SIRIA, conflitto. L’aviazione di Assad, appoggiata dai russi, attacca un avamposto militare turco presso Idlib

Escalation nella provincia alla frontiera con la Turchia. Non è la prima volta che nel confuso panorama bellico siriano le forze di Damasco colpiscono le truppe di Erdoğan, ma stavolta viene messo in discussione il “Memorandum di Soci” per la de-militarizzazione della regione. Intanto proseguono i combattimenti nell’Iraq settentrionale tra forze turche e curdi del Pkk. Sulla situazione nella regione insidertrend.it ha intervistato Shorsh Surme, direttore del periodico Panorama Kurdo

Escalation del conflitto nella provincia siriana di Idlib, alla frontiera con la Turchia. Velivoli da combattimento dell’aeronautica del presidente Bashar al-Assad hanno colpito una colonna militare turca presso una delle dodici postazioni di osservazione fortificate allestite dalle forze armate di Ankara nel territorio della Siria nordorientale. Si tratta della postazione numero dieci, ora praticamente isolata.

Il raid è avvenuto in una località pochi chilometri a sud della città di Idlib, capoluogo di una provincia direttamente confinante con la Turchia e attualmente popolata da tre milioni e mezzo di persone, almeno per metà profughi o guerriglieri jihadisti di varie formazioni, soprattutto di Hayat Tahrir al-Hasham, orfane del sedicente «califfato» di Abu Bakr al-Baghdadi.

Non è la prima volta che nel corso del perdurante conflitto siriano le forze di Damasco colpiscono le truppe di Erdoğan, in passato era stata l’artiglieria a battere le posizioni turche, tuttavia stavolta il raid pone seriamente in discussione il cosiddetto «Memorandum di Soci», l’accordo siglato nel settembre dello scorso anno da Russia, Turchia e Iran, che prevede la de-militarizzazione dell’area a ridosso della frontiera siro-turca e il disarmo delle milizie, a cominciare da quelle jihadiste.

Quella attuale è una fase della guerra estremamente confusa e contradditoria, nella quale si registra una estrema incertezza sul futuro delle alleanze e, conseguentemente, dei rapporti di forza sul campo e dei destini delle formazioni belligeranti, in primo luogo dei curdi dello Ypg, milizia del partito etnico siriano filiazione del Pkk.

Per gli jihadisti imbottigliati nell’enclave di Idlib, infatti, il destino sarebbe ormai segnato: al-Assad ha il pieno sostegno di Mosca nell’azione di “bonifica” dell’area, tanto più che da qualche tempo i miliziani di Hayat Tahrir al-Hasham hanno iniziato a bersagliare con frequenza la base russa di Khmeimim con i razzi.

Khmeimim, assieme a Tartus, costituisce una delle principali installazioni militari di Mosca in territorio siriano, quindi per i russi si rende impellente l’eliminazione della minaccia jihadista in loro prossimità. E si prevede, come spesso accade in questi casi, che sia i militari di al-Assad che quelli di Putin che li appoggiano avranno la “mano pesante”.

voltaandrebbe a premere sulla frontiera turca, dunque suscita comprensibili apprensioni ad Ankara, già alle prese con il problema dei milioni di rifugiati siriani presenti nel Paese, che Erdoğan avrebbe in animo di “ricollocare” in una fascia di sicurezza estesa per chilometri anche a ovest del fiume Eufrate una volta cacciati indietro i curdi dello Ypg che ora quel territorio controllano.

Gli americani non sono d’accordo e trattano con Ankara per una soluzione che possa essere minimamente accettabile dai curdi, dei quali si sono serviti per sconfiggere le forze dell’Isis.

Trump vorrebbe risolvere il problema al più presto, poiché vuole ritirare il pur non poderoso – peraltro già ridotto quantitativamente – contingente militare statunitense schierato nell’area, ma non può perdere la faccia abbandonando i curdi all’azione dell’esercito turco.

Curdi che, a loro volta, sono in trattativa con al-Assad nel disperato tentativo di addivenire a una soluzione, magari federandosi con Damasco, che gli permetta di sopravvivere e rimanere in quell’ampio triangolo di territorio siriano (un terzo del totale) e est dell’Eufrate.

Ma l’altro ieri a complicare ulteriormente la situazione è arrivato il raid siriano sugli avamposti turchi, che mette a dura prova le relazioni tra Ankara e Mosca.

In una nota ufficiale il ministro degli esteri russo Sergeij Lavrov ha reso noto che Mosca «aveva preventivamente informato la Turchia dell’imminente raid aereo», ma Ankara attribuisce egualmente ai russi la responsabilità dell’attacco.

Tutto questo avviene in un momento in cui, anche in ragione della cessione dei sistemi missilistici e antimissile S-400, i rapporti tra Turchia e Russia dopo alterne e critiche fasi si erano andati stabilizzando.

Intanto, ulteriore fronte aperto da Ankara, proseguono i combattimenti tra forze armate turche e curdi del Pkk nell’Iraq settentrionale. Si tratta dell’operazione “Artiglio 2”, pianificata in funzione dell’eliminazione, o quanto meno del loro indebolimento, delle roccaforti  dei curdi del Pkk nell’aspra regione montuosa.

A cavallo delle frontiere tra Turchia, Iraq, Siria e Iran i guerriglieri un tempo guidati da Öçalan, presenti in numero rilevante, hanno costituito le loro basi logistiche.

 

 

Sulla situazione nella regione insidertrend.it ha parlato con SHORSH SURME, direttore del periodico PanoramaKurdo con il quale, nel corso di una lunga intervista, ha avuto modo di affrontare i numerosi aspetti del conflitto siriano e della questione curda. Di seguito è possibile ascoltarne l’audio integrale à

 

A178 – SIRIA, ESCALATION DEL CONFLITTO: I JET DI AL-ASSAD BOMBARDANO LE POSTAZIONI TURCHE. Crisi delle relazioni tra Ankara e Mosca; le forze di Damasco, appoggiate dai russi, si preparano all’attacco finale a Idlib. La situazione in Siria e nella regione, le operazioni militari di Ankara contro i curdi dello Ypg in Siria e del Pkk in Iraq, la questione curda: insidertrend.it ha interpellato SHORSH SURME, direttore del periodico PanoramaKurdo.

Escalation nella provincia alla frontiera con la Turchia. Non è la prima volta che nel confuso panorama bellico siriano le forze di Damasco colpiscono le truppe di Erdoğan, ma stavolta viene messo in discussione il “Memorandum di Soci” per la de-militarizzazione della regione. Intanto proseguono i combattimenti nell’Iraq settentrionale tra forze turche e curdi del Pkk. Sulla situazione nella regione insidertrend.it ha intervistato Shorsh Surme, direttore del periodico Panorama Kurdo

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