difesa: Chiusura Missione in Afghanistan celebrata l’8 giugno alla presenza del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini in rappresentanza del Governo – n.84

di: Ministro della Difesa

La chiusura della Missione in Afghanistan è stata celebrata ad Herat l’8 giugno durante la simbolica cerimonia dell’ammaina bandiera con il Contingente della Brigata Paracadutisti Folgore, alla presenza del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini in rappresentanza del Governo. Alla cerimonia erano presenti anche le più alte cariche militari nazionali ed alleate, tra cui il Comandante della Missione Austin Scott Miller, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Enzo Vecciarelli e il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano, oltre all’Ambasciatore Stefano Pontecorvo, Alto Rappresentante Civile della NATO in Afghanistan.

La scelta di svolgere la cerimonia ad Herat – scelta doverosa nei confronti dei 50.000 militari che hanno servito in Afghanistan e dei 53 nostri caduti – ha consentito di superare l’esigenza della quarantena prevista per i militari al rientro dalle missioni. Il piano di rientro, particolarmente complesso e non privo di rischi, approntato dal COI, prevedeva infatti il rientro per scaglioni con più voli militari per riportare in Italia personale e materiali. Il personale della Brigata Folgore, rientrato in Patria per aliquote successive (l’ultima delle quali giunta a Pisa la sera del 29 giugno) è stato immediatamente sottoposto al regime della quarantena per una durata di 10 giorni, al termine della quale sarà sottoposto ai previsti controlli sanitari.

Lo Stato Maggiore della Difesa, superate le attuali limitazioni dovute all’emergenza sanitaria, ha già previsto una cerimonia militare con rappresentanze di tutti i reparti e le Bandiere di Guerra che hanno prestato servizio in Afghanistan nei 20 anni.

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