SALUTE, epidemia coronavirus. Dati ufficiali resi noti dalle autorità di Pechino: decessi giornalieri stazionari, 68.500 i contagiati

60 milioni di cinesi in quarantena; Xi Jinping era al corrente dell’epidemia già dal 7 gennaio. L’Africa permane una incognita sulla diffusione del virus. Intanto in Italia ha fatto rientro da Wuhan il giovane gradese, mentre allo Spallanzani di Roma migliorano le condizioni di salute dei due turisti cinesi ricoverati da giorni. Preoccupazione dell’Oms riguardo alle capacità dei Paesi africani di affrontare l’epidemia

Aggiornamento sulla situazione. Nella mattinata di oggi (16 febbraio 2020) la Commissione sanitaria nazionale della Repubblica popolare cinese ha reso noto che il numero di nuovi casi di coronavirus è sceso per il terzo giorno consecutivo a 2.009, la rilevazione sugli avvenuti contagi è stata effettuata sul territorio della Cina continentale.

L’ultimo dato relativo ai decessi (giornalieri) ammonta a 142, il che indica la sostanziale stabilità della mortalità provocata dal virus, questo mentre – sempre secondo la medesima fonte ufficiale – il totale delle persone contagiate avrebbe raggiunto la cifra di 68.500 individui, infine, il bilancio complessivo provvisorio delle vittime è di 1.665, 9.419 i pazienti guariti.

Primo decesso registrato nell’isola di Taiwan (Formosa), si tratta di un individuo che in precedenza non era uscito dal paese e, apparentemente, non aveva avuto contatti con persone malate. L’uomo era comunque affetto da altre patologie.

L’incognita africana. Registrati casi sospetti di coronavirus nel continente africano, in Egitto in quarantena un individuo.

Preoccupazione espressa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) riguardo alle capacità dei Paesi africani di reagire a un’epidemia divenuta una emergenza sanitaria mondiale, questo al contrario del virus ebola.

Malgrado gli sforzi profusi finora, i dubbi sollevati riguardano la concreta adeguatezza delle strutture africane (nei termini della preparazione professionale del personale e degli equipaggiamenti) di fronte alla impellente necessità di effettuare correttamente dei test diagnostici specifici, poiché da essi dipenderà la capacità di reazione delle strutture sanitarie locali a un’eventuale diffusione dell’epidemia.

Sfino a pochi giorni fa soltanto in sei Paesi africani su cinquantaquattro esistevano laboratori di analisi in grado di diagnosticare a un soggetto il coronavirus. È dunque emergenza, e si cerca di contenere la diffusione del coronavirus, questo soprattutto alla luce dei sempre più stretti legami economici e commerciali in essere tra i paesi africani e la Repubblica popolare cinese, che negli ultimi tempi hanno comportato spostamenti di cittadini cinesi nel continente, con il conseguente incremento del livello di rischio di propagazione del virus.

Pechino, infatti, è oggi il maggiore partner commerciale dell’Africa, con circa diecimila imprese cinesi attualmente operanti in loco, mentre stime elaborate dalle autorità comuniste della Repubblica popolare indicano in oltre un milione i cittadini cinesi stabilitisi permanentemente per ragioni di lavoro in Africa, mentre, nel corso degli ultimi anni, sono stati 80.000 i giovani africani che hanno soggiornato in Cina per motivi di studio grazie alle borse di studio concesse dal Governo di Pechino.

In ragione dell’intensità dei rapporti intercorsi (e tuttora intercorrenti) con al Cina, vengono ritenuti più a rischio Algeria, Angola, Etiopia, Ghana, Nigeria, Tanzania e Zambia.

Ovviamente questi dati e queste considerazioni non devono ingenerare allarmismi, seppure le carenze nei settori della diagnosi e della cura siano evidenti, il coronavirus allo stato attuale non si sarebbe ancora diffuso in maniera epidemica.

I contagiati in Italia. Intanto il diciassettenne gradese che era rimasto bloccato a Wuhan (città cinese focolaio del coronavirus) in quanto risultato febbricitante (Nicolò) ha fatto rientro a Roma, dove è stato poi ricoverato presso l’ospedale specializzato Lazzaro Spallanzani. In  mattinata non aveva più la temperatura corporea alta e versava in buone condizioni di salute.

Il giovane ha anche ricevuto una telefonata dal ministro della Salute Roberto Speranza, che ha avuto modo di parlare con il ricercatore italiano ricoverato nello stesso plesso, che al momento – si afferma – «versa in buone condizioni, si riposa ed è tranquillo».

In miglioramento sarebbero anche le condizioni nelle quali versano i due cittadini cinesi ricoverati ormai da alcuni giorni che, malgrado evidenzino ancora criticità e vangano mantenuti in terapia intensiva, nell’ultimo bollettino medico emesso dai sanitari della struttura ospedaliera romana si fa riferimento a un miglioramento delle loro condizioni.

Nel frattempo, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio ha reso noto che un volo speciale verrà inviato a recuperare i crocieristi bloccati a bordo della nave Diamond Princess, attualmente ancorata in Giappone.

Sulla nave sono stati accertati decine di altri casi di contagio, mentre un anziano turista americano è risultato positivo al virus in Cambogia.

Un dato relativo alle misure di sicurezza approntate presso gli scali aeroportuali italiani: finora sono stati sottoposti a controlli 1.200.000 passeggeri in transito.

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