LIBIA, situazione. Tra Roma e Parigi è in atto una guerra per gli idrocarburi del deserto. Ma in Italia, oggi, chi comanda? intanto il vertice dell’Eni è a fine mandato

Dopo la breve controffensiva sferrata a sorpresa dalle forze del presidente al-Serraj contro gli attaccanti di Hafar a sud di Tripoli, le forze del «Maresciallo» colpiscono il distretto di Al Sikt a Misurata e cercano assumere il controllo di Murzuq. Il “giallo” dei francesi armati sorpresi in Libia a pilotare droni: militari o contractors. A insidertred.it parla MICHELE MARSIGLIA, presidente di Federpetroli Italia: «La situazione per l‘indotto industriale italiano dell’oil & gas nelle ultime settimane è decisamente peggiorata».

Tre giorni fa, dopo aver ricevuto rinforzi, le forze che sostengono il presidente Fayez al-Sarraj avevano attaccato lo schieramento del Libyan National Army a sud della capitale, riuscendo a farlo arretrare dagli avamposti di Isbah e Sabea. Le truppe del «Maresciallo» Khalifa Haftar avevano poi risposto con dei raid aerei, tuttavia senza mutare sensibilmente la situazione sul campo.

Nel frattempo, sulla falsariga degli ultimi tempi, l’uomo forte di Bengasi concentrava le sue attenzioni su Misurata e Murzuq, in quest’ultimo caso nel tentativo di riconquistarla attraverso una serie di bombardamenti aerei e per mezzo di «droni» (velivoli senza pilota armati).

In questo modo Haftar ha cercato di fiaccare le difese della South Protection Force e quindi attaccare da terra la città. I difensori non hanno però ceduto terreno e hanno preventivato il loro spostamento fuori dal centro abitato, verso la zona dei grandi giacimenti petroliferi, un’azione di diversione finalizzata anche a evitare di coinvolgere la popolazione  civile negli attacchi nemici.

Il dispositivo militare di Haftar è sicuramente poderoso, tuttavia insufficiente  alla tenuta di diversi fronti in condizioni del genere, dunque l suo dilemma è se concentrare le forze su Murzuq o proteggere la sua prima linea a sud di Tripoli. Attualmente, le forze di Haftar sarebbero a corto di carburante e di munizioni, non ha rotto il fronte nemico, però si è visto costretto ha limitare le attività belliche.

Nel frattempo, la compagnia petrolifera di stato libica (National Oil Corporation, NOC) ha inviato aiuti umanitari a Murzuq.

Nella zona di Misurata – città costiera situata a 180 chilometri a est di Tripoli – si troverebbero i centri di comando e controllo dei droni e i piloti alleati di Tripoli, che fino a ora si sono rivelati importanti nell’interdizione delle colonne dei rinforzi e dei rifornimenti diretti alle forze di Bengasi che puntano sulla capitale libica dal 4 aprile scorso. Inoltre, la South Protection Force potrebbe assumere l’iniziativa e marciare su altre città della regione ponendo il Lna di fronte a una possibile definitiva sconfitta.

È evidente che l’obiettivo perseguito dal Governo di accordo nazionale presieduto da Fayez al-Serraj sono i giacimenti di petrolio nel sud del Paese che attualmente sono sotto il controllo di Haftar.

Potrebbe infatti ripetersi il precedente di Gharyan, quando le forze di al-Serraj sviarono le forze del LNA impegnandole in duri combattimenti all’aeroporto internazionale della capitale e inviando contestualmente a sorpresa un contingente di truppe a Gharyan, conquistandola senza eccessivi sforzi.

In gioco ci sono i  giacimenti petroliferi a sud di Tripoli al momento controllati dalle forze di Haftar, che ha inviato rinforzi a Sharara, non riuscendo tuttavia, per i limiti citati, a proteggere adeguatamente le altre infrastrutture.

Nella notte di ieri le forze dell’Esercito nazionale libico hanno poi effettuato degli attacchi aerei nella zona di Al Sikt, nel distretto meridionale di Misurata.

I jet di Haftar hanno colpito le posizioni tenute dalle milizie nominalmente alleate col Governo di accordo nazionale.

Sul sedime dell’aeroporto cittadino si trova anche l’ospedale da campo italiano, che vede la presenza di circa trecento militari italiani che operano nel quadro della missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit). Le sue immediate adiacenze nelle ultime settimane sono state colpite diverse volte.

Il ministro della Difesa italiano Elisabetta Trenta ha dal canto suo assicurato che i militari italiani in Libia «non sono obiettivo degli attacchi per nessuna delle due fazioni in conflitto».

Haftar accusa Turchia e Qatar, paesi leader dell’islam politico legati alla Fratellanza musulmana (Ikwan al-Islami), di aver fornito sostegno e armi alle forze del Governo di accordo nazionale.

A loro volta, le autorità di Tripoli accusano gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto di sostenere le forze di Bengasi, avallatndo un tentativo di colpo di stato contro il governo riconosciuto dalla Comunità internazionale.

Ma questa devastante proxi war rinviene anche altri protagonisti sulla scena internazionale, come si evincerebbe dal “giallo” dei cittadini francesi sorpresi in Libia armati e ritenuti responsabili del pilotaggio di «droni» (meglio: velivoli armati a pilotaggio remoto). Non è chiaro chi siano, militari in servizio con le forze armate di Parigi oppure contractors, ma di sicuro “lavoravano” per Haftar.

 

Uno scenario certamente complesso quello libico, dove è in atto una guerra sotterranea senza esclusione di colpi tra italiani e francesi.

Sul conflitto libico e sui numerosi aspetti a esso legati, a cominciare dal controllo dei siti di estrazione delle materie prime energetiche, insidertrend.it ha raccolto l’opinione di MICHELE MARSIGLIA, presidente di Federpetroli Italia.

Una situazione che per l‘indotto industriale dell’oil & gas nelle ultime settimane è decisamente peggiorata.

Alcuni giorni or sono la Nioc ha bandito alcune gare (una ventina di bandi) per la concessione dello sfruttamento di nuovi giacimenti di idrocarburi: piattaforme offshore, pozzi a terra e centri di trattamento.

Tuttavia, stante l’attuale situazione nel Paese, nordafricano, le imprese del settore sono indecise se parteciparvi o meno perché – secondo Federpetroli Italia – attualmente non rinverrebbero referenti certi né dal lato delle Istituzioni italiane (il Governo, per altro, non è neppure più in carica) né da quello libico. Con chi interfacciarsi se si vuole operare in Libia?

La sede diplomatica italiana a Tripoli malgrado tutto funziona ancora bene e l’ambasciatore Giuseppe Maria Buccino Grimaldi si trova al suo posto nella capitale libica, tuttavia, a detta di Michele Marsiglia l’esecutivo di Roma negli ultimi mesi avrebbe lasciato un poco soli gli operatori italiani dell’oil & gas.

L’Eni (Ente nazionale idrocarburi) è ovviamente presente, ma in questa particolare fase il vertice del Gruppo di Piazza Mattei (Claudio Descalzi) è a fine mandato e le prossime nomine le dovrà fare il nuovo governo che si insedierà a Palazzo Chigi  seguito, o della formazione di una coalizione di maggioranza fuoriuscita dalle mediazioni politiche di queste ore, oppure da elezioni.

 

 

Della situazione in Libia e sulla lotta per il controllo delle ingenti risorse energetiche del Paese nordafricano insidertrend.it ha parlato con MICHELE MARSIGLIA, presidente di Federpetroli Italia. Di seguito è possibile ascoltarne l’audio integrale à

 

A179 – LIBIA, ESCALATION DEL CONFLITTO: LE FAZIONI LIBICHE E LA GUERRA TRA ITALIA E FRANCIA PER PETROLIO E GAS. A insidertred.it parla MICHELE MARSIGLIA, presidente di Federpetroli Italia: «La situazione per l‘indotto industriale italiano dell’oil & gas nelle ultime settimane è decisamente peggiorata»

Dopo la breve controffensiva sferrata a sorpresa dalle forze del presidente al-Serraj contro gli attaccanti di Hafar a sud di Tripoli, le forze del «Maresciallo» colpiscono il distretto di Al Sikt a Misurata e cercano assumere il controllo di Murzuq. Il “giallo” dei francesi armati sorpresi in Libia a pilotare droni per il «Maresciallo» Khalifa Haftar: militari o contractors.

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