ISRAELE, attacco della Jihad islamica palestinese. Oltre 160 razzi sul territorio dello Stato ebraico, è la rappresaglia per l’uccisione di Abu al-Hata. Tsahal richiama alcuni riservisti

Hamas è schiacciata dall’iniziativa degli alleati palestinesi dell’Iran, rischia di venire trascinata in un conflitto con Tsahal, che continua a le installazioni degli islamisti palestinesi nella Striscia di Gaza. È guerra dei nervi e si gioca con le operazioni psicologiche: possibile ulteriore salva di razzi attesa per l’ora del telegiornale di stasera. Della situazione in atto parla a insidertrend.it il professor Ely Karmon, analista dell’Interdisciplinary Center di Herzliya

La rappresaglia della Jihad islamica palestinese non si è fatta attendere. Dopo che da parte israeliana è stata portata a termine “l’eliminazione mirata” di Baha Abu al-Hata (in realtà a causa del raid aereo ha perso la vita anche la moglie di quest’ultimo), l’organizzazione di matrice islamista storicamente alleata dell’Iran ha duramente colpito il territorio dello Stato ebraico mediante il lancio di oltre 160 razzi.

L’intelligence di Gerusalemme considera Abu al-Hata l’ispiratore dei recenti attacchi portati a Israele, quelli seguiti alla manifestazione di protesta lungo il confine della Striscia che aveva avuto luogo venerdì scorso.

Conseguentemente, era stata presa la decisione di eleminare con un “attacco mirato” effettuato delle forze aeree l’anziano leader che, non pochi analisti, hanno ritenuto nel recente passato ritagliarsi ampi margini di autonomia rispetto al vertice della propria organizzazione, creando seri problemi anche ad Hamas, che a Gaza governa da quando ha cacciato con la forza gli uomini del Fatah.

L’attacco a Israele. Dal momento in cui sono iniziati i lanci di razzi dalla Striscia di Gaza il bilancio delle vittime in Israele è di quasi quaranta persone, in massima parte a causa di stati di ansia provocati dall’allarme o per essersi ferite durante la corsa verso i rifugi, mentre soltanto due persone hanno riportato ferite da schegge di razzo.

Colpito soprattutto il sud del Paese, Sderot come al solito, mentre nella periferia meridionale di Tel Aviv le scuole sono state chiuse. Nella regione centro-meridionale i residenti possono recarsi ai loro posti di lavoro soltanto se questi si trovano in prossimità di rifugi antiaerei/antiatomici.

Il ministro della difesa Naftali Bennett ha reso noto l’entrata in vigore dello stato di emergenza nelle zone in prossimità della Striscia di Gaza in un raggio compreso  entro ottanta chilometri dalla barriera di confine.

Alla Knesset (il parlamento israeliano) Kahol Lavan (Blu e Bianco) – il partito politico di Benny Gantz, premier incaricato della formazione del nuovo governo – ha rinviato a una data da definirsi la sessione speciale che avrebbe dovuto avere luogo domani sul tema della crescente violenza nella società israeliana a causa dei combattimenti in corso nella Striscia di Gaza.

Lo stesso Gantz ha poi incontrato sia il premier uscente Benjamyn Netanyahu che il consigliere militare di quest’ultimo, il generale Avi Blot, che lo hanno aggiornato sulla situazione in corso.

Ovviamente si è attivato il sistema difensivo antimissile Iron Dome e, contestualmente, le forze aeree dello Stato ebraico (IASF) hanno battuto obiettivi nella Striscia di Gaza nel tentativo di distruggere magazzini di armi (soprattutto quelli sotterranei) e cellule di lancio dei razzi.

Presi di mira anche siti addestrativi dell’organizzazione jihadista, tra i quali uno utilizzato da un’unità commando marina, il pozzo di un tunnel utilizzato per la movimentazione di armi e uomini nella parte settentrionale della Striscia e un cantiere occulto dove era in corso lo scavo di un’altra galleria nella Striscia centrale. Anche i carri armati di Tsahal hanno cannoneggiato le postazioni della Jihad islamica.

Almeno cinque palestinesi sono rimasti uccisi a causa degli attacchi.

Nel frattempo, le forze armate hanno richiamato in servizio alcuni riservisti, principalmente elementi dell’intelligence militare (AMAN, Agaf HaModi’in), ufficiali e sottufficiali assegnati ai vari comandi e personale in forza alle unità della difesa anti-missile.

Data la situazione venutasi a creare nelle ultime ore, l’ambasciata Usa a Gerusalemme attraverso un comunicato diffuso nel web ha invitato i cittadini americani presenti in Israele di «essere vigili» e «ad adottare misure appropriate per aumentare la propria sicurezza».

Hamas è schiacciata. Da quando nel 2007 ha assunto con la forza il potere nella Striscia, Hamas ha combattuto tre guerre con Israele, ricevendo anche il sostegno degli stessi combattenti appartenenti alla Jihad Islamica.

Tuttavia, il movimento filiazione dei Fratelli musulmani – anche per il tramite dell’interposizione dei buoni uffici dell’Egitto – negli ultimi mesi aveva ottenuto una tregua non negoziata con Israele, questo al fine di migliorare un  poco le disastrate condizioni esistenziali dei due milioni di palestinesi che vivono nel sovraffollato territorio.

Negli ultimi mesi, però, la Jihad Islamica (o, almeno, una sua parte) hanno posto in discussione l’autorità di Ismail Haniyeh e Yahya Sinwar, intensificando gli attacchi contro Israele effettuati con i razzi, spesso senza rivendicarne la paternità.

Una strategia mirante a ottenere sempre maggiori consensi tra i palestinesi, mettendo al contempo in cattiva luce Hamas, che  invece ha un disperato bisogno di mantenere il cessate il fuoco.

Hamas ora è schiacciata dagli eventi, in parte disarmato nei confronti dell’altra componente islamista attiva nella Striscia di gaza – e anche, seppure in minore misura, nella Cisgiordania governata dall’ANP – tra la possibile escalation militare e l’ira dei palestinesi.

Qualora cercherà di reprimere l’organizzazione proxi di Teheran verrà automaticamente tacciata di “collaborazionismo” con Israele, ma se verrà trascinata in un conflitto su ampia scala contro lo Stato ebraico andrà egualmente incontro a effetti disastrosi.

Molto si gioca sul piano psicologico, nella moderna società della comunicazione la Jihad islamica potrebbe forzare la mano già tra pochi minuti, nell’ora di massimo ascolto sui teleschermi in Israele, cercando di condizionare i decisori politici dello Stato ebraico mediante la leva dell’opinione pubblica, interrompendo con ennesime salve di razzi i seguitissimi commenti “live” sulla situazione di giornalisti e analisti durante i telegiornali della sera.

 

È possibile ascoltare un’analisi delle dinamiche attualmente in atto fatta dal professor Ely Karmon, esperto di terrorismo e conflitti dell’Interdisciplinary Center of Herzliya (Israele).

 

A210 – ISRAELE SOTTO ATTACCO, LA JIHAD ISLAMICA PALESTINESE BOMBARDA CON SALVE DI RAZZI: RISCHIO ESCALATION MILITARE. A insidertrend.it l’analisi del professor ELY KARMON, esperto di terrorismo e conflitti dell’Interdisciplinary Center of Herzliya, Israele.

In un momento particolarmente critico per la politica israeliana, la Jihad islamica palestinese forza la mano ad Hamas nella Striscia di Gaza. Gli islamisti che fanno riferimento al movimento dei Fratelli musulmani vedono frantumarsi la fragile tregua ottenuta con lo Stato ebraico anche grazie alla mediazione egiziana.

Il potenziali dell’organizzazione filo-iraniana e i perniciosi riflessi delle “proxi war” che si stanno combattendo in Medio Oriente sulla situazione palestinese.

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