REATI FINANZIARI, bancarotta fraudolenta e frode fiscale. Confiscati beni per undici milioni a una famiglia di imprenditori romani

La Guardia di Finanza ha eseguito la confisca di primo grado una volta accertata la netta sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati

All’esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica della capitale, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito la confisca di beni per un valore di quasi undici milioni di euro nei confronti dell’imprenditore Walter Dezi, di sua moglie e dei suoi due figli.

Accertata la netta sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati dai proposti, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale ha dapprima disposto il sequestro, quindi la confisca di primo grado, confermata in seguito dalla Corte di Appello.

Le investigazioni condotte dalle Fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria sono partite dall’approfondimento del profilo soggettivo dei membri del nucleo familiare, tutti coinvolti, a vario titolo, in una serie di procedimenti per bancarotte fraudolente e frodi fiscali.

In particolare, è emerso come, attraverso l’interposizione di società sammarinesi, la famiglia oggetto dell’attività investigativa abbia gestito imprese operanti nel settore del commercio all’ingrosso e delle vendite on line di prodotti tecnologici, distraendone il patrimonio anche mediante il trasferimento di ingenti fondi all’estero, prima di intestarle, in stato di decozione, a compiacenti prestanome.

Tracciando i flussi finanziari, sono state ricostruite le ricchezze frutto dei proventi delle condotte delittuose, costituite da due ville a Fiano Romano, due abitazioni in una località marittima in provincia di Teramo oltre a ingenti disponibilità finanziarie depositate su alcuni conti correnti: oltre cinque milioni di euro erano stati trovati e sequestrati nel 2014 presso un Istituto di credito di San Marino, nonostante avessero cercato di celarne la titolarità ricorrendo allo “schermo” di una fiduciaria.

Oltre agli immobili e alle somme di denaro, sono stati oggetto di confisca definitiva due autovetture e l’intero patrimonio di tre società, comprendenti anche il marchio “Diunamai”, utilizzato per la vendita di prodotti elettronici.

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